Dal 1970 in poi, con l’arrivo del nuovo parroco don Luigi Aldrighetti, rinacque l’interesse per lo storico edificio della canonica, dato che, come ebbe modo di scrivere il medesimo sacerdote, in una lettera inviata alla Curia Vescovile di Verona il 25 agosto 1980, dopo la presa di servizio in paese l’8 marzo 1970, egli per tre mesi rimase ospite presso l’asilo delle suore Orsoline di Tregnago, perché la casa canonica era stata giudicata da Mons. Carraro[1] inabitabile e poi rese abitabile l’edificio delle scuole di religione (era rimasto per trent’anni allo stato di semplice muratura) ed ivi stabilì l’abitazione del parroco. La soluzione, proseguiva il parroco, doveva essere provvisoria, in quanto l’Amministrazione Comunale di Tregnago, proprietaria della casa canonica, sì era impegnata con il Vescovo, nella persona del sindaco architetto Pellegrini, a restaurare in breve tempo l’edificio canonica per renderlo agibile. Infatti l’Arch. Franco Spelta nel febbraio 71, per incarico dell’Amm. Comunale preparò il progetto che prevedeva lo svuotamento dell’edificio con il mantenimento dei muri perimetrali[2]. Don Luigi continuava: il progetto fu presentato alla sovrintendenza e fu bocciato. Il sindaco Pellegrini fece rifare dì sua iniziativa il progetto dì semplice restauro (1972) e attraverso la sovrintendenza lo inviò al Ministero della Pubblica Istruzione con la domanda dì finanziamento. Tale domanda, però, venne respinta.
Lo scrivente spiegava poi che egli stesso radunò più volte i capi famiglia della Parrocchia e trattò con loro il da farsi e continuava: d’accordo con loro decisi dì acquistare l’unico lotto di terreno disponibile vicino alla Chiesa per costruirvi la nuova canonica. Il proprietario del terreno si mostrò disponibile, stabilì il prezzo, il sottoscritto l’accettò con la riserva di 15 giorni necessari per chiedere l’autorizzazione dell’Ufficio Amm.vo Diocesano. Dopo una settimana, senza nessun avviso il lotto fu venduto. Sfumò così la possibilità di costruzione di un nuovo edificio in quanto non rimaneva altro terreno adatto allo scopo. Di qui nuove pressanti sollecitazioni del sottoscritto a nome della comunità. In seguito, raccontò il parroco, si decise di avviare le pratiche di donazione della canonica alla Parrocchia che, dietro congruo contributo del Comune avrebbe pensato al restauro dell’edificio. Affinché il contributo del Comune fosse più cospicuo, si prospettò di cedere al Comune i diritti residui sul Legato Casari[3] di proprietà del Comune stesso con usufrutto spettante alla Cappellania di S. Egidio, su un vecchio edificio situato a due chilometri dalla Parrocchia e pressoché inabitabile con annesso circa 3000 mq. di terreno. Dopo interminabili scambi di lettere, sollecitazioni…, il 18.3.1977 il sindaco inviò al sottoscritto il progetto di restauro già redatto dall’Arch. Spelta nel settembre 1972 e inviato al Ministero per il finanziamento e dallo stesso respinto (ottobre 1974).
Il progetto, però, fu giudicato inadatto dal parroco che proseguiva nel suo scritto: finalmente il 3 febbraio 1978 il Consiglio Comunale di Tregnago approvò una delibera con la quale stabiliva di dare alla Chiesa un contributo di lire 30 milioni per il restauro della Canonica[4].[…] Nella stessa data con la seconda delibera consigliare si dava pieno mandato alla Giunta Comunale dì procedere a una permuta per cui la casa canonica passasse di proprietà della Prebenda[5] Parrocchiale e il Legato Casari dì piena disponibilità del Comune[6]. Di nuovo pratiche e rimandi al domani. Nei primi di febbraio del 1979 il sindaco Pellegrini si dimise e fu sostituito dal Dott. Ercole Alfonsino. La pratica fu ripresa subito[7].
