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Angelo Borghetti, un forestale del Novecento

     Angelo Borghetti nacque il 6 agosto 1871 a Dolcè da una famiglia originaria di Marano di Valpolicella, ultimo di cinque figli. Il padre Domenico era medico ma Angelo, a differenza dei fratelli, decise di non scegliere la carriera paterna e dopo il conseguimento, nel 1889, del diploma di liceo classico presso il Maffei di Verona, studiò Scienze forestali alla scuola di Vallombrosa, presso Firenze, assecondando così la sua attenzione verso l’ambiente e i problemi ad esso inerenti. 

Svolse i primi incarichi a Belluno, a Genova e poi a Roma, presso il Ministero dell’Agricoltura, ma ben presto si accorse che il lavoro d’ufficio non corrispondeva ai suoi interessi che erano invece rivolti al contatto diretto con la natura. Nel 1903 arrivò a Tregnago come sotto-ispettore forestale con compiti ispettivi per la Val d’Illasi. Nel 1905 sposò una ragazza del paese, Pierina Castelli, da cui ebbe cinque figli. 

Intanto, proprio su proposta di Borghetti, nel 1904 lo Stato italiano acquistò il terreno dell’alta Val d’Illasi, allora in parte territorio austriaco. Depredato nei secoli dei suoi alberi, il cui legno era stato utilizzato dagli abitanti del posto per produrre carbone, era soggetto a smottamenti; perciò si decise di porre fine alle frequenti frane. 

Borghetti si dedicò, quindi, alla realizzazione di uno dei primi esempi di collaborazione tra Regno d’Italia e Austria, in seguito alla Triplice Alleanza. Data l’ubicazione del territorio forestale sul confine tra i due stati, infatti, uomini italiani ed austriaci lavorarono alla sistemazione idraulica ed alla costruzione dei terrazzamenti. Fu creato anche un vivaio che, per circa cinquant’anni, avrebbe fornito le piante necessarie al rimboschimento. Il suo lavoro per la foresta demaniale di Giazza si concluse con l’inaugurazione ufficiale il 10 agosto 1911, a cui partecipò l’allora ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio Saverio Nitti venuto appositamente da Roma e arrivato in foresta con un corteo di autorità a dorso di cavalli, muli e asini. 

Nel 1913 Borghetti venne inviato come ispettore forestale ad Avellino, dove rimase per cinque anni. Successivamente fu trasferito a Brescia dove svolse incarichi di ispettore capo forestale finché, nel 1929, tornò a Verona ed abitò in città per dieci anni operando ancora con i medesimi compiti. 

Nel 1934 venne nominato membro effettivo dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona con cui collaborò a lungo, interagendo direttamente e per via epistolare con altri soci illustri tra i quali Achille Forti. 

Appassionato ricercatore, Borghetti identificò una nuova specie di fungo che, su proposta di Caro Massalongo, suo amico e vicino di casa, fu denominata Ramularia Borghettiana. Per l’Accademia partecipò, tra l’altro, alla compilazione dell’indice bibliografico delle opere dei membri.  

Tornò a risiedere a Tregnago dove, nel 1946, alle prime elezioni dopo la guerra, fu eletto consigliere comunale. Continuò nel frattempo a coltivare la passione di scrivere poesie da dedicare a familiari ed amici in occasione di ricorrenze particolari. 

A Tregnago morì il 20 novembre 1953. Il Comune gli intitolò la via di fronte alla sua abitazione e, nel 1982, gli venne dedicato un tratto del sentiero europeo E5 tra il rifugio Boschetto, la malga di Campo Brun e il rifugio Scalorbi[i].



[i] Cfr. P.A. COLOMBO – V. FORADORI, Angelo Borghetti, un grande forestale del secolo XX, in «Silvae» anno VI n. 13, pp. 221-236.





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