Aspirante Ufficiale Medico negli Alpini
Nato a Tregnago il 13 novembre 1894
Caduto sul Grappa il 14 dicembre 1917
I genitori
Ai figliuoli Paolo Maria Bruno additano le virtù e il nobile sacrificio del fratello Federico Gaetano
Federico Gaetano Battisti
L’indole la famiglia l’educazione l’avevano fatto buono; di quella bontà che attrae e soggioga. Gli studi elementari compì nella nativa Tregnago; i ginnasiali nel collegio Don Bosco di Verona; i liceali nel R. Liceo Scipione Maffei.
L’ingegno ebbe pronto e vivace; e nella scuola e fuori primeggiò sempre tra i condiscepoli. I maestri lo tennero particolarmente caro; i compagni lo stimavano; lo amavano tutti per i suoi modi franchi e leali. Il compianto valorosissimo professore Enrico Sicher, vittima illustre della barbarie austriaca, non aveva per lui che parole di lode. Il Rettore del collegio provinciale, dove Gaetano trascorse il primo anno di liceo, non poté muovergli che un appunto: il Convittore s’era accaparrata interamente la stima e la fiducia dei compagni ed esercitava su essi tale ascendente che i dirigenti vedevano compromessa la loro autorità. Voleva essere un appunto, ed era una gran lode.
Scelse e frequentò a Padova la facoltà di medicina. - La giudicava ed era tra le professioni liberali la più utile al genere umano. - Ma nel suo studio, accanto a Galeno e ad Ippocrate, stavano sempre Dante, Manzoni e Carducci. - Non sapeva staccarsi dalla sua naturale inclinazione alle lettere; ed aveva acquistato una coltura, per 1’età sua, vasta e profonda.
Aveva buona voce, conosceva la musica e suonava il piano. – Quand’Egli capitava per le ferie a Tregnago, la casa Battisti si apriva; e intorno a Gaetano accorrevano i compagni e gli amici da tutte le parti. E là, tra i conversari e la musica, le giornate passavano liete. - Fu modesto e schivo che si parlasse di lui; non fece mai male ad alcuno; amò teneramente la famiglia, i genitori, la mamma.
Venne l’aggressione tedesca e vennero le gloriose giornate di maggio. - Gaetano non scese sulla piazza a declamare; ma sentì virilmente la necessità e i doveri della guerra. - Per la mamma, per la nonna, che adorava, il sentimento e il silenzio; per l’Italia, che voleva grande e onorata, il pensiero e la vita.
Indossò la divisa. - Era inscritto al terz’anno di medicina e fu assegnato di diritto alla sanità militare. – Gli ammalati del Collegio Angeli di Verona conobbero le sue premure di soldato; i feriti dell’Umberto 1° di Mantova sperimentarono la sua affabilità di sergente. - Fece il corso di batteriologia a Firenze e passò 1’autunno del 1916 in un ospedaletto someggiato al Chievo Veronese. - Frequentò 1’Università Castrense prima a S. Giorgio di Nogaro e poi a Padova; sostenne con lode e col plauso delle Commissioni gli esami del quarto e quinto anno; e nell’aprile 1917 fu promosso aspirante ufficiale medico.
Domandò e ottenne di essere assegnato agli Alpini, 8° Reggimento, 20a Compagnia, Battaglione Cividale, 56a Divisione, IVa Armata. - Luogo di destinazione Busa Alta sulle Alpi di Fassa. - Era al suo posto. Non abbiate alcun timore per me, scriveva, io sono contento di essere quassù e sono orgoglioso di appartenere agli Alpini. Là si compiva finalmente il proprio dovere; là si sentiva la solidarietà umana e veniva la voglia di impugnare le armi e balzare in trincea. Se la nazione all’interno avesse la forza d’animo e la saldezza dell’Esercito, la guerra sarebbe un trionfo continuo, un succedersi di vittorie materiali e morali. - I monti di Fontanasecca, il Solarol, lo Spinoncia seppero l’eroismo della 56a Divisione e degli Alpini di Cividale. - Gaetano era in linea con loro; e si trovò faccia a faccia coi Kaiserschutzen e vide il grande e altezzoso tedesco fuggire davanti alle baionette italiane. - Nei classici antichi e nelle storie della Grecia, di Roma e d’Italia egli aveva letto e imparato grandissime cose; quelle che lassù si compivano erano più grandi. - Per i soldati, più che il medico, era il fratello 1’amico il consigliere. - Viveva tra loro, li seguiva, li incitava all’assalto. - Ed essi lo amavano, come si amano le persone care; e, morto, lo piansero, come si piange un fratello. - Le lettere che egli scrisse dal fronte sono piene di entusiasmo di coraggio di fede, e riboccanti di affetto per i suoi alpini, per la sua mamma. - Sieno esse di conforto e di incitamento agli italiani combattenti e ai non combattenti.
L’ultima sua scappata in famiglia fu nella sera del 25 Ottobre 1917. - Aveva ottenuto una breve licenza per sostenere a Padova un esame. - Per esso non si sentiva e non poteva essere preparato. - Sulle Alpi si vigilavano i movimenti degli Austriaci, si studiava la psicologia degli alpini, se ne ammirava l’ardimento, si medicavano i feriti e si seppellivano i morti. - Pure sarebbe stato promosso ugualmente. - Ne avevano passati tanti i professori che valevano assai meno di lui per studi per cultura per intelligenza. - Ma egli non voleva promozioni di guerra e preferì non fare 1’esame.
Il 25 era di giovedì. Al sabato si lessero i primi bollettini del rovescio di Caporetto. - La sua licenza durava fino al venerdì successivo. - Rifiutò di approfittarne. - Volle partire subito il lunedì. - I suoi alpini erano tutti
friulani di Cividale di Feltre di Udine ; gli volevano bene ed egli non doveva abbandonarli; intendeva seguire la loro sorte.
Com’era suo costume, mentre la mamma accudiva al desinare, si pose al piano. - E, triste presentimento, per ultima cosa suonò e cantò: Leggenda di guerra –alle madri d’Italia:
Madre, tu
il figlio tuo - non chiamar più…
sul mio aitar
la gioventù seppe immolar…
Ei dorme quaggiù,
né si desterà - mai più!
madre, tu,
lo rivedrai lassù !!!
Era 1’ultimo tacito saluto. - Pranzò gaio e gioviale, secondo il solito; si congedò dagli amici; baciò la famiglia; abbracciò la mamma e partì. - Il padre lo accompagnò fino a Caldiero; e là, dove tante volte c’eravamo incontrati a ragionare di scienza di politica e di guerra, si dettero 1’ultimo bacio e 1’ultimo addio.
Meravigliosa potenza educatrice della scuola! In un taschino della giubba custodiva un tema di italiano, assegnato dal professore Vitaliani e recante la data del 15 Aprile 1912 : “Una coscienza sicura spinge la volontà al dovere fino al sacrificio. - Ma occorre che senta la passione per compiere cose buone e grandi in virtù d’un’idea”. Gaetano aveva la coscienza sicura; una passione potente lo agitava; un’idea sublime lo attraeva; le cose buone e grandi si operavano allora sul Grappa; là si compiva il dovere fino al sacrificio. Ed Egli corse.
L’11 dicembre gli alpini di Cividale marciavano verso lo Spinoncia. - Un bombardamento d’inferno tempestava la strada e la valle strettissima; le granate piovevano da tutte le parti. - Gaetano, in coda alla ventesima compagnia, infondeva coraggio alla balda meravigliosa gioventù del 1899. - Una granata lo crivellò di cento ferite. – Fu portato all’ambulanza chirurgica di Crespano; dove, nonostante le più sollecite cure dei sanitari, spirò il 14 dicembre alle ore tredici. - Era nato in Tregnago il 13 novembre 1894.
Non turbiamo il dolore della famiglia tentando di confortarlo. - Ma guardiamoci pure dal rompere col pianto i sacri silenzi che circondano 1’avello del prode là nel Cimitero comunale di Crespano.
Gli spiriti di Federico Gaetano Battisti, che aleggiano sugli alpini e vegliano sul Grappa, se ne adonterebbero. - Sulle salme dei caduti in guerra per un’idea si depongono corone, non si versano lagrime; sulle tombe dei difensori della patria e degli artefici della vittoria si va in pellegrinaggio per imparare, non per piangere. - L’individuo scompare, resta l’idea. - E noi pianteremo un giorno
i vessilli vittoriosi, adorni della meritata medaglia al valore, e pellegrineremo spesso sulla tua tomba, o Gaetano.
LUIGI CARCERERI
Lettere
ai genitori, nonni, fratelli, zii
22 - IV - 17 – Italia
Costantino Battisti — Tregnago
Destinato 4° Armata partirò domani sede Intendenza Generale. Attesa nuova ulteriore destinazione. Saluti
GAETANO BATTISTI
24 - IV - 17
Costantino Battisti — Tregnago
Dietro mia richiesta destinato 8° Alpini Battaglione Cividale 56a Divisione, proseguo oggi Feltre Canal S. Bovo.
Saluti
GAETANO BATTISTI
26 - IV - 17 - Italia
Costantino Battisti — Tregnago
Porto ultima mia destinazione : Gaetano Battisti 8° Alpini Battaglione Cividale 76a Compagnia 56a Divisione
Stato Maggiore.
GAETANO
li 26 - IV - 17
Carissimi tutti,
Finalmente sono a destinazione, dopo un rigiro di più giorni, da un comando all’altro per Desico, Bribano, Feltre, Canal S. Bovo ecc. Sono già un alpino equipaggiato, in pieno assetto di guerra.
Ho trovato la mia compagnia mentre discendeva dalla prima linea dove era rimasta per due mesi, ompagnia comandata dal capitano Rossi giovanissimo e molto gentile.
Avrei voluto passare alla Compagnia 16a che è comandata dal capitano Merlo di Verona: ciò mi fu impossibile per essere essa già col suo medico, un Tenente napoletano, ma molto buono, un vero collega.
La mia destinazione fissata dalla Divisione per la 76° tale e quale vi telegrafai da Desico; il maggiore però mi volle alla 20a priva, ossia mai assistita finora da medici.
Della 20a faceva parte il mio amico Gini figlio dell’ingegnere, che rimase ucciso mesi fa quando il Battaglione era ancora a Tolmino; nel Battaglione Cividale vi era Caperle, Cieno e un mio compagno di scuola Tantini di Verona ora tutti in migliori aure.
Io rimarrò in riposo col Battaglione per circa dieci giorni: la vita di prima linea è però piena di emozioni e anche non meno sicura poiché noi si vive in gallerie straordinarie scavate dai nostri Alpini, quasi tutti friulani. Gallerie che s’addentrano per decine di metri nelle roccie in luoghi ove il cannone non può arrivare.
L’allegria non manca, se vedesti gli Ufficiali Alpini che facie! E la mensa! Io sono persuaso di ingrassare come un maialetto in poco tempo.
Dunque non abbiate timore per me di nessuna sorte, e io sono contento di esser quassù e sono orgoglioso di appartenere agli Alpini.
Salutandovi tutti mentre vi raccomando di non aver preoccupazioni per me vi mando un bacio affettuosissimo.
Vostro GAETANO
Z. G. 27 - IV - 17
Caro papà
Grazie infinite della tua lettera che m’è arrivata come un vero balsamo e come un inatteso regalo al mio cuore. Io sto benone; e doppiamente bene per la compagnia e per il senso del dovere che alla fin fine, sento e vedo di aver quasi cominciato completamente a compiere.