Fin qui abbiamo seguito il racconto particolareggiato di don Aldrighetti di cui si trova conferma nella documentazione conservata nell’Archivio Parrocchiale ma la documentazione prosegue nel tempo e nelle carte si legge così che l’1 ottobre 1980 il parroco si ritrovò a sollecitare l’attuazione delle due delibere consiliari sopra citate ricordando la pericolosità dell’edificio e la necessità per la Parrocchia di poter utilizzare gli spazi per il catechismo dei ragazzi e le attività dei giovani[8].
I contatti con l’Amministrazione Comunale proseguirono senza esiti effettivi e nell’anno successivo quest’ultima chiese al parroco e alla Curia Vescovile le necessarie autorizzazioni per attuare quello che la Giunta Municipale si era proposta di presentare in Consiglio Comunale. Le intenzioni – come si legge nella lettera inviata al parroco – erano sintetizzabili in due punti:
La Parrocchia rinuncia volontariamente ai diritti sul Legato Casari e offre la possibilità di costruire sul terreno reso libero n°18 alloggi da parte dello IACP[9].
Il Comune, nell’ambito della ristrutturazione generale dell’edificio ad uso Canonica, provvederà entro breve tempo alla sistemazione di un idoneo alloggio e ne vincolerà la destinazione ad uso abitazione parroco pro-tempore di Tregnago[10].
Ora, dunque, il Comune proponeva di acquisire interamente i diritti sul Legato Casari per costruirvi 18 alloggi popolari, in cambio del restauro di parte della canonica.
La Curia Vescovile, interpellata sull’argomento, si dimostrò però scettica e preferì indicare come buona la vecchia strada della permuta[11]. Tutto si fermò nuovamente.
Alcuni mesi dopo, il 18 marzo 1982, la Giunta Municipale scrisse nuovamente al parroco proponendo altre soluzioni che potevano essere considerate in gran parte sintesi delle precedenti con qualche novità, ossia:
La rinuncia dei diritti reali sul Legato Casari da parte della Parrocchia o aventi diritto in cambio della sistemazione ad alloggio del primo piano della canonica, previo accordo sulla disposizione degli spazi e locali, e realizzazione di servizi sociali per la collettività al piano terra. Tali servizi e relativa gestione potrà essere concordata.
La rinuncia dei diritti reali sul Legato Casari e canonica con in cambio l’offerta di un lotto di terreno adeguato per la costruzione a cura della Parrocchia di una nuova canonica.
La rinuncia dei diritti reali sul Legato Casari e concessione in uso al Comune per finalità artistico-culturali della chiesetta “ Della Disciplina” in cambio della sistemazione ad alloggio del primo piano della canonica. L’uso della Chiesa della Disciplina verrà disciplinato da apposita convenzione onde evitare ogni pericolo di degrado e finalità in contrasto con la religione o la morale.
Viste le perplessità della Curia Vescovile[12], nessuna delle tre proposte fu accolta favorevolmente e intanto la canonica divenne sempre più pericolante al punto che il Comune proprietario il 9 luglio 1983 vietò l’utilizzazione in qualsiasi modo dell’edificio che, per il cedimento di una trave causato da infiltrazioni di acqua piovana, ha subito lesioni in alcune strutture orizzontali ed in particolar modo nel lato est del tetto[13].
Nel frattempo, però non si decise nulla e non era ancora chiara la questione della proprietà della casa. Accadde così che dopo nove anni, nel 1992, don Aldrighetti decise di esporre il problema alla comunità tramite una lettera indirizzata a tutte le famiglie di Tregnago nella quale si legge: il parroco, desideroso di superare antiche difficoltà insorte in passato, spinto dalla necessità di disporre di spazi insistentemente richiesti per la pastorale giovanile, intende arrivare alla formalizzazione di un accordo con 1’Amministrazione Comunale che dovrebbe portare all’assegnazione della piena proprietà della casa canonica alla Parrocchia e del Legato Casari al Comune[14]. questa sarà la soluzione che verrà effettivamente attuata in seguito, come si vedrà, ma intanto, nel 1993 ci fu il cambio del parroco che contribuì a provocare uno stallo nelle trattative tra Parrocchia e Comune.
