I primi anni del secolo scorso furono per Tregnago un periodo di crescita economica e sociale grazie all’arrivo in paese dello stabilimento dell’Italcementi ma non solo. In questo periodo prestavano la loro opera in paese persone che sarebbero rimaste impresse nella memoria dei Tregnaghesi sia per quanto seppero fare per la collettività, sia per la loro particolare personalità. Tra esse, oltre a don Ferruccio Spada, spicca il parroco e vicario foraneo di allora, don Vittorio Costalunga.
Don Vittorio nacque il 10 novembre 1859 a Monteforte d’Alpone. Dopo l’ordinazione sacerdotale, fu vicario parrocchiale a Sanguinetto per undici anni, prima di essere scelto come parroco di Tregnago.
Le fasi della sua nomina a guida della parrocchia sono interessanti da conoscere, se non altro per capire come avveniva la procedura di scelta di un parroco all’inizio del Novecento.
Nel 1899 l’allora parroco don Cavallini rassegnò le dimissioni per motivi di salute. Il 6 giugno di quell’anno, quindi, il vescovo di Verona, l’anziano cardinale Luigi Canossa, nominò economo spirituale della parrocchia il cappellano di Marcemigo don Giovanni Battista Morini, che aveva già svolto il medesimo incarico anche prima dell’arrivo a Tregnago di don Cavallini. L’editto del concorso per la carica di parroco porta la data del 18 ottobre e l’esame dei tre candidati presentatisi avvenne il 30 novembre. I concorrenti erano don Giuseppe Maggio, sacerdote trentatreenne originario e residente a Soave dove svolgeva anche l’attività di maestro elementare; don Vittorio Costalunga e don Innocenzo Zandomeneghi, cooperatore di Grezzana. I primi due candidati ottennero in sede di scrutinio canonico il voto favorevole di tutti e tre i votanti e lo Zandomeneghi due voti contrari. L’ultima parola, tuttavia, doveva essere quella del Consiglio Comunale che si riunì il 3 dicembre con diciannove consiglieri presenti. Ad esso, infatti, spettava lo jus dell’elezione del parroco. La scelta fu operata tra i due candidati prescelti in sede di scrutinio canonico: don Costalunga e don Maggio. Fu eletto il primo ma nei verbali venne registrata qualche perplessità dato che pareva abbastanza chiara la preferenza della curia per don Costalunga sull’altro. Si trattava di una predilezione tale da far sembrare l’elezione comunale un atto indotto[1]. Il regio prefetto di Verona pose il suo visto alla nomina il 28 dicembre e la notifica dell’avvenuta elezione giunse al vescovo il 5 gennaio del nuovo anno. La nomina vescovile definitiva avvenne il 25 gennaio 1900.
Dopo questi eventi, don Costalunga era destinato ad essere parroco fino alla morte nel 1932. Durante il suo ministero dedicò la sua attività – oltre alla cura d’anime – ai lavori di allungamento ed abbellimento della chiesa parrocchiale. Commissionò il nuovo organo secondo le indicazioni avute quasi sicuramente dal predecessore che aveva destinato a tal scopo anche una somma di denaro e si adoperò per l’ingrandimento della chiesa e per la conseguente decorazione. Fu attento alla viabilità del tratto di strada antistante e provvide ad acquistare quelle poche centinaia di metri di terreno dal confinante della strada per dirottarla in quell’ansa che esiste tuttora.
Egli era capace di coinvolgere ed entusiasmare i suoi parrocchiani con le sue iniziative. Leggiamo di lui sulle cronache del Corriere del Mattino di giovedì 19 ottobre 1922, in occasione della consacrazione della chiesa nuova: Se non temessimo di offendere la modestia dell’arciprete don Vittorio Costalunga, vorremmo parlare diffusamente di lui; ma per noi parla, e parlerà, il tempio, uno dei più splendidi della diocesi, squisitamente ornato sullo stile della nostra classica basilica di S. Anastasia. Il popolo di Tregnago ha veramente mostrato di essere “cor unum et anima una” con il suo arciprete, che non risparmia né fatiche né spese e va sempre innanzi a tutti nel lavoro e nella generosità.
Il 1922 fu piuttosto impegnativo per don Vittorio: con il sindaco Battisti, si interessò al mantenimento a Tregnago della Pretura che rischiava di venire soppressa e alla costruzione dello stabilimento dell’Italcementi, che prese il via nel febbraio di quell'anno. Per la Pretura, con gli avvocati Antonio Cavaggioni e Carlo Valle si recò due volte a Roma a parlare con il ministro Luigi Rossi. In occasione di quei viaggi, il parroco chiese al Comune il rimborso spese di 1650 lire che, tuttavia, il Consiglio Comunale non concesse ritenendo che il Parroco abbia, più che un interesse materiale, uno morale e perciò più elevato a che in Tregnago sia mantenuta la Pretura[2]. Tanto interesse fu ripagato con il mantenimento in paese dei detti uffici che furono chiusi definitivamente nel 1962.
I contatti di Don Vittorio con l’Amministrazione Comunale rimasero sempre piuttosto stretti tanto che, nel 1925, egli donò al Comune una casa con brolo siti a Tregnago, in via Vittorio Veneto, perché fosse attivata a suo tempo una casa di ricovero del cui consiglio di amministrazione avrebbe dovuto far parte anche il parroco del paese.
[1] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), registro Deliberazioni del Consiglio Comunale di Tregnago 1898-1905.
[2] ACT, registro Deliberazioni consiliari dal 27 gennaio 1921 al 25 aprile 1928.