Ciao, scrivimi
Tuo GAETANO
li 27 - IV - 17
Cara mamma,
Ti scrivo dal mio baraccamento, una malga di montagna, ove dormo assieme a un sottotenente del mio Battaglione del quale sono già amico. E amico non solo di lui ma di tutti gli Ufficiali del battaglione; persone gentili e simpatiche; mi sembra d’essere assieme a’ miei compagni studenti.
Alla mensa con me c’è anche il capitano Merlo di Garda, amico di Checo del quale mi parla con grande affetto, che è comandante della 16a Compagnia.
Si fa una vita da veri commilitoni, sempre in allegria.
Non volerti quindi, cara mamma, impressionare; pensa che qui io sono contento e felice.
Se mi vedessi vestito da alpino !!!
Ciao, mamma. T i ricordo sempre.
Tuo figlio GAETANO
li 2 - V - 17
Cara mamma,
Ti scrivo dalla mia cameretta in risposta alla tua del 29, che mi fu una graditissima sorpresa dato che per adesso non mi immaginavo neanche per sogno di averla.
Io sto benissimo, il clima è ottimo quantunque si stia un po’ altini. Questi monti mi rammentano molto la linea che da Revolto va lungo la valle dei Ronchi, assai più pittoreschi e grandiosi: il ricordo tuttavia mi dà l’illusione della vallata nostra il che se è doloroso è pur anche un po’ dolce.
Di salute sto bene.
Ho ricevuto una letterina molto affettuosa da Bruno e una pure da Paolo.
Saluti, sempre ti ricordo.
Grazie alla zia Irene del post-scritto alla tua.
Un bacione
Tuo GAETANO
Z. G. 2 - V - 17
Caro Bruno,
Non mancherò alla promessa delle sigarette. Sta certo. Finora però non ne ho visto neanche una.
A Girolamo e Lucia ho mandato una cartolina postale. Se vai a trovarli, salutameli tanto, che Loro con me si sono mostrati anche troppo gentili.
Ogni tanto va a trovarli. Sono sicuro che 1’avranno sempre per un piacere.
Quanto allo studio, caro Bruno, ti raccomando di fare quanto ti è possibile: tu sai che anch’io in ginnasio non mi sono risparmiato e fu per farmi un corredo di cognizioni fondamentali, utili e necessarie per il Liceo e anche perché vedevo con quanta ansia il papà e la mamma seguivano il cammino nostro.
Sai pure che i nostri genitori ci vogliono bene anche troppo: se li potessi confrontare con quelli di qualche mio amico! Credi noi siamo fortunati con tali tesori: noi abbiamo il dovere di non amareggiare la loro esistenza non solo, ma di ricambiarli almeno di qualche soddisfazione.
E per loro questa è la migliore.
Coll’età poi verrai a capire quanto valga la tenerezza di una mamma come la nostra e la bontà di un papà come, per fortuna, è il nostro.
Dio ne liberi dal procurare loro dei dispiaceri.
Dunque ti raccomando. Per quel che riguarda il conto mio poi, quando vai a casa, ti prego di voler far sempre coraggio alla mamma se la vedessi afflitta. Ti raccomando.
Riverissimi tanto le tue signore e sii sempre obbediente a loro. Ricordati.
Ciao. Scrivimi. Un bacione.
Tuo fratello GAETANO
6 - V - 17
Carissimo papà,
Or ora mi si è consegnata la tua raccomandata. Ti ringrazio infinitamente della premura nello scrivermi e dell’affetto di cui mi circondi.
La mamma mi domanda tante cose: sono medico nella 20° Compagnia: ecco il mio ufficio. Passo le visite al mattino alle 6 e mezzo e compio tutto quello che è inerente al mio servizio: la maggior parte della giornata mi resta libera sicché posso dedicarmi alla lettura, allo studio, a tutto quello che voglio, essendo completamente libero.
Meglio di così non potevo finire; del resto questo è proprio di tutti i medici di Compagnia non di me solo: è una condizione rispettabilissima e quieta nello stesso tempo.
Ho l’incarico della mensa degli Ufficiali di Compagnia il che non porta nessun peso. Di vestiario non mi occorre niente. Qui non ci manca nulla assolutamente. Mi sono preso cappotto, vestito, calze, mutande, scarpe tutto quello che mi era necessario, non temete per questo.
Di neve ce n’è fin che si vuole: la temperatura però è veramente primaverile.
Ringrazio tutti delle espressioni d’affetto, io, state certi, non vi ricordo meno.
Non pensate male però se qualche volta ritarderete a ricevere la corrispondenza che vi invio; pensate che una cartolina impiega normalmente 7 giorni; una lettera almeno cinque.
Saluti a te e a tutti.
GAETANO
Z. G. 8 – V- 17
Carissima mamma,
Sono felicissimo che ormai anche tu cominci, secondo quanto mi dici nella tua ultima, a rasserenarti un po’. Questa è la più grande consolazione che tu potevi darmi; io non potrei vivere senza pensieri quando voi tutti, e tu in special modo, vi mostraste tanto preoccupati della mia sorte. E non v’è ragione di esserlo. Io sto bene. Sono contento. Ti basta? Sarebbe un patire continuo e inutile : bisogna prendere le cose con un pò più di filosofia, tanto più che io non avrei potuto scegliere un posto migliore.
Per la fotografia sarà molto difficile averla.
Alla prima occasione non mancherò.
Addio. Un bacio a tutti e uno a te.
Tuo GAETANO
11 - V - 17
Cara mamma,
Stanotte siamo arrivati in posizione dopo otto ore di marcia. Partiti alle una siamo arrivati a mezzanotte in punto, avendo dovuto fermarci per il rancio alla truppa e per la mensa.
Quattro ore circa di salita a corda su per canaloni ripidissimi fiancheggiati da cumuli di neve e ghiaccio. Mi sono divertito un mondo. Ora, mentre scrivo (ore undici ant.), si gode un sole che fa luccicare l’immensa distesa bianca che si stende sotto di noi: un solettino tiepido che ci offre una temperatura primaverile.
Se vedessi che cocuzzoli, e sono i più noti nelle gesta della nostra guerra: quelli che i nostri Alpini hanno conquistato con imprese addirittura da leggenda.
Nei comunicati di Cadorna sono stati celebrati specialmente
nel mese di settembre-ottobre. Ho un baracchino minuscolo, però comodo. Il fuoco delle mitragliatrici e fucili si fa sentire continuamente, per cui se ora però è innocuo del tutto, lo è per merito delle gallerie scavate per metri e metri nella roccia.
Un areoplano nemico passato sopra noi ad un’altezza di circa mille cinquecento metri ha fatto mettere in moto le nostre mitragliatrici: sembrano tante raccole, tante e tante unite fanno l’effetto di un vento vertiginoso urlante.
Ho girato stamane tutte le posizioni, trinceramenti, gallerie, posti di vedetta, c’è da passare il tempo in qualche maniera.
Più tardi vedremo: per ora gli amici sono abbastanza quieti.
Tu come stai? Tutti?
Un saluto e un bacio
GAETANO
12 - V - 17
Carissimo Checo,
Ti scrivo da una delle più celebrate cime nostre, ove mi trovo con la 20a Compagnia del Battaglione Cividale, come aspirante Medico.
Solamente ora ho potuto avere da casa mia il tuo indirizzo.
Caro Checo me 1’hai fatta bella! Sono senza notizie tue da troppo tempo, perché ti possa perdonare.
E tu lo sai se ti ricordo! Nella 76a del mio Battaglione c’ è il Capitano Merlo che ti rimembra con piacere: ora lui si trova un po’ più in basso di noi in servizio di corvè.
Tu come te la passi? Scrivimi, ciao e auguri
tuo GAETANO
Z. G. 12 - V - 17
Caro papà,
Godo che abbiate ricevuto parte della corrispondenza da me inviata.
…………………………
Quanto venirmi a trovare non pensarlo per ora neanche, qui non si viene neppure per sogno: e poi sono appena venuto. Di fronte agli altri, pare si diventi tutti pazzi.
………………………...
Telegrafare qui è una cosa difficile: l’ultimo ufficio telegrafico è giù, giù, distante all’infinito: ancora al disotto di circa sette chilometri dal punto dove eravano in riposo l’altra volta.
Qui la passo bene, allegro e tanto contento.
Mi trovo in una busa piuttosto alta a destra di uno che è Cardinale non Vescovo: verso est della posizione dettavi da Marani, di circa, in linea retta duecento metri.
………………………..
Tanti auguri e baci a tutti
GAETANO
13 - V - 17
Cara mamma,
Rispondo alla tua dell’8 avuta ieri sera. Mi domandi di tante cose. Sto bene. Mangio bene, dormo bene, godo compagnia di buontemponi (Ufficiali della mitraglia, artiglieria da montagna, oltre i nostri). Il tempo per ora è buono con sole tiepidissimo.
Aria ottima. Passeggiate lungo i canaloni a cordate al riparo della musica dei Cecchini.
Non preoccuparti quindi, che credi, non c’è ragione; abbiamo circa 20 gallerie scavate per metri e metri nella roccia viva a forza di mine. Non allarmarti: questo è quanto ti raccomando.
Se tu fossi qui, non verresti via più neanche tu.
Ciao un bacio dal tuo
GAETANO
Cara Nene,
Un ringraziamento alla Nene per gli auguri che mi mandi.
Sta certa che la mia pellaccia verrà a casa. Non temere.
Gli sgherri di Cecchino non arriveranno fino a qui: siamo armati e difesi in tutte le forme: e gli alpini, i nostri friulani non scappano. Puoi star sicura. Timori quindi di nessuna sorte.
Ciao, Un bacio dal nipote
GAETANO
Un ringraziamento proprio di cuore anche alla sorellina Maria. lo so d’altra parte anche senza tante parole, senza tante formule, che anche tu, come tutti del resto, mi ricordi sempre.
Te ne sono gratissimo.
Ciao. Tuo fratellino
GAETANO
19 - V - 17
Cara mamma,
Grazie infinite della tua del 14. - Godo immensamente che ti sia arrivato finalmente alcuna parte di ciò che ho spedito a te e alla famiglia: vedi così e vedete tutti, che io vi ricordo sempre e che sempre vi scrivo. - Ieri ho spedito una lettera anche a Paolo. - Le impressioni della prima linea? Quantunque dalle mie lettere precedenti abbiate già capito qualche cosa, pure, rispondendo direttamente a quanto mi chiedi, devo dirti che la vita qui di fronte e, si può dire, facia a facia col nemico, non è dessimile della vita solita, comune.
La guerra si vive nella realtà non nella poesia, in quelle pose romantiche, che veramente si vede quanto siano inverosimili e sciocche. - Si mangia, si dorme, si parla, si sta in compagnia come è nelle abitudini solite: quella che la distingue forse del tutto è la grande vigilanza e basta.
Per quel che è pallottola o proiettile di cannone, di bombarde, di fucile, di granate a mano, non si bada ormai più: il concerto che ci circonda non ci interessa quasi più. Quando il nemico sta nè suoi buchi e non attacca direttamente è come la cosa non fosse nostra. Io, per quel che mi riguarda, sono meravigliato tuttavia di me stesso, in quanto che non credevo di possedere tanta calma e tanto sangue freddo; anche gli scoppi, e sono tremendi, di grossi calibri che arrivano dai forti oltre Pedrasso e Cavalese mi lasciano del tutto indifferente. - Ho sparato anch’io colla mitragliatrice: è una delizia.