Nel periodo della sua permanenza a Tregnago, dunque, don Luigi Aldrighetti non riuscì mai a vedere la canonica restaurata né tanto meno poté abitarvi. Egli, infatti, risiedette – come già ho avuto modo di dire – dapprima al primo piano dell’edificio dove ha sede il teatro parrocchiale e dove avrebbero dovuto esserci le aule per il catechismo,. Solo nel 1987 si trasferì nella casa di fronte alla chiesa, acquistata dalla Parrocchia sul finire del 1986 per farne la canonica dopo che i tentativi messi in atto per recuperare quella storica non erano andati a buon fine. Quest’ultimo edificio sarà oggetto della permuta del 2010 di cui parleremo in seguito.
Negli ultimi decenni del Novecento, dunque, le sue condizioni della casa canonicale peggiorarono fino alla caduta del tetto e di parte dei solai ma nessuno si decise a intervenire. Le diverse Amministrazioni Comunali che si susseguivano – come abbiamo visto – si proponevano di agire ma non fecero nulla di concreto, anzi, talvolta dubitavano che l’immobile fosse di proprietà comunale.
Trascorsero così altri due anni dalle vicende sopra raccontate e, il 7 marzo 1995, la Giunta Comunale guidata allora dal sindaco Tosca Dal Forno decise di intervenire tramite una deliberazione che aveva come oggetto: lavori restauro e risanamento edificio ex canonica affidamento incarico arch. Guido Pigozzi approvazione disciplinare di incarico[15]. Ma l’ipotesi di effettuare i lavori rimase tale. Negli atti comunali, infatti, non si trova più accenno all’edificio fino all’1 giugno 2000 quando l’Amministrazione guidata dal sindaco Mario Zampedri portò in Consiglio la deliberazione: Indirizzi del Consiglio Comunale in merito alla cessione immobile comunale alla Parrocchia di Tregnago[16]. L’idea stavolta era quella di vendere la casa alla Parrocchia dopo che il parroco don Giuseppe Venturini[17], circa un anno prima[18], aveva scritto una lettera dichiarando di poter essere interessato a una trattativa per l’acquisto o la cessione in uso del fabbricato. Il verbale di quella seduta riporta una discussione piuttosto accesa che si concluse con la votazione favorevole della Maggioranza e contraria della Minoranza. Anche in quell’occasione, però, non venne concluso nulla e l’iniziativa, stando ai documenti reperiti, si fermò sulla carta.
Il Comune rimase proprietario dell’edificio fino al 2010 quando stipulò con la Parrocchia un atto di permuta a lavori di ristrutturazione già avviati: ormai il tetto era in gran parte caduto e rimanevano in piedi i muri, perciò fu deciso un intervento di restauro radicale che permettesse prima di tutto di salvare le strutture portanti e poi di far tornare l’edificio al suo antico splendore, almeno per quanto possibile, recuperando anche i lacerti di dipinti che ancora resistevano sulle pareti.
Il 29 luglio di quell’anno il Consiglio Comunale approvò all’unanimità lo schema di contratto preliminare per la permuta di beni immobili tra Comune e Parrocchia Santa Maria Assunta di Tregnago[19]. A tale presa di posizione seguirono altri atti nel giro di pochi mesi: il 7 ottobre la Giunta deliberò l’autorizzazione al segretario comunale di avvalersi di un collaboratore esterno per la stipula del contratto di permuta[20]. Il 30 novembre seguì una determinazione dell’Area Amministrativa per la predisposizione degli atti necessari[21] e, infine, il 28 dicembre venne stipulato il contratto di permuta tra le parti[22]. L’edificio ormai ex canonica – oggetto di recente ristrutturazione con intervento di consolidamento statico e globale […], attualmente allo stato grezzo, non agibile – passava alla Parrocchia che in cambio cedeva la casa di abitazione del parroco situata di fronte alla piazza e un terreno posto a nord della chiesa da adibire ad uso parcheggio.
