L'antica canonica è uno degli edifici storici più importanti di Tregnago. Nei secoli è stata la casa del parroco ma anche, temporaneamente, sede dell'abbazia di Calavena e di una scuola per sacerdoti. Da sempre è punto di riferimento per la vita religiosa locale, ma cosa c’era dentro a una casa tanto grande in passato? Cosa vi custodiva il parroco oltre a ciò che poteva servire alla vita quotidiana? Una risposta a queste domande viene data, anche se in modo necessariamente parziale e in un tempo circoscritto, da due inventari di oggetti della Parrocchia redatti uno nel 1750 e l’altro a distanza di circa un secolo, nel 1844. Non sono gli unici reperiti: ne esistono altri della metà del XIX secolo che però non permettono di capire dove fossero custoditi gli oggetti appartenenti alle chiese quindi non è possibile risalire quelli presenti in casa piuttosto che in sacrestia o in chiesa.
L’1 giugno 1750 il parroco don Francesco Franco[1] compilò un inventario de beni mobili et suppelettili sacre inservienti a questa venerabile pieve di S. Maria di Tregnago[2] nel quale si legge che nella casa parrocchiale era presente un armaro grande fisso in sala con pomoli otton e sua serratura nel quale erano custoditi paramenti sacri, due cossini festivi bianchi e rossi damasco, una scatola con purificatoi, fazzoeti da calice, e corporali cinque ad uso, ma anche gli abiti della statua della Madonna tra cui un manto damascon a’ fiori con finta d’avanti celeste un riporto di pizzo d’argento, un habito simile per il Bambino, una scatoletta con entro la colanna a smaniglie di perle finte della Beata Vergine e una goletta perle piccole buone servono per colanna al Bambino donate da persona divota.
In casa, poi, erano segnalati anche altri arredi: una tavola nogara vecchia, due tavolini picoli, due careghini di stole antichi e vecchi, diverse presine di nogara, un tavolino da scrivere con calto, e scavecia sopra, un altro detto a scrittoio, un banco grezzo vecchio era in sagristia, un quadro Grande Martirio di S. Stefano, tre deca in asse, un inginocchiatoio nogara vecchio, un armaro di grezzo colorito et una scansia da piati in cucina.
L’elenco si conclude con la citazione di alcuni registri di anagrafe parrocchiale, i libri de Battezzati, Morti, e Matrimonij che costituivano quello che noi oggi definiamo Archivio Parrocchiale.
L’inventario, dunque, ci da un’dea piuttosto chiara anche se parziale su quello che c’era in casa del parroco. Si riferisce principalmente agli oggetti utilizzati per lo svolgimento delle attività di cura d’anime e delle celebrazioni liturgiche ma il redattore ci permette di sapere che in casa c’erano armadi, tavoli e perfino una scansia su cui in cucina venivano riposti i piatti, oltre a un quadro con raffigurante il martirio di Santo Stefano, il primo martire della cristianità.
Simile all’elenco appena citato è anche quello che compilò diversi decenni dopo, il 2 dicembre 1844, don Lorenzo Zanoni, qualche giorno prima di rinunciare al Beneficio Parrocchiale, ossia all’ufficio di parroco di Tregnago[3]. L’inventario dei beni di chiesa tanto parrocchiale che di S. Egidio fatto e riconosciuto dai sottoscritti parroco, fabbricieri e Deputazione di Tregnago riporta anch’esso solo gli oggetti per il culto e gli armadi dove erano riposti.
Anche in questo caso è interessante notare la presenza di oggetti utilizzati per il culto custoditi in casa e portati in chiesa solo all’occorrenza. C’erano ancora paramenti sacri, camici, tovaglie per gli altari, fornimenti per candelieri, ostensori in ottone e in argento, turiboli, reliquari, una croce di ferro da usare per i funerali. In canonica erano riposti inoltre un canopeo violaceo e uno rosso, un drappo di seta fiorato a sette piccoli teli, un abito di seta bianco con qualche piccolo fiore e i vestiti della statua della Madonna. Tutto ciò doveva essere contenuto in alcuni armadi. Sono segnalati, infatti, un armadio grande in pizo nel muro a due partite in sala, un armadio grande pure a due partite, un armadio a sette calti per li paramenti, un piccolo armadio a due portelle pel tronetto, un piccolo cantonale per riporvi li vasi sacri, un armadio con calti e portelle e ripostigli per li calici.
I due inventari ora citati non riescono a darci un’idea esaustiva di quello che poteva essere l’arredamento di casa al momento della loro stesura, ma sono ugualmente di un certo interesse: leggendoli si comprende come gli oggetti ritenuti preziosi e di utilizzo saltuario non venissero lasciati in chiesa o in sacrestia dove molti potevano accedere, ma custoditi in casa del parroco, evidentemente ritenuta più sicura e protetta.
[1] Don Francesco Franco fu parroco di Tregnago dal 1730 al 1781. Cfr. Archivio Parrocchiale di Tregnago (APT), Elenco degli Arcipreti inseriti nei registri della Pieve di S. Maria Assunta di Tregnago.
[2] Archivio di Stato di Verona (ASVr), Santi Nazaro e Celso, b. 16 c. 53.
[3] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), Cappellanie 1830-1890, cartella Fabbricerie. Il documento è datato 13 dicembre 1844 e la rinuncia divenne effettiva col termine di quell’anno.