Ciò è del tutto immune dai pericoli nei giorni di nebbia; e da tre giorni quasi continuamente questa non ci lascia - Si ha modo quindi di sparacchiare e di passare in qualche maniera il tempo.
Bruno mi ha mandato un’altra cartolina oggi, un’altra pure ieri, si ricorda sempre. Così pure Paolo si ricordò da Padova mandandomi una lettera alla quale risposi a Tregnago; 1’avrà ormai già avuta.
Dalla zia Teresina mi giunse una lettera molto affettuosa in data del sei e recapitatami solo il diciasette: risposi con una cartolina postale. A Emilio ho scritto, così pure a Checco ; spero d’aver presto risposta, - Non domando neanche come state in salute, giacche il papà nella sua ultima mi ha dato ampie assicurazioni.
Saluto tutti indistintamente e invio un bacio a te
Tuo figlio GAETANO
Dal mio baracchino Z. G. 22 - V – 17
Cara nonna,
Rispondo a te e a tutti, come del mio solito, alla lettera speditami dal papà e dalla mamma in data del 18 portante i saluti della famiglia intera.
La mamma mi domanda se qui si fa sentire il cannone? Così, così, per quanto riguarda la posizione occupata da noi, ma intensa, certi giorni, per il duello fra le artiglierie avversarie, pressa a poco allora è uno spettacolo.
Alla duemila quattrocento cinquanta sei ove siamo, si è dominati dalla duemila cinquecento dodici in mano dei soci Cecchini, a pochi metri, la nostra artiglieria però gli fa stare in guardia: anche quest’oggi per far loro intendere la ragione ha sparato un duecento colpi con una precisione da stupire: ci siamo vendicati così dell’allarme di questa notte per il quale abbiamo perduti tre uomini con cinque feriti.
Ora credo staremo un po’ più chieti. Del resto se si considera il bombardamento che ci circonda alle nostre ali dobbiamo restar contenti.
State quindi quieti che trattandosi di guerra, possiamo chiamarci fortunati per le difese nostre – veramente grandiose sia di scavo che di armi d’ogni tipo di fronte a qualsiasi altra zona.
Ho ricevuto la cartolina della mamma da Illasi, ho risposto subito con un altra. - Ho detto qualche cosa sulle condizioni in cui mi trovo, perché abbiate a considerare sempre; tutto, con serenità, con calma, senza timori vani e senza pensieri esagerati, che fanno assai male anche al morale e al fisico.
La mamma, ora vedo, mi domanda se sono in Carnia o in Cadore - Vedi le cime che t’ho detto antecedentemente e vedrai che si trova alla sinistra del Cadore un po’ alla destra della Valsugana, sempre guardando il nemico.
Quanto alla grandine speriamo che almeno quest’anno faccia eccessione in vista, se Dio almeno guarda in giù dei sacrifici che devi sostenere più che per la famiglia per noi che studiamo.
Ho un fucile austriaco raccolto da un mio soldato nel terreno neutro durante una nebbia fittissima, fra i cadaveri nemici e la neve: questa ha purificato però la salsa di cadavere.
Alla prima occasione lo porterò giù.
Ciao - Un bacione a tutti
Nipote GAETANO
28 - V - 17
Carissimo Bruno,
Rispondo alla tua lettera del 23 corrente. Godo come mi scrisse il papà, continui nello studio con diligenza e amore, bravo.
Io però non ne ho mai dubitato, quando non mancano l’intelligenza e il cuore, non si viene mai meno alle aspirazioni e alle speranze dei genitori e della famiglia.
Fra giorni ti manderò qualche cosa in premio; l’entrata in campagna l’ho percepita solo pochissimi giorni or sono e per l’invio di vaglia dato l’isolamento nostro, c’è non poche difficoltà.
Presto o tardi tuttavia qualche cosa ti arriverà. - Hai fatto capire al papà ove mi trovo? Avevo scritto a casa più volte senza che comprendessero alcunché, sono, ove ben tu sai, a duemila quattrocento cinquanta sei m. Oggi nevica, come si suol dire a larghe falde; ciò in causa di una abbondantissima grandinata, che ieri coperse il terreno per ben trenta centimetri, abbassando la temperatura e non di poco: da un clima, durante la giornata quasi primaverile, siamo ricaduti in pieno inverno.
Se vedi Buttura salutalo tanto: anzi, se hai tempo, vallo a trovare per conto mio, e digli che sia fedele al quarto. Non ho altro da dirti.
Continua sempre così nello studio in modo da imparare e liberarti nello stesso tempo dalla noia degli esami, se avessi io l’autunno libero! Ma pazienza.
Ciao - ricordami alle tue Signore.
GAETANO
24 - V I - 17
Cara mamma,
Ho ricevuto la tua ultima. Puoi immaginarti anche il mio stato d’animo alla partenza: non verrei mai a casa per non rattristarvi e vedervi tutti più addolorati al momento dell’addio. E il papà? mi ha fatto tanto male il vederlo a piangere; e non poter rimediare! Ma presto speriamo finisca!
A Fonzaso l’automobile non ha fatto tappa che per pochissimi minuti, quindi addio visita al maresciallo.
L’avrei visto tanto volentieri!
È arrivato anche il pacchetto.
Un bacio a te e saluti a tutti
Tuo GAETANO
B. H . . . . - 18 - VII - 17
Caro nonno,
Le tue parole mi hanno commosso: esse sono una nuova prova dell’affetto, che io so d’aver tu nutrito sempre per me. In questi momenti poi tali espressioni servono a rinsaldare maggiormente i vincoli della famiglia, perché risollevano i l cuore e lo spirito di chi è lontano: ed io, caro nonno, non lo scorderò giammai. Mi auguro di saperti sempre in ottime condizioni.
Ti bacia tuo nipote
GAETANO
22 - VII - 17
Carissimi nonni,
Vi scrivo per esprimervi tutto il mio rammarico per la lontananza estrema che mi impedisce di vivere a voi vicino, nell’affetto della famiglia, che, ora, e specialmente ora, comprendo quanto sia caro e quanto sia da apprezzarsi.
Sono spiacente che il dolore, che deriva dalle condizioni in cui non io solo, ma noi tutti cugini e parenti, ci troviamo, sia venuto a comparire in questi momenti nei quali maggiormente voi avreste bisogno di quiete e di tranquillità; a una certa età le preocupazioni dello spirito sono un di più e non sono tali da essere facilmente tollerate, quando anche vi sono delle altre afflizioni e del corpo e dell’animo.
Sono tratto però a sperare che presto si abbia a far ritorno al proprio focolare domestico, per far dimenticare le pene, che ormai da tanto tempo ci opprimono.
Cari nonni, vi raccomando di stare lieti, che, se non altro possiamo confidare nella fortuna che, finora ci volle sempre accompagnare.
Io spero sempre nella nostra buona stella.
Vi saluto e v’esprimo la mia compiacenza specialmente per il nonno, che secondo quanto mi scrisse, si trova in condizione uguale ormai a quelle che lo facevano sembrare un giovinotto.
Un ricordo a tutti e un abbraccio a voi
Nipote GAETANO
Campo C . . . 6 - VIII - 17
Carissima mamma,
Oggi ho ricevuto la lettera tua del 2 VIII – portante anche gli auguri di tutti di famiglia pel mio onomastico: - il mio primo onomastico di vera guerra.
E domani rimemorerò, con intensità grande di affetto e con cuore sempre vivo per voi, questo giorno che, in pace, suole accogliere attorno i membri della famiglia per dimostrare l’un l’altro, che non un’unione meccanica e fittizia ci riunisce, ma un’unione vera, reale, santa, basata sull’affetto reciproco e sulla reciproca stima.
E domani mi parrà di essere con tutti voi, che ora più che mai, sento quanto amo e quanto desidero: la lontananza quando parla il cuore, non può e non riesce a dividere.
Addio - Un bacio ai nonni, alla zia Irene, e papà Maria, Paolo Bruno - Pina e uno a te
figlio GAETANO
Campo Coldole 3 - VIII - 17
Carissima mamma,
Come vedi ti scrivo dalla località situata sotto la cima, località per modo di dire, perché si tratta solo di pini, estremo limite di vegetazione (2000 metri) che ci serve da luogo di riposo. Posizioni dal punto di vista della natura in sè splendide. Il Cecchino però le rende non tanto ospitali - quantunque la differenza di vita fra la primissima linea e qui sia enorme, almeno si dorme quanto si vuole, senza preoccupazione.
Qui appunto mi sono arrivate le tue due lettere, ieri sera quella in data del 29, stamane quella assicurata del 25 luglio.
Scrivimi sempre quanto più a lungo puoi, giacché, in questa maniera, mi dai l’illusione di trovarmi vicino a te, che tu sai quanto ti ami.
Ti raccomando nello stesso tempo di amare la tua salute: non pensare troppo né preoccuparti tanto delle condizioni mie, giacché esse sono quanto migliori puoi immaginarti.
Pensa solo che presto, molto più presto di quello che puoi sperare io tornerò in Italia. Se non fosse per te, per tutti di famiglia, per coloro che mi vogliono bene e temono di qualche sventura, non tarderei a fare il mio dovere in forma più attiva e direttamente più utile; 1’aver cooperato e sofferto ed esposto la vita, qui, si vede quanto possa diventare utile e necessario domani nel dopo guerra; a parte questo poi, solo il vedere con quanta rassegnazione e disprezzo del pericolo i nostri alpini sopportano le fatiche e i disagi, t’invoglia ad imitarli, ad essere sempre con loro; chi ha un po’ di cuore non può non rimanere colpito, non può non amarli; qui veramente si sente nell’anima cosa vuol dire solidarietà umana. Ed io ho imparato, e solo qui lo si può, quanta forza d’animo, quanta nobiltà di sentire e di affetto ci sia fra questi figli del popolo; ed io mi sento una cosa sola con loro.
Se non fosse il sentimento che mi lega a te, alla famiglia, non mi staccherei da loro mai più.
Ringrazia tanto i nonni e la zia Irene che sempre
mi ricordano ; io li contraccambio di pari affetto. – Così pure rammento sempre il papà, Maria, Paolo e Bruno e anche la Pina. - A te non occorre dire quanto ti pensi.
Un bacio
Tuo GAETANO
19 - VIII - 17
Carissimi,
Vi scrivo dall’ospedale someggiato 131 il più prossimo alla linea nostra, ove fui ricoverato tre giorni or sono per angina austa e per un conseguente ascesso.
Ho resistito due giorni nella mia branda in linea, ma ho dovuto arrendermi poi alla stessa necessità e pensare a casi miei: 86 ore senza una goccia d’acqua e solo la fortuna volle risparmiarmi dall’operazione ormai inevitabile - L’ascesso si è aperto da sé poche ore prima del momento stabilito per l’atto operativo, ora che vi mando queste poche righe posso dirmi guarito.
In pochissimi giorni ritornerò in compagnia. Vi faccio sapere questo piccolo incidente solo perché non abbiate a pensare male del mio ritardo di questa settimana nello scrivere. Ho passato in verità dei brutti quarti d’ora; e adesso che tutto se ne è andato, non posso a meno di ridere del caso buffo toccatomi.
Alle due del mattino essere ancora alzato, stava benissimo, al mattino trovarmi coll’esofago completamente chiuso e con una febbre altissima e con limitazione esagerata di respiro.
Come dico 1’ascesso si è aperto all’interno da sé; senza concorso alcuno né di medici né di ferri chirurgici.
- Intanto posso riposarmi un po’ e dormire in un bel Iettino.
Salutissimi
GAETANO
1° - I X - 17
Carissimo Zio,
Ho ricevuto ieri sera per mezzo del soldato Berti la sua carissima. - Mi è giunta come un dolce conforto e nello stesso tempo, come un rimprovero, poiché toccava a me e non a Lei di farsi vivo per primo.
In avvenire cercherò di provarle anche con gli scritti, che io non mi dimentico mai né di Lei né della zia e della signora Elvira.
La ringrazio di cuore degli auguri e le sono doppiamente riconoscente in quanto li so veramente inspirati da un vero affetto e da una sollecitudine veramente sentita.
Per noi poi che ci troviamo sì in alto, separati completamente dal mondo, in mezzo ai pericoli del nemico e alle insidie non meno terribili della montagna, una parola di conforto, una parola che ci rammenti de’ cari nostri che vivono come giustamente Ella dice, solamente di noi, giunge come una forza viva che ci spinge, come un incitamento a ben proseguire.
E ciò è sempre utile e necessario per quanto gli animi sieno ben saldi: che qualche momento di sconforto, qualche istante in cui il ricordo di tutto ciò che di noi, della nostra anima abbiamo lasciato in patria, famiglia, parenti, amici, di tutti quelli che ci amano, potrebbe forse far reclinare la mente e lo spirito a riflessioni dolorose e debilitanti.
Il morale tuttavia delle truppe è ammirevole, stupefacente: io non posso guardare a chi combatte se non con un senso di intensa commozione e con indicibile amore: nessuna cosa, né la lunghezza della lotta, né le asperità delle fatiche, né lo strazio delle carni dei loro compagni caduti li commuove. Qui bisogna venire per vedere quanto sia salda la coscienza della nazione.
Se in Italia la forza d’animo uguagliasse quella dell’esercito, la guerra sarebbe un trionfo continuo, una vittoria ininterrotta, materiale e morale.
Io mi trovo con uno dei battaglioni più celebrati e più provati nella lotta; e la posizione stessa in cui ci troviamo dimostra quanta fiducia esso goda negli alti comandi. - Noi formiamo un cuneo nella linea nemica; siamo una spina dolorosissima per il muk.
Ora però possiamo godere un po’ di quiete; sono ormai i cecchini quasi persuasi a dividere con noi la bellezza e l’incanto di queste creste. Di qui si gode la vista meravigliosa della Valle di Flemme e Avisio con i paesetti bianchi che le punteggiano - Predrasso - Panchià - Tesero - Cavalese - Verena e altre: Abbiamo in mano tutto il movimento di retrovia nemica con la strada che fornisce tutte le alpi di Fassa, sino al Col Bricon e al passo Rolle. - Può quindi immaginarsi se per l’austriaco non
siamo un po’ seccanti.
Il cuccuzzolo su cui siamo è il più avanzato del cuneo di attacco; la situazione difensiva e il coraggio dei soldati ci rassicura però del tutto.
Giorni sono ho fatto una scapatina di pochissime ore a casa; un viaggio lunghissimo e seccante pur di rivedere la famiglia.
Di salute, spero, caro zio, si trovi bene, così pure la zia e la signora Elvira.
Io non posso lamentarmi, posso dire quasi, di aver guadagnato qualche cosa.
Ringraziandola nuovamente del suo costante ricordo e sperando in un suo scritto, invio a Lei; zia Romilda e signora Elvira un salutissimo.
Nipote GAETANO
La pregherei di ricordarmi al Moretto.
5 - I X - 17
Carissimo Checo,
Durante una scappata di pochissime ore a casa, ho saputo, del caso occorseti.
Da ulteriori notizie, poi ricevute da mio papà, sono venuto a conoscenza, che per quanto non si tratti di cosa grave, pure ti troverai nella necessità di rimanere a letto per un bel pò.
Sono certo che tu sarai grandemente rattristato non tanto dal dolore che ti terrà immobile, torturandoti il corpo, quanto dall’ossezionante pensiero dell’essere stato strappato allo slancio finale che rese glorioso, in questa offensiva il tuo battaglione. - Pure permettimi che, all’infuori delle sofferenze immancabili nelle tue condizioni e delle quali, per 1’affetto che ti porto, vorrei dividerne
il peso, permettimi di dirti, di confessarti il sollievo che ho provato nel saperti così.
E dico ciò, perché ti stimo altamente, perché so di quale animo generoso, forte, indomito sei fornito. - Ed io stimo che di tali energie si abbia maggiormente bisogno forse, nel dopo guerra.
D’altra parte se tutti avessero dato alla patria quanto te, la guerra non sarebbe che un ricordo.
La tua morte sarebbe un sacrificio troppo grave per te, che hai fatto già tanto, e per noi che tanto ti amiamo.
Ed io, per questo, quasi, quasi mi rallegro della sorte che ti volle colpito in questa guisa. - Sperando di aver tue notizie direttamente da te e sicuro che saranno sempre migliori ti bacia con vero affetto tuo nipote
GAETANO
Q. 2456
17 - IX - 17
Caro papà,
Non so se questa mia ti giungerà in tempo; a ogni modo, io ti auguro un buon compleanno e mille anni felici. - Io non posso trovarmi insieme, neanche quest’anno, in questa ricorrenza che è cara a tutti e che è la vera festa di famiglia.
Io spero per un’altra volta; tuttavia io sono presente sempre col pensiero e coll’anima.
Addio - Baci
tuo figlio GAETANO
Q. 2456
18 - I X - 17
Cara mamma,
Nella tua del 15 corrente mi parli di una certa mia negligenza nello scrivere. Lo sai che io invece ti ricordo sempre, sempre, come ricordo tutti, papà, nonni, zii e fratelli: nello scrivere, lo sai tante cose possono influire. Da parte mia, credi, non c’è dimenticanze, io vi ho presenti come fossi in famiglia. La mia salute non temere è sempre ottima: non è mai stata anzi così florida.
Il moto mi conferisce molto e anche il caldo che, da giorni, si fa sentire anche da noi.
Cara mamma, non temere nulla, io ho la certezza che non mi accadrà nulla di male. Devo avere qualche stella che mi difende. Sono sicuro che non vorrà mancare proprio adesso.
Sta quindi di buon animo, senza preocupazioni e presto mi rivedrai ritornare sano e salvo.
Un bacio a tutti e uno speciale per te
tuo figlio GAETANO
Q. 2456
22 - X - 17
Carissimo papà,
Sono di nuovo in cresta, per sostituire il mio compagno, medico della compagnia che si trova in linea, recatosi in licenza.
Non so quanto resterò; in tutti i modi il mio dovere lo faccio sempre volentieri.
Salutissimi. Un bacio a tutti e uno a te
Tuo GAETANO
2 - XI - 17
Carissimi genitori,
Vi scrivo da Feltre nei pochi momenti che precedono la partenza del camions per la solita destinazione.
Quanto al movimento del mio gruppo qui non si sente parlare - vedremo.
…………………………..
Saluti e bacioni a tutti
GAETANO
14 - XI - 17
Cara mamma,
Ti scrivo da un paesino ove mi trovo col Battaglione dopo i combattimenti di questi ultimi giorni.
Sono arrivato alle ore 14 di oggi, dopo peripezie e avventure di ogni sorta.
Ciao • Un bacio a tutti
Tuo GAETANO
14 - XI - 17
Carissimi,
Sono sano e salvo.
Salute ottima, quantunque le fatiche sopportate in questi dieci giorni siano state enormi.
Il nemico però è arrestato.
Saluti a tutti
GAETANO
Crespano 15 - XI - 17
Carissimi genitori,
Vi mando un saluto con assicurazione della mia assoluta incolumità. Il giorno 11 fu per noi un po’ doloroso, ma pieno di gloria. La mia Compagnia si è battuta con onore, con questo abbiamo dato tempo a 26.000 uomini di ritirarsi nelle notti dagli sbocchi provenienti dal Cadore.
Noi abbiamo avuto contro 20.000 austriaci. Siamo salvi in pochi, ma il sacrificio nostro ebbe per esito fortunatissimo la salvezza di molti.
Ora siamo arrivati da ieri alle 14. Partiremo non so quando. Io sono orgoglioso di appartenere al gruppo dei battaglioni friulani. E quello che finora è stato da noi compiuto, non è che l’inizio di quello che è nell’animo nostro.
Il mio solo pensiero è per voi, speriamo in bene. Noi siamo citati sul Bollettino e la compagnia mia anche all’ordine del giorno del Corpo d’Armata.
Saluti e baci a tutti
Vostro GAETANO
16 - XI - 17
Caro Paolo,
Dopo le nostre peripezie durate quattordici giorni, culminanti nel combattimento dell’undici e nella ritirata della notte e del giorno successivo, ti mando un saluto per farti vedere che assieme a tutta la famiglia, ricordo pure sempre e continuamente anche te.
Ti scrivo anche perché confido in te nel mantenimento di quella calma che è necessaria in queste contingenze, tanto in quello che riguarda il timore per me, quanto in quello che potrebbe riguardare anche voi tutti.
Ti prego quindi di tenere sempre alto il morale e specialmente di fare coraggio alla mamma.
Ciao. Scrivimi.
Tuo GAETANO
16 - X I - 17
Caro Bruno,
Ti scrivo colla miglior carta che mi è riuscito avere, giacché, di quel che era mio, ho perduto tutto.
Il mio attendente non è potuto sfuggire all’austriaco,
e con lui è rimasto quindi anche il mio sacco da montagna con pelliccia e tutto il necessario.
Dei miei 9 portaferiti poi mi è rimasto uno solo, senza materiale sanitario, nudo e crudo.
Io 1’ho scampata bella: mi sono trovato con un Tenente 1’unico superstite di un plotone e quasi circondato del tutto, sono potuto ritirarmi a colpi di moschetto.
Ora siamo in un paesino per ricostruire il Battagtione. Non si sa quanto duri la nostra permanenza in questo luogo.
Ti bacio di tutto cuore.
Un saluto alle signore Robbi.
Tuo GAETANO
19 - X I - 17
Carissimi genitori,
Ho ricevuto la lettera vostra in data 14 corrente. Godo che stiate bene.
Io pure ormai sono a prova di bomba.
Le cose da noi cominciano a ristabilirsi bene. Ho fiducia grande sull’esito della contr’offensiva.
Saluti Vostro GAETANO
20 - XI - 17
Cara Mamma,
Sono ancora in riposo, alle pendici di un monte sempre ricordato sul Bollettino. Aria buonissima, con lo spettacolo continuo di tiri d’artiglieria pesante ed i giri di areoplani.
Appetito sempre straordinario: ecco tutto.
Vicende di guerra su questo settore, ottime. Io spero sempre, sempre. Non pensare niente di male.
Ciao. Un bacio a te e a tutti.
Tuo GAETANO
Saluti allo zio Piero e alla Teresina.
