A Tregnago, villa Ferrari, adiacente alla chiesa di Sant’Egidio, ancora oggi confina con via Fracanzana, in ricordo di chi la fece costruire e la abitò in passato, i de Fracanzanis o Fracanzani. Era una famiglia originaria della contrada cittadina di Falsorgo, già presente in paese nel XV secolo. Nel 1473, Pietro del fu Lazaro Fracanzani di Falsorgo firmava come notaio sottoscrittore il testamento di Domenica del fu Bartolomeo Turino di Tregnago.
Nel giugno del 1489, in domo Disciplinae, venne riunita la confraternita di Sant’Agata che aveva sede a Sant’Egidio. Tra gli officiales, confratello a tutti gli effetti, c’era Girolamo Fracanzani, notaio di Falsorgo figlio di Pietro.
Verso la metà del ‘700 la presenza di famiglie cittadine in paese era diffusa e numerose erano le abitazioni dominicali. Alle seicentesche ville Cipolla e Franchini Stappo se ne aggiunsero altre: la località era apprezzata per il clima mite e la posizione elegante. Le famiglie patrizie in estate si allontanavano da Verona per il caldo e, fino all’autunno inoltrato, risiedevano in campagna dove avevano provveduto a far costruire le case padronali sempre circondate da abitazioni più povere destinate ai lavoratori dei terreni da cui venivano ricavati i prodotti agricoli che sfamavano i mezzadri e le loro famiglie e costituivano gli affitti annualmente percepiti dai proprietari in giorni ben precisi: l’ultima occasione dell’anno, la più nota, era la festa di san Martino, l’11 novembre. Prima ce n’erano altre tra cui san Michele il 29 settembre e santa Maria il 15 agosto.
Nel XVIII secolo, periodo in cui le famiglie cittadine tendevano a rendere effettivo il loro prestigio sulle comunità locali imponendo una sorta di giuspatronato sulle chiese già esistenti o in fase di costruzione nelle adiacenze delle loro ville, i Fracanzani tentarono di imporlo alla chiesa di Sant’Egidio. Non ci riuscirono grazie all’intervento del vescovo di Verona su richiesta dei Tregnaghesi che tenevano in modo particolare a quella chiesetta da sempre gestita dalla collettività.
Nel secolo successivo, la proprietà della villa passò alla famiglia Ferrari dalle Spade il cui ultimo esponente di una certa fama fu Giannino, figlio di Ciro e giurista affermato. Morì qui l’8 novembre 1943 a 58 anni. Qualche decennio dopo la villa divenne proprietà dell’Istituto Don Nicola Mazza di Verona.
L’attuale struttura dell’edificio risale ai primi decenni del ‘700 quando un radicale intervento di ristrutturazione e ingrandimento della chiesa di Sant’Egidio rese necessarie alcune modifiche. A sud della chiesa fu collocata un’entrata laterale al parco il cui cancello attuale in ferro battuto fu realizzato nel 1945 dal noto artista Berto da Cogòlo.
Il parco – che ospita ancora alberi secolari – proseguiva in passato con un vasto brolo e un viale di cipressi accompagna il visitatore dall’entrata principale nell’attuale via Torre.
Il complesso è recintato da mura alte circa tre metri. L’edificio che vediamo attualmente è il rifacimento dell’originale cinquecentesco. Sulla facciata principale – rivolta a sud come quella di tutte le ville locali dell’epoca – si nota la struttura del loggiato del piano terra chiuso con muratura e inserimento di finestre nel corso del XIX secolo, mentre i due ordini di finestre e di modanature orizzontali non appaiono intaccati da interventi successivi.
La distanza tra le aperture del piano nobile e quelle più piccole dell’ultimo piano accentua la sensazione di austerità dell’edificio. Particolari sono le mensole che sorreggono la gronda aggettante: sono manufatti di cemento che risalgono a un restauro di circa settant’anni fa, collocati in sostituzione degli originali.
Le finestre dell’ultimo piano, quadrate, sono incorniciate da una fascia di pietra arenaria di tonalità giallastra leggermente sporgente rispetto al filo del muro. Interessanti sono i riquadri di intonaco a rilievo posti sopra alle finestre del piano nobile. Queste ultime sono dotate di davanzale modanato e di cimasa.
Il piano terra è caratterizzato dalla presenza di archi a tutto sesto sostenuti da colonne con capitelli in stile composito ora tamponati. L’ingresso principale è segnato da un portale ad arco a tutto sesto, con ghiera e lesene leggermente sporgenti.
La parete a nord, confinante direttamente con la strada di via Fracanzana, è caratterizzata dalla presenza di elementi architettonici e decorativi diversificati. Le finestre sono della medesima tipologia di quelle del prospetto sud, affiancate da due aperture ad arco a sesto pieno dotate di griglia in ferro battuto.
Il complesso è ormai piuttosto fatiscente ma conserva intatto il suo fascino secolare.