I lavori di ristrutturazione proseguirono e permisero di arrivare, nel 2014, alla completa agibilità di un edificio che appare rinato dalle sue ceneri, bellissimo e ricco di storia, come testimoniano i dipinti databili a varie epoche che si possono ammirare all’interno, nonostante le vicissitudini del passato.
Un’ultima curiosità: molti Tregnaghesi ricordano la presenza nel piazzale della chiesa di un albero secolare, la cosiddetta “perlara”, che cadde nel 1968, in una sera tra l’11 e il 23 di agosto, verso le 22.00; per fortuna non restò coinvolta alcuna persona; me ce ne vollero cinque o sei perché nei giorni seguenti si segasse il legname e lo si portasse sulla soffitta-granaio della canonica per essere bruciato nel grande camino nell’inverno successivo.
Ma lo scorrere del tempo e la scarsa manutenzione hanno via via reso pericolante l’edificio canonicale che, nei primissimi anni Settanta del Novecento fu abbandonato allorquando il nuovo parroco don Luigi Aldrighetti decise di trasferirsi nel vicino edificio finora adibito a scuole parrocchiali.
[1] Mons. Giuseppe Carraro fu vescovo di Verona dal 1958 al 1978. Cfr. il sito internet: http://www.cattedralediverona.it/Vescovi-Elenco.html.
[2] Il progetto e attualmente reperibile in Archivio parrocchiale di Tregnago (APT), cartella Vecchia canonica-Legato Casaro.
[3] Con il nome di Legato Casari o Legato Casaro a Tregnago viene identificato un edificio di costruzione tardo medievale noto fino a qualche anno fa anche come “casa di don Marino” dal nome di un sacerdote che nel Novecento svolse la sua missione pastorale in paese ufficiando in modo particolare nella chiesa di Sant’Egidio e che qui abitava, come in passato avevano fatto molti altri cappellani della medesima chiesa. Con il tempo, per la scarsa manutenzione, il caseggiato era andato in rovina ma da qualche anno è stato ristrutturato, ora è sede di alcune associazioni locali e il suo brolo è diventato un parco giochi dedicato a papa Giovanni Paolo II.
Abbiamo conoscenza diretta e certa dell’esistenza di questa casa – di costruzione sicuramente antecedente, data la struttura architettonica equiparabile a quella di altri edifici della zona costruiti sul finire del Medioevo – a partire dal 1630, e precisamente da un documento testamentario di un sacerdote tregnaghese, don Francesco Casari, citato nell’atto alternativamente come reverendus dominus Francisco de Casariis e Casaro, che ne era allora il proprietario e la lasciò al Comune di Tregnago detentore tuttora della proprietà nonostante le varie vicende susseguitesi nel corso dei secoli.
I Casari erano una importante famiglia tregnaghese di cui abbiamo notizie certe a partire dal Quattrocento soprattutto per la sua propensione a far costruire e a gestire altari nelle chiese locali. Francesco nacque molto probabilmente nel 1557 da Bartolomeo Casari e sua moglie Giulia. Da una ricerca effettuata nell’archivio parrocchiale, risulta, infatti, che un bambino con quel nome fu battezzato a Tregnago da don Francesco Sorio l’11 novembre di quell’anno e, come si sa, il battesimo veniva amministrato in quell’epoca ai bambini molto piccoli. Casari era già cappellano della chiesa di Sant’Egidio nel 1588 quando, il 14 gennaio, gli venne rinnovata la licenza – in precedenza concessagli dal vescovo – di celebrare nelle sole chiese di Sant’Egidio e di San Martino. Qualche mese più tardi – il 13 novembre dello stesso anno – gli venne però imposto di dire messa solamente nella chiesa di Sant’Egidio e di non intromettersi nelle vicende della pieve.
Di lui si ha traccia ancora qualche decennio più tardi quando viene indicato come cappellano amovibile della chiesa di Sant’Egidio, eletto dal Comune, dal redattore del verbale che documenta lo svolgimento della visita pastorale in paese del vescovo Alberto Valier, capo della diocesi veronese dal 1606 al 1630.
Si legge, infatti, che sabato 16 maggio 1620 il vescovo Valier – accompagnato dall’arcidiacono Daniele Lisca e dal notaio della cancelleria episcopale Giovanni Francesco de Rotariis – arrivò a Tregnago dove fu ospitato, a spese del Comune, a casa di Antonio Sorio, notarius de Treniaco. Il giorno seguente il prelato si recò a visitare la chiesa di Sant’Egidio accolto da don Francesco Casari all’ingresso, sub umbrella .
Non si conosce la data precisa della morte del sacerdote ma il giorno della stesura del suo testamento, il 3 maggio 1630, egli si trovava a letto, sano per gratia di Iddio della mente, et del intelletto benché del corpo infermo e da altre fonti sappiamo che egli morì pochissimo tempo dopo aver fatto redigere l’atto contenente le sue ultime volontà.
Don Francesco, destinò al Comune di Tregnago la sua casa di abitazione dotata di cortile, orto, stalla, forno e brolo delimitato da un muro. Il legato, tuttavia, era gravato da alcune condizioni: il Comune avrebbe dovuto far celebrare in perpetuo, ogni venerdì, una messa sull’altare della Santa Concezione, nella chiesa di Sant’Egidio, in suffragio del testatore ed inoltre tutto ciò che sarebbe stato ricavato dall’utilizzo dell’immobile ricevuto in eredità, pagate le messe, avrebbe dovuto essere distribuito ai poveri di Tregnago, agli ammalati e a coloro che non fossero stati in grado di guadagnarsi da vivere. Su don Francesco, il suo testamento e il Legato Casari si veda: P. MILLI, Il testamento del tregnaghese don Francesco Casari: un sacerdote, la sua famiglia, la sua casa, in «Cimbri-Tzimbar», n. 37 (2007), pp. 31-50.
[4] Della delibera consiliare si conserva il testo in APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro.
[5] La Prebenda era una porzione di beni di un capitolo o di una collegiata, assegnata come dote a un ufficio canonicale. comunemente il termine indica i beni costituenti il patrimonio dei benefici ecclesiastici minori, destinato a fornire un reddito a un ecclesiastico o a un laico che ne sia beneficiario. La definizione è tratta dal sito internet: http://www.treccani.it/vocabolario/prebenda/.
[6] Anche di questa delibera consiliare si conserva il testo in APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro.
[7] APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro.
[8] Cfr. APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro. Il documento è datato 1 ottobre 1980.
[9] Lo IACP era l’Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Verona che fu costituito nel 1939; il suo primo Consiglio di Amministrazione si riunì il 6 luglio 1939 e la prima Assemblea degli Enti conferenti ebbe luogo il 15 gennaio 1940 con la partecipazione dei rappresentanti dell'Amministrazione Provinciale e dei Comuni di Verona, Peschiera, Legnago, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Tregnago, Zevio, Sanguinetto e Nogara.
Le notizie sono tratte dal sito internet http://www.ater.vr.it/.
[10] APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro. Il documento è datato 2 luglio 1981.
[11] Cfr. APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro. Il documento è datato 17 settembre 1981.
[12] Cfr. APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro. Il documento è datato 6 aprile 1982.
[13] APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro.
[14] APT, cartella Vecchia canonica-Legato Casaro. Il documento è datato 16 giugno 1992.
[15] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), deliberazione della Giunta Comunale n. 121 del 1995 del 7 marzo 1995.
[16] ACT, deliberazione del Consiglio Comunale n. 26 del 1 giugno 2000.
[17] Don Giuseppe Venturini fu parroco di Tregnago dal 1993 al 2005.
[18] La lettera è inserita tra gli allegati alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 26 del 01-06-2000 e riporta la data di protocollo 6 febbraio 1999.
[19] ACT, deliberazione del Consiglio Comunale n. 23 del 29 luglio 2010.
[20] ACT, deliberazione della Giunta Comunale n. 143 del 7 ottobre 2010.
[21] ACT, determinazione n. 440 del 30 novembre 2010.