28 - XI - 17
Cara mamma,
Baci e saluti a te e a tutti.
Guarda il Bollettino del 26 sulla 56a Divisione e seguito.
Tuo GAETANO
Riporto Comunicato Diaz del 26 Novembre:
“Violenti sforzi nemici fra Brenta e il Piave.
……………………..
Al centro dove la pressione avversaria fu più poderosa, rifulse invitto valore della 56a Divisione. Le colonne avversarie, che da Nord-ovest e da Nord penetravano con ostinato accanimento su Monte Casonel, Colle dell’Orso, Monte Solarolo e Monte Spinoncia, vennero falciate dal fuoco, ripetutamente affrontato con furiosi contrattacchi e definitivamente ributtato; più di duecento prigionieri restarono in mano dei nostri.
………………………
“ Diaz “
29 - XI – 17
Cara mamma,
Il mio Battaglione si trova da due giorni di rincalzo, a due ore dalle trincee, dopo che ebbe ad occupare e mantenere saldamente dal 21 al 27 una delle principalissime linee del massiccio, che tanto viene nominato sui bollettini.
Avrai letto ciò che fu scritto della mia Divisione e sul “Gazzettino “ del 28 ciò che si disse della posizione nostra. Ora stiamo riorganizzando il Battaglione in attesa di ritornare al nostro posto di combattimento, o forse per ritornare per un paio di giorni al piano per un ben meritato riposo.
In questo tempo ho avuto la triste sorte di vedermi capitare al posto di medicazione un mio caro amico di Verona, certo Cacciatori, che si trovava prima con me agli Angeli, in condizioni pietosissime, con ferite orribili al ventre e alla faccia.
Questa fu la scena più commovente che abbia provato in tutti questi giorni: prima di morire, ebbe la forza di riconoscermi, quantunque non mi avesse veduto da due anni e mi trovassi anch’io dopo sei giorni di vita di stenti, di intense emozioni, in condizioni più da bestia che da uomo.
Mi chiamò per nome, stringendomi la mano strettamente. Dopo pochi momenti era già spirato; ed io pensavo al dolore della mamma sua, una buona signora, che egli mi aveva presentato pure a Verona.
Dei miei compagni poi, Ufficiali della 20a Compagnia uno morì sul campo a Fontanasecca e uno fu ferito gravemente, nella stessa notte, in un contrattacco dei Kaiser Schulzen e di Tedeschi, sotto un bombardamento infernale.
Dopo episodi di vero eroismo, i nostri, soprafatti, dovettero ritirarsi in un cocuzzoletto, il Solarol, nominato nel Comunicato del 26, da dove ripartirono con un slancio tale contro il nemico da annientarlo, infliggendogli perdite gravissime.
Ora la difesa è stabilita fortemente: di qui ormai non passano più.
Non hanno saputo approfittare del momento buono: e l’occasione per la vittoria a loro è sfuggita ormai del tutto. Da una semplice cresta e dorso di monte che esisteva al momento del nostro arrivo quassù, ora è sorta, col lavoro indefesso dei nostri soldati, una linea di trincea spettacolosa: tutto sotto i colpi delle artiglierie nemiche da 105 e 152.
I nostri Alpini hanno scritto quassù pagine di vera storia. In Italia non si possono conoscere e apprezzare nella loro vera entità.
Bisogna aver provato qualche cosa per poterla imprimere nel cuore con quel senso di riconoscenza e di amore che sia alla pari del sacrificio e che fossero contrassegnati.
Noi abbiamo visto il grande e altezzoso tedesco fuggire davanti alle baionette italiane, questo è stato il più grande conforto, il premio più ambito per noi e anche per me, che non ho mai abbandonato la linea della mia compagnia, e che ho vissuto della stessa ansia e in mezzo agli stessi pericoli.
La salute è sempre in condizioni ottime: non avrei creduto di possedere una tale fibbra.
Godo che anche tu ti trovi abbastanza bene, fatti sempre animo: io sono orgoglioso di trovarmi qui.
Questo sentimento ti sorregga e ti renda capace del sacrificio che il tuo amore per me ti impone.
Al mio ritorno voglio vederti sana e svelta.
Ciao. Un bacio a te e uno a tutti.
Tuo GAETANO
30 - XI - 17
Caro Paolo,
Ti ringrazio immensamente dell’affetto che mi hai dimostrato nel venirmi a ricercare con grande tuo sacrificio, da un luogo all’altro.
Fossimo rimasti un po’ più in riposo! date le condizioni nelle quali mi trovavo ciò era dopo impossibile.
Puoi immaginarti se viene concesso di allontanarsi dalla trincea in momenti così critici.
Nella notte successiva al recapito della tua lettera avemmo molto da lavorare.
Non ti parlo dei giorni che seguirono, specialmente al 24 e al 25. A stento potei salvarmi in mezzo all’infuriare delle mitraglie: un proiettile mi forò la giacca in un fianco e il paltò. Della mia pelle non avrei dato un soldo. Il momento per vederci, vedi, non era proprio dei più opportuni. A ogni modo io sono stato veramente commosso dal tuo atto gentile. Chi sa che la fortuna non ci conceda di vederci presto.
Ho ricevuto la cassetta in regola e pure la tua cartolina inviatami da Vicenza mentre ritornavi a casa.
Quanto a preoccupazioni per la famiglia di’ pure a papà che ora non è il caso di averne. Giorni sono non avrei esitato di consigliargli di metterla a luogo sicuro.
Oggi no. Oggi si può dire che il Tedesco non tanto facilmente riuscirà a passare sopra di noi e scendere in Italia.
Per loro, io sono convinto, la partita è persa. Anche dal mio Battaglione hanno ricevuto lezioni che non si potranno dimenticare. E siamo pronti a dare loro il resto.
Ciao. Bacioni.
Tuo GAETANO
1° - XII - 17
Caro Bruno,
Sano e salvo dal “Much“ dal Tedesco, invio a te, signora un saluto affettuosissimo.
Tuo GAETANO
3 - XlI - 17
Carissimo Zio,
Ho ricevuto la loro cartolina affettuosissima, e ringrazio di tutto cuore.
Gli auguri che loro rivolgono a me io li ritengo rivolti all’Italia tutta. Il singolo individuo ora non deve contare.
Quello che noi pensiamo è che i sacrifizi fatti anche in questi giorni, non sieno una cosa vana.
Gli alpini hanno fatto il loro dovere con animo, con passione: io vorrei che altrettanto facessero tutti. Ed i Tedeschi non passerebbero allora a calpestare ciò che è cosa nostra, ciò che è patrimonio morale e materiale nostro.
II mio battaglione si è battuto in maniera eroica dopo giorni e giorni di patimenti e di stenti. E, appena ricostituito un po’ si tornerà di nuovo in linea, con la stessa fede, con lo stesso slancio, prima ha fermato i Tedeschi, ora sarà pronto se occorre a scacciarli.
Io di salute sempre bene.
Ho acquistato una fibra straordinaria.
Spero che anche Lei, caro zio, stia bene, e così pure la zia e la signora Elvira.
Li ricordo sempre, sempre.
Un bacione.
Nipote GAETANO
5 - XII - 17
Carissimo Checo,
Grazie del tuo ricordo. Oggi ebbi la tua cartolina del 28 decorso. Il mio battaglione si trova ora di rincalzo a due ore dalla trincea.
Ma quante peripezie nel mese di Novembre, quanti disagi! Abbiamo però la soddisfazione d’aver legnato per bene anche il Tedesco, ed aver fatto vedere che non tutti gli italiani sono vigliacchi.
A Fontana Secca il giorno 25 ebbero da noi una bella lezione. Tanto è vero che non si sono più mossi di là.
E tu! Dove ti trovi? Scrivimi presto.
Addio. Un bacio dal tuo
GAETANO
6 - XII - 17
Carissimi nonni,
Il vostro nipote vi invia un saluto.
Vi assicuro che le mie condizioni sono ottime, e che mai, come ora, mi sono trovato coll’animo soddisfatto.
Il mio pensiero è solo per voi, per i genitori, per i fratelli e per la zia, per tutti coloro insomma che mi vogliono bene, perché so che di loro è la preoccupazione maggiore per la mia vita.
Questa è l’unica cosa che mi rattrista, che altrimenti io sarei ora l’uomo più beato della terra.
Vi prego di non pensare tuttavia a cose più brutte di quel che sono.
Siamo arrivati ad un punto ormai, da poter dire con sicurezza che non è possibile accadano incidenti sì tristi come pur troppo nel mese scorso. Si ritorna di nuovo alla guerra di trincea più monotona, ma meno pericolosa.
Vi raccomando a tutti e due di vivere sempre coi dovuti riguardi in modo che abbia a trovarvi al mio ritorno in condizioni migliori ancora dell’ultima volta.
Saluti a tutti e un bacio a voi
Vostro GAETANO
8 - XII - 17
Carissimo Zio,
Ella mi chiede del soldato Bertoncelli.
Posso dirle, con sicurezza, che è disperso. Andato di pattuglia nella notte dall’undici al dodici, dopo il combattimento di Col Falcone, al quale però non prese parte, essendo, ultimamente, fra i lanciatubi, ritirati un po’ in dietro, non ritornò più. Di certo andò a finire in mano agli Austriaci. Vivo o morto? Io credo che i nemici non abbiano voluto inveire contro i prigionieri, tanto più che quel giorno, se fu per noi glorioso per eroismo di soldati e di Ufficiali, fu troppo fortunato per loro, per volersi mostrare anche crudeli. Noi eravamo truppe di copertura: un battaglione contro 16 compagnie, riversatisi quasi tutte contro la linea della 20a ; la mia, che impediva loro il passaggio su Fonzaso.
Noi, caro zio, rimanemmo in 35 (trentacinque).
La notte prima anche i lanciatubi, fra i quali Bertoncelli, furono mandati in pattuglia per cercare collegamenti, lungo tutta la linea del Monte Avena, dove ci eravamo ritirati, con un’oscurità e una tormenta spaventosa. Bertoncelli e la pattuglia colla quale operava non ritornarono.
Il giorno dopo noi ripiegammo per non essere accerchiati dagli Austriaci scendenti da Feltre; e di lui non sapemmo più niente.
Questo soldato è rimpianto da tutti perché era fra i più laboriosi e fra i più animati di fede e di coraggio.
Altro, caro zio, non le so dire.
Le invio i miei più cari saluti e con Lei alla zia e alla signora Elvira.
Suo nipote GAETANO
Z. G. 9 - XII - 17
Carissima Maria,
Ho ricevuto, quantunque molto in ritardo, la tua letterina d’augurio. Grazie tante. Vedi però che a qualche cosa ha giovato: mi trovo sano e salvo, pur essendo passato in mezzo a pericoli di ogni sorta e pur avendo sofferto disagi terribili.
Tu come ti trovi? E gli studi?
Addio. Saluti. Auguri.
Tuo cugino GAETANO
10 - XII - 17
Carissima Zia,
Grazie degli auguri tuoi e della Maria. Vi ricordo sempre anch’io.
Quanto al tornare è una cosa che non dipende del tutto da me ; finora 1’ho scampata bella.
Chi sa che non continui così.
La prova del fuoco l’ho passata anch’io.
Ciao. Un bacio.
Tuo nipote GAETANO
10 - XII - 17
Carissimo papà,
Sono sempre al sito dove siamo discesi il 27. Qui i Tedeschi sono un po’ calmi.
Vedremo i nostri per quanto tempo vorranno subirsi questa difesa passiva che disanima e provoca naturalmente questo stillicidio continuo di perdite senza risultato.
Voi tutti bene? Saluti.
Un bacione a te, mamma, nonni, fratelli e zia.
Tuo GAETANO
29 - V - 17
Caro Romolo,
Li conosci i bombardamenti? Non ti sono simpatici? Tu vorresti tornare alle imprese di caccia del tempo che fu! Ora il fuoco nostro contro i fainei è quello degli amici a base di pillole un pò indiscreto magari, non ci è la gran differenza; ti pare? Io però, caro Romolo, non ci dò gran peso: Sono arcicontento di essere qui per far ciò che altri hanno fatto sin dall’inizio della guerra: Vedi che sono, quindi, anche in ritardo. E di fronte alla massa che soffre veramente mi sento ancora piccolo, piccolo, e vorrei fare ancor più di quanto mi tocca; perché qui si impara a conoscere, ad apprezzare, ad amare, questi nostri figli ignorati e oscuri del popolo, la cui vita è un sacrificio continuo. E al veder loro dimentico ciò che tocca a me direttamente, e sopporto tutto volentieri.
Anche tu, caro Romolo, fatti coraggio - Ciao - Scrivi
- Tuo cugino
GAETANO
Partecipazioni
13 – XII – 17
On. Signore,
Il suo bravo Federico fu ferito l’11 corr. e portato a quest’ambulanza con ferite multiple ed in condizioni un pò gravi: ma da iermattina è venuto man mano sempre migliorando, tanto da credere che se la caverà bene.
Ora è a Crespano.
Con ogni ossequio e con gli auguri più cordiali di lui
Devotissimo
Dottor B. NIGRISOLI
14 - XII - 17 - ore 7
Al Sig. Costantino Battisti
Sindaco di Tregnago
Il V. B . Nigrisoli Direttore dell’ambulanza Chirurgica d’armata N. 1, l’avverte che i l suo Federico è da ieri sera in poi gravissimo.
Con ossequio
Dottor B. NIGRISOLI
15 - XII - 17
All’On. Signor Costantino Battisti
Sindaco di Tregnago
Ieri le scrissi dandole il tristissimo annuncio della morte del suo valoroso Federico, avvenuta in questa ambulanza ad ore 13 del 14 Dicembre 1917.
Nel dubbio che la mia possa essere andata smarrita riscrivo e ripeto a lei le più profonde condoglianze.
Fortunatamente il bravo giovane collega ha sofferto poco.
Con ossequio, di lei
Devotissimo
Dottor B. NIGRISOLI
Da Crespano 19 - XII - 17
I° Ambulanza Chirurgica di Armata
18° Corpo Annata
All’Ill. Sig. Costantino Battisti
Sindaco di Tregnago (Verona)
Onorevole Signore rinnovo a lei ed a tutta la sua egregia famiglia le condoglianze più profonde per la grande sventura che li ha colpiti. Ricevo ora la sua 16 corr.
Il povero suo Federico fu colpito la sera dell’11 mentre usciva dal posto di medicazione. Una granata scoppiò fra lui ed un suo porta feriti, che rimase morto all’istante.
Federico invece fu investito (ma quasi in pieno) dai sassi che lo scoppio avvenuto fra roccie, aveva sollevato con estrema violenza, e con uguale violenza fu esso stesso lanciato lontano, riportandone commozione e molte gravi ferite. Tutto il dorso (in particolare le natiche, e il contorno del retto ed il perineo) costellato di ferite lacere di ogni dimensione, dalle quali furono poi qui estratti sassi di misura e forma svariata, terriccio e brandelli di stoffa. Ferite anche le braccia: una ferita al gomito in particolare diede notevole emorragia.
Il bravo collega arrivò a Crespano alla Ambulanza Chirurgica, bene medicato alle ore 9 di sera dello stesso giorno 11; bene medicato, ripeto, ma in condizioni gravissime,freddo e senza polso. Per tutta la notte parve in pericolo imminente di vita; ma poi al mattino si riebbe: e quando io mandai a lei la prima cartolina, c’era luogo a sperare, tanto che io feci alle mie aggiungere anche poche parole dal ferito.
Egli prese la cartolina, la lesse e scrisse speditamente dopo avermi chiesto, “se avevo scritto la verità circa alla guarigione” (minzione e defecazione spontanee, normali). Il miglioramento non fu duraturo: ed a poco a poco riapparvero segni di prostrazione allarmante, poi di vero collasso. Le condizioni diventarono disperate ed allora fu spedita a lei la seconda cartolina annunziante lo stato gravissimo.
Il valoroso non comprese il suo stato; non ebbe mai fortunatamente, ne dolori, ne sofferenze speciali, venne meno tranquillamente ad ore l° pom. del 14. È sepolto nel Cimitero civile di Crespano (non nel nuovo militare aperto oggi): e sulla Tomba è una croce di legno con le generalità del povero defunto.
Quando il ferito arrivò alla ambulanza fu accolto dai miei bravi colleghi, prof. Vignatti e dottor Sevra di Bologna: io lo vidi un pò dopo.
Il ferito non è mai stato in condizioni da poter essere senza danno trasportato a Cittadella.
Secondo mia coscienza è stato curato bene ed assistito con ogni amore e carità, ed anche con quei riguardi speciali che si debbono usare verso un medico.
Avvenuta la morte, le mandai due cartoline, nel dubbio che una potesse andare smarrita: non scrissi a lungo, perché in quel momento ero oppresso dal molto lavoro. La ho informata con verità, com’è, e fu sempre mia abitudine.
Nel rinnovarle le condoglianze anche a nome di tutti i miei compagni della ambulanza e della direzione di Sanità, me le professo per
Devotissimo
Il Colonnello Direttore
Prof. BARTOLO NIGRISOLI
Chirurgo Primario di Bologna
Crespano Veneto - 25 - XII - 17
All’ On. Signor Paolo M. A. Battisti
Tregnago (Verona)
Ad ore 8 e mezzo di stamane nel Cimitero civile di Crespano si è proceduto al collocamento della salma del povero suo fratello Federico in cassa di lamiera zincata, e di questa zincata in altra di legno.
Il cadavere era benissimo conservato e composto ed è stato riconosciuto da me sottoscritto e dal sacerdote Don Giovanni Vergoni di questa Ambulanza; (sulla cassa era il nome).
Presente alla funzione era anche il Sig. Dottor Gian Jacopo Mantovani - Orutti, Chirurgo ed Ufficiale Sanitario di Crespano.
Della esumazione sarà redatto un atto da lasciare in Municipio: se perciò vi saranno spese, saranno a lei notificate.
Entro la cassa di zinco sono stati posti i ritratti ed i fiori da Lei consegnatimi giorni sono, ed una targhetta di latta in cui sono bullonate le generalità del povero morto (Aspirante medico Federico Battisti Battaglione Alpini Cividale - m. 14 Dicembre 1917). Eguale targhetta è saldata sul coperchio di lamiera, una terza sul coperchio più esterno di legno, ed una quarta sulla croce. La tomba corrisponde al N. 14 - secondo rettangolo a destra.
Ho creduto bene di lasciare il nome Federico semplicemente, senza aggiungere anche quello di Gaetano, perché il misero ferito arrivò a noi col nome di Federico (da lui stesso così dichiarato) e per tale fu scritto e denunciato. Aggiungendo ora Gaetano ho temuto potesse nascere confusione.
La cassa l’ho fatta fare qui dai miei uomini con materiale prelevato dal Genio Militare.
Per avere una cassa da Padova o da Vicenza sarebbe stato necessario attendere parecchi giorni e non si sa che cosa intanto qui poteva capitare: poi il cadavere avrebbe potuto decomporsi.
La cassa è ben fatta. Non era possibile date le circostanze del momento costruire attorno alla cassa la cella in muratura da lei desiderata; io non ho gli uomini per questo: né per altre ragioni potevo andarli a cercare.
Devotissimo
Dottor BARTOLO NIGRISOLI
Crespano Veneto 25 - XII - 17
Il sottoscritto, coll’assistenza del Custode del Cimitero Comunale, colla testimonianza del Sacerdote Don Giovanni Vergoni fu Giuseppe di Perugia, soldato nell’ambulanza Chirurgica del 18° Corpo d’Armata, hanno stamattina proceduto all’esumazione della salma di FEDERICO BATTISTI di Costantino, aspirante medico nel Battaglione Alpini Cividale, morto per ferite di guerra nel 14 Dicembre 1917 e seppellito al N. 14 del 2° Rettangolo del Cimitero Comunale e precisamente in quello che guarda l’angolo a sera del Cimitero stesso.
Hanno quindi messo il cadavere in una cassa di zinco, saldato a fuoco, includendovi una targa di metallo indicante il nome, e data della morte del defunto; e racchiusa questa cassa in una di abete, portante una targa uguale a quella inclusa, hanno tumulato di nuovo la salma nello stesso posto al N. 14 donde era stata tolta.
Il Colonnello Medico
dell’Ambulanza Chirurgica
Dottor BARTOLO NIGRISOLI
fu Carlo di Ravenna
Bollo dell’Ufficiale Sanitario di Crespano
Dottor MANTOVANI
Il Custode del Cimitero
LIONELLO LUIGI
lunedì 31 - XII - 17
On. Signore,
Ho ricevuto le gentilissime sue e del suo Paolo, ed ora il vaglia di L. 30 in rimborso delle spese da me incontrate per la esecuzione del valoroso loro Federico.
Grazie delle espressioni gentili a mio riguardo, ma io non ho fatto che il mio dovere.
Non sono momenti adatti all’attesa.
Auguro loro con tutto l’animo, ed in particolare modo lo auguro alla madre buona del povero Federico.
Con ossequio
Devotissimo
Dottor BARTOLO NIGRISOLI
Zona di Guerra 4 - 1 - 18
Preg. Signore,
Riconoscente ringrazio Lei e la famiglia sua. Tutto ciò che si fa per i cari fratelli nostri, che per noi dettero il fiore della loro vita è ben poca cosa, per meritare un ricordo; e quello che feci io nella luttuosa circostanza del decesso del povero loro fratello, era nulla più che il mio dovere.
A Dio domando conforto e benedizione per la madre desolata, specialmente cara al cuore del povero defunto, e da lui spesse volte ricordata, con indicibile affetto; e domando conforto e benedizioni al padre addolorato ed a Lei.
Mi abbia con ogni stima
Devotissimo
Rev. GIOVANNI VERGONI
23 sera del XII 17
Zona di Guerra 5 - II - 18
Egregio Signore,
La sua lettera mi ha rinnovato un dolore così intenso che tale non ho provato neppure per l’eroica fine di un mio cugino caduto lo stesso giorno nello stesso combattimento. Fui all’Università suo collega di studi nel primo anno di medicina; lo ritrovai tre anni dopo all’intrepida 20° compagnia.
Fra me e lui che consideravo mio fratello, esisteva una intimità affettuosa, una identità precisa di pensiero, di aspirazioni.
Il giorno 9 Dicembre, se non erro, eravamo in seconda linea: verso mezzogiorno arrivò l’ordine al battaglione di avanzare in direzione di Monte Spinoncia (conca di Alano) con le misure di sicurezza essendo che il nemico era riuscito dopo inaudito bombardamento ad occupare Cima Spinoncia.
La marcia di avvicinamento fra Cason delle Mure (dove eravamo) e i costoni dello Spinoncia è stato fra le più terribili ch’io abbia compiuto.
Bisognava passare per una valletta strettissima (inizio di Val Calcino) portarsi a Malga Camparona e da qui attaccare i Prussiani dell’8° Regg.to Granatieri di Prussia. Nella stretta valle continuava un bombardamento di interdizione infernale, spaventoso.
Non un metro di terreno era liscio: tutto sconvolto. Presso Malga Camparona (carta al 25.000) disposi il battaglione in formazione di combattimento avendo preso contatto: fu in questo momento, verso le 2 e mezza pom. che un grosso proiettile colpendo la nostra fila indiana maciullava un soldato, un altro ne feriva e con questi il povero nostro Dottore. La granata gli asportava gran parte delle vesti e lo colpiva specialmente alla coscia.
Il Dottore Loria che lo medicò, mentre io proseguiva la avanzata mi confermava la nessuna gravità della ferita. Può immaginarsi il nostro dolore, quando due giorni dopo ci arrivò la ferale notizia.
Lo scoppio della granata avendolo quasi spogliato, nessuna carta gli si rinvenne come mi à affermato il Dott. Loria della 16° Compagnia. Nella stessa azione altri tre ufficiali della 20° caddero feriti.
Era il primo giorno della grande battaglia tra Brenta e Piave: battaglia che tanto sangue costò al nostro 3° Raggruppamento, battaglia che annientò 2 divisioni Germaniche e salvò il Grappa.
Per Lei io non ho parole di conforto: so con quanta
affettuosa ricordanza mi parlava specialmente di sua madre. Quanto era amato da noi! Pare un sogno a me che purtroppo tante e tante ne ho viste!
Però è caduto al suo posto: Avrà la medaglia al valore per la quale l’avevo già proposto. È caduto bene, da Italiano entusiasta quale era.
Traggano da ciò il necessario conforto, e dalla universalità del sacrificio deducano tutti quei pensieri che possono far più cara più sacra la sua memoria. Non dovevo perderlo! Primo nei pericoli, scrupoloso all’eccesso nell’adempimento del suo dovere; per due volte dovette difendersi col moschetto dai barbari! La sua memoria ci è sacra, il suo esempio sprone.
Ora noi siamo a riposo presso Fietta (Paderno). Pronto ai suoi desideri, gradisca i miei ossequi e sempre fiero d’aver avuto tanto fratello.
Capitano GUIDO BERGAMO
di Montebelluna
Zona di Guerra 5 – II - 18
Egregio Signore,
Impossibilitato a risponderle subito (e gliene chiedo vivissime scuse) le scrivo in tempo appena perché la mia lettera le giunga nel 1° trigesimo della ferita riportata dal caro Gaetano.
Ricordo e con me tutti ricordano amaramente quell’11 Dicembre nel Battaglione.
Il Battaglione andava verso lo Spinoncia, ma la strada era un inferno. Il povero Gaetano marciava in coda alla 20° Compagnia: io ero con la 16°, distanti l’uno dall’altro appena 150, 200 metri, tanto che un paio di volte ho sentito la voce allegra del caro Gaetano, che infondeva coraggio ai giovani del 99.
Siamo così andati avanti per circa un’ora, ad un tratto, nella strada, vedo una barella e il Caporal maggiore di Sanità della 20° mi dice che il medico della 20° era ferito. Mi fermo guardo negli occhi l’amico carissimo, noto che soffriva molto, (mentre lui mi assicurava che tutto era passato) guardo il corpo e vedo una enorme quantità di ferite superficiali e di bruciature.
Il nemico bombardava ancora rabbiosamente e non c’era nessun punto dove ripararsi.
Restar lì era impossibile e dall’altra parte data l’urgenza che richiedeva una buona e scrupolosa medicatura del povero ferito, ho ordinato ai portaferiti che lo portassero subito alla vicina sezione di Sanità, dove c’erano due Capitani Medici, che per diversi giorni erano stati ospiti della 20° Compagnia e quindi molto amici di Gaetano.
Lungo la strada invece incontrarono il medico della 76° Compagnia, ed essendo cessato il bombardamento, praticò una prima medicatura.
La sera quando vidi l’aspirante Milani della 76° mi informai, e anche da lui seppi che le condizioni non erano gravi, non vi era nessuna lesione importante e lo spirito del povero Gaetano era sempre elevatissimo.
Unico fatto, che poteva riserbare delle sorprese era la proiezione al di sotto della cute di numerosi corpi estranei.
Nel battaglione tutti lo ricordano come un amico carissimo, e non solo gli Ufficiali, ma anche i soldati: sempre pieno di brio, ridente con tutti, sprezzante di ogni formalità, medico affettuoso e combattente all’occorrenza, coraggioso, si era attirato l’animo di tutti.
La notizia della morte inaspettata, gettò molto sconforto nell’animo dei vecchi del Cividale. Io col caro Federico Gaetano ho perduto un fratello che il servizio mi rendeva lieve e la compagnia piena di brio.
Ossequiandola mi creda
Devotissimo
Dottor LORIA GIOVANNI
per GAETANO BATTISTI
Il sabato 27 aprile 1918 ad ore 9 una mesta e commovente cerimonia si svolse in un pittoresco paesino sulle pendici meridionali del Monte... vicinissimo alle linee avanzate.
La salma del compianto giovane Gaetano Battisti, figlio del Sindaco di Tregnago cav. uff. Costantino Battisti, laureando in medicina ed aspirante ufficiale medico, caduto eroicamente sul.., venne trasferita dalla sepoltura provvisoria, dove era stata inumata, in una cella concessa dal Municipio.
Erano presenti i genitori; ed il glorioso battaglione Cividale, al quale il Battisti apparteneva, fece gli
onori al caduto.
I superstiti commilitoni della 20° compagnia vollero trasportare a braccia la bara del compagno; ed essi, che più volte aveano sfidato la morte con tanto disprezzo, si mostrarono in quel pietoso ufficio commossi e piangenti.
II capitano Guido Bergamo ricordò con toccanti parole le doti del diletto amico e le azioni gloriose da lui compiute; e fece poi seguire, indirizzata al padre a Tregnago, la lettera che ci piace pubblicare:
Linea 29 - 4 - 18
Egregio Signore
Adempio con la presente la promessa fatta a viva voce giorni or sono.
Ricordare e riferire gli infiniti fatti ed episodi per i quali il povero nostro dottore si distinse sempre fra noi, creda, non è cosa facile.
La vita che da tre anni ormai viviamo ci ha resi insensibili a tutte le novità, facili ad obliare le cose tristi, impassibili quasi dinanzi al dolore; ebbene, con tutto ciò, fra noi superstiti del vecchio battaglione glorioso, il ricordo del suo Gaetano è tutt’ora vivissimo ed il rimpianto per la eroica fine continuo.
Egli apparteneva a quella categoria di uomini i quali non possono non essere amati e rispettati.
Bellissimo d’aspetto, dagli occhi vivaci, parlava la sua anima entusiasta pronta a seguire gli impulsi generosi, a tradurre il pensiero in azione, a commuoversi, ad agitarsi; mai preoccupato di sé, ma solo del bene dei nostri alpini, sempre e dovunque specialmente nei momenti critici.
Era venuto alla guerra con anima ed intendimenti garibaldini; in altri tempi avrebbe certamente indossata la camicia rossa, come fecero tanti medici, letterati, uomini politici.
Quante volte dovetti pregarlo di mettere in luogo più sicuro e più lontano dalle vedette il posto di medicazione!
Sul finire del novembre - tragico novembre del Grappa! - a Selletta Valderoe egli era venuto col suo caporale di sanità fino a ridosso della nostra linea appena abbozzata; chi ha provato sa - egli - solamente che cosa siano stati i bombardamenti dei Solaroli in quei giorni; ma Gaetano Battisti, così allo scoperto, accoglieva non i soli feriti della sua compagnia, ma molti e molti dei reparti vicini.
Sorridente, sereno, pronto alla frecciata ed alla barzelletta anche in mezzo a quell’inferno.
Il destino lo volle risparmiato allora!
Del resto non da allora avevamo imparato ad amarlo e stimarlo; i superstiti ricordavano che sopra Fonzaso, a Col Falcon, quando il nemico, spezzati i collegamenti, era riuscito ad accerchiare la compagnia, il dottore, armato dell’inseparabile moschetto, era corso in linea col plotone e dopo essersi strenuamente battuto, per miracolo, con pochissimi era riuscito a sfuggire alla rabbia dell’austriaco.
Ricordavano i superstiti che a Fontana Secca il dottore della 20° aveva ripiegato in coda a tutti, anche al battaglione d’assalto aiutando e sorreggendo il suo aiutante di sanità ferito ai piedi.
Quando lo vidi in quella terribile giornata rientrare nella nostra linea avrei voluto abbracciarlo: credevo che non lo avrei più riveduto!
Bene fa, egregio signore, ad onorare la memoria di tanto figliolo. Purtroppo uomini quali Gaetano Battisti si fanno sempre più rari, da tre anni ogni giornata, si può dire, è santificata dal sangue migliore, più puro.
Con anima pavida, si fanno avanti oggi i calcolatori: ci sono troppi intenti a salvare l’accidia della loro anima, 1’avvenire dovuto all’opera altrui, la freddezza del cuore che non ha mai avuto palpiti d’entusiasmo.
Talché un dubbio terribile ci assale, ci sgomenta. Vi sarà chi renderà vano tanto sacrificio, che frustrerà tante speranze?
Difendiamo i nostri morti dall’oblio! difendiamo la loro opera perché il loro sacrificio non sia stato invano.
Con questo pensiero, omaggio alla memoria di Gaetano e certo bene gradito al suo spirito, invio, egregio signore, a lei e alla sua distinta signora gli omaggi più rispettosi.
Dev.
GUIDO BERGAMO - di Montebelluna
Condoglianze
Tregnago 19 - XII -17
Illustre Signore, spettabile famiglia
Addoloratissima piango con loro e invio le più sentite condoglianze, mentre mi inchino reverente radiosa memoria giovane eroe.
Rispettosamente
ALFONSA SANTI
Tregnago 19 - XII - 17
Illustrissimo Signor Sindaco,
La Signora maestra ci à parlato stamattina della morte gloriosa del suo diletto figliuolo. Ne abbiamo provato vivissimo dolore e sentiamo il bisogno d’inviare a lei ed alla sua distinta famiglia l’espressione del nostro vivo rammarico e l’assicurazione che, colla nostra insegnante, chiederemo che Dio conceda loro la grazia di sopportare il sacrificio che volle imposto ai loro cuori gentili.
Coi sensi del più profondo rispetto
gli alunni della quarta classe elementare
Tregnago 19 - XII - 17
BRUNO D. ARISTIDE
Medico Chirurgo - Tregnago
Auguri di conforto, voti di confidente rassegnazione auspici di bene.
Egregi Signori Coniugi Battisti
Il Dott. Aristide ed Euridice Bruno sono con loro nell’ora dell’immenso dolore, uniscono il loro pianto all’infinito loro pianto, l’uniscono all’universale ammirazione del buono e generoso e caro Gaetano, e innalzano una prece per 1’eterna pace del glorioso estinto. Col cuore affranto, coll’anima addolorante porgono i loro sentimenti di profonda amicizia inalterata e di vivissime condoglianze.
Tregnago 19 - XII - 17
Onorevole Sindaco - Cav. Uff. Battisti
Commosso pel sacrificio eroico del figlio suo mi unisco al suo dolore.
Dott. FULGENZIO ZAMBONI
Notaio Tregnago
Stimatissimo Signore,
Ho ricevuto questa mattina la triste dolorosa notizia della morte eroica del suo adorato Gaetano.
Io non so trovar parole di conforto per Lei e la sua rispettosissima Famiglia e mi unisco nello strazio dell’anima loro.
Per bontà d’animo e la non comune intelligenza che doveva aprirgli uno splendido avvenire, era uno de’miei migliori alunni, ed io Gli volevo bene come ad un figlio.
Il tributo della sua giovine e fiorente esistenza alla grandezza della patria, circonderà il suo nome di gloria e possa il loro giusto orgoglio lenire col tempo l’acerbo dolore.
Presenti alla sua rispettabilissima Famiglia le mie sincere condoglianze e mi creda
Devotissimo
Prof. VITTORIO CECCHINI
Soave 19 - XII - 17
Carissimi,
La dolorosissima notizia che Pietro ci comunicava questa mane ci ha tanto sorpreso e addolorato che solo ora mi sento di potervi inviare queste poche righe, ma altrettanto affettuose; per assicurarvi che ci sentiamo ancor più uniti nel dolore che questo flagello ha voluto colpirvi in quanto vi era di più caro.
Iddio ha voluto con Lui i l vostro amato; Egli dall‘alto prega per voi; siate forti, altro non possiamo dirvi.
Con tutto il cuore vostri affezionatissimi
ATTILIO - EGIDIA AMBROSINI
Verona 19 - XII - 17
Carissimo amico,
La dolorosa e inaspettata notizia recataci dal segretario ci ha colpiti profondamente. - Tanto io quanto mia moglie piangiamo con te e con la tua egregia Signora la scomparsa di una così fiorente e promettente giovinezza.
È un crudele destino, che in questa guerra i migliori cadano, ed è ormai troppo lunga la teoria dei giovani egregi che hanno sacrificato la nobile esistenza.
Le belle virtù del povero Gaetano, la nobiltà della causa, ed il rimpianto unanime di quanti lo conobbero ti sarà di conforto nel gravissimo lutto.
A nome dell’intera mia famiglia ti mando le nostre più profonde e sentite condoglianze, e ti abbraccio affettuosamente
affettuosissimo amico
Avv. CARLO VALLE
Tregnago 19 - XII - 17
Stimatissimo Sig. Cavaliere,
La fatale sventura che ha colpito come fulmine a ciel sereno, Lei e sua rispettabile famiglia, ha scosso in me il coraggio e forza di esprimerLe personalmente, con i più fervidi e profondi sentimenti del cuore, le mie condoglianze.
Ebbene coraggio, egregio sig. Cav., se dalla più tremenda sventura è stato colpito, sarà dal mondo critico ricompensato, serva di prova: che in guerra e per la Patria, non muore soltanto il basso ceto, ma anche l’aristocratico, e i figli del paese, il Capo.
Di Lei sempre Devotissimo
FRATONI
Verona 19 - XII - 17
Spettabile famiglia Cav. Battisti,
Ho dolorosamente appreso la gran sciagura che li ha colpiti.
Mi permettano di associarmi al generale dolore e di accettare le mie vivissime condoglianze
Di Loro devotissimo
DOMENICO GRAZIOLI
Bardolino 20 - XII - 17
Mio carissimo e buon Costantino!
Non per arrestarlo, il tuo strazio, che la cicatrice purtroppo rimarrà sempre aperta, ma per frenarlo, almeno permetti, mio buon Costantino, che alle sconclusionate, ma pur affettuose parole che ieri, sotto il fremito della tremenda mazzata che ci percosse e ci intorpidì, ti dissi, permetti, dico, che una parola ti scriva più raccolta e vorrei augurarmi più persuasiva.
La sciagura che colpì te, o Nino, la tua Elvira, i tuoi genitori, i tuoi altri figli, le tue sorelle e anche chi scrive è enorme, è incomparabile, è immensa, essa anzi costituisce lutto non solo della famiglia, ma del paese di Tregnago e si può anzi aggiungere della Patria, che è la schiera di così fatte esistenze, preclari per onestà, per carattere, per ingegno, che forma la parte direttiva ed esemplicativa della Nazione.
Pur troppo la sciagura, e nella sostanza e nel modo è atroce, è irrimediabile.
Purtroppo con la perdita di Gaetano, che formava la bellezza spirituale, la vita della vostra famiglia, a voi, uno per uno fu sanguinosamente strappata una parte del cuore e fatta a brandelli.
Purtroppo non era cotesto il frutto che ci si aspettava di cogliere, dal vostro Gaetano, dopo tutte le cure l’amore sviscerato che gli prodigasti per ben 23 anni.
Purtroppo non potrete più bearvi nella contemplazione del suo viso dall’espressione ilare, gioviale, affascinante per bontà, né delle sue fattezze fidiache, né della sua gioventù gagliarda, esuberante . . .
Eppure… !!
Tutto inutile, miei carissimi, di fronte ai voleri divini, imprescindibile ogni querimonia, ogni disperazione, ogni atto s’infrangono; e non resta che o l’arrovellamento dello spirito o la disperazione vacua di effetto, anzi perniciosa. È duro il linguaggio, che vi parlo, ma esso è incoercetibile ed irremovibile.
Che resta adunque di fare? Una sola esclusiva cosa: rassegnarsi!
La sola rassegnazione ci darà la forza e la possibilità di parare il fierissimo colpo, con l’offerta a Dio del sacrificio massimo richiestoci.
Tregua adunque all’affanno sconsolato, o carissimi; offrite, anzi offriamo a Dio il nostro cuore spezzato, come alla Patria in olocausto generoso offrì la sua gagliarda esistenza il nostro adorato Gaetano.
E noi attingiamo copiosamente alla fonte del conforto costruitaci dal nostro Caro istesso; al pensiero cioè che egli è morto da eroe, che generosamente diede la vita per un ideale santo, che in vita visse di sola onestà, di solo studio, di solo affetto intenso ai suoi cari, che non conobbe odio, né ira, che quanti lo conobbero furono attratti da Lui, come da forza superiore, ad amarlo, tanto Egli sapeva amare.
Coraggio adunque, o miei cari, e tregua al dolore; e sostiamo a contemplare il nostro Gaetano, cinta la fronte dell’aureola dei martiri, Lassù, da dove Egli non vedete come ci guarda? Con quel suo bel volto sereno ed aperto?
Offeriamo a Dio!
Nuovi baci affettuosi a tutti voi
Tuo per la vita
ANNIBALE BARALDI
20 - XII - 17
Egregio Sig. Costantino,
L’ irreparabile perdita mi lascia costernatissimo. Ho pianto stamane alla ferale improvvisa notizia; la scomparsa di Tano mi ha privato del più grande, più vecchio dei miei amici.
Quanto vuoto si va facendo intorno a me in questi tempi; la morte del papà che ha reso indispensabile l’opera mia in famiglia, quella di tanti amici cui condividevamo le gioie della gioventù, con cui formavamo il roseo avvenire rendono ognor più tetra questa esistenza!
Anche il più lieto ricordo si ottenebra oggi di fronte a questo duro destino!
Povero Tano! Quanta spensieratezza era in lui, quanta allegria! Quante piccole difficoltà abbiamo superate insieme.... nell’avversa e prospera fortuna! Ma ancor quanto grande era l’affetto per la sua famiglia! Ero il suo confidente in questo, il punto principale in cui condividevamo le nostre idee; a me solo confidava leggendo le lunghe lettere della mamma, i consigli paterni...
Il nostro ultimo incontro a Padova era ancora improntato ad allegria, a quella sfrenata licenza universitaria. Tano stesso, presago della imminente fine, pareva
volesse cogliere negli ultimi giorni tutto ciò che di allegro può offrire la vita.
Era veramente il triste presagio di tutti, ma nessuno se l’augurava...
Povero Tano!
Porgo, signor Costantino, le mie più sentite condoglianze alla famiglia tutta.
Partecipe del loro dolore
Devotissimo
G. BATTA CAVAGGIONI
Bardolino 20 - XII - 17
Amico carissimo,
Solo in questo momento apprendo la immane sciagura che ti ha colpito.
La sciagura tua mi ridesta spasimi miei non ancora assopiti e poca forza sento per dirti una parola di conforto, se conforto ci può essere davanti a disgrazie così gravi e irreparabili.
La gloria che ha coperto il povero tuo figlio, il pensiero che la patria lo ricorderà in eterno per uno dei suoi martiri, la riconoscenza che tutto il popolo italiano serberà eterna per Lui, le sublimi doti che lo ornavano da cittadino, ti siano forza e coraggio e pensa che il vecchio tuo amico ti ricorda in questo triste momento, ed è con te e colla intera tua famiglia per condividere se può con voi il dolore.
Ciao tuo
CARLO DORIA
Cancelliere Pretura Bardolino
Verona 20 - XII - 17
Stimatissimo amico,
Non trovo parola per esprimerle il mio dolore per la morte del suo figliuolo diletto, del vero amatissimo Gaetano.
Ne sono così dolorosamente colpito che la mia bocca è muta mentre 1’animo in un tomulto d’affetto vorrebbe pur esprimere tante cose belle, tante cose buone di Lui che nel compimento della santa sua opera dava generosamente in olocausto alla Patria la sua giovine e fiorente esistenza, il suo promettente avvenire.
Coraggio mio buon amico, coraggio buona Signora; Iddio che atterra e suscita che affanna e che consola sia a Loro di aiuto.
Lunedì pregherò con Loro
Dottor ETTORE CAPPELLETTI
Verona 20 - XII - 17
Ill. Signor cav. e Signora,
Vorrei asciugare una lacrima se a tanto potessi ma qualunque parola, anche del cuore più amico, in sì straziante sciagura, nulla vale, se Iddio non ci mette sopra il balsamo della rassegnazione.
Povero Gaetano! Proprio quando si chinava al povero ferito per lenirne i dolori, la morte l’abbracciava per condurlo al premio.
Egli cade mentre prodigava le sue doti di mente e di cuore unendo la scienza alla carità, due ali d’oro che lo sollevarono dalla terra. - Preghiamo per l’anima sua.
Per voi che il Cielo vi conforti e benedica il vostro
giusto cordoglio al quale io di cuore partecipo. - Pregando estendere questi miei sensi a tutta la famiglia,
salutandovi mi firmo
Don FERRUCIO SPADA
Bassano 20 - XII - 17
Rev. Arciprete Don Costalanga cav. Vittorio
Parroco di Tregnago
La dolorosa notizia da lei inviatami la seppi ancora ieri per mezzo di un fonogramma ricevuto da Crespano, e sollecitato da me dietro insistenza di Giovanni Castagna.
Quale sventura per la povera famiglia così duramente colpita!
Oggi stesso scriverò anch’io all’arciprete di Crespano che conosco di persona, per raccomandargli di esaudire il suo desiderio pietoso.
Intanto la prego di porgere anche da parte mia le condoglianze più sentite all’egregio Sindaco di Tregnago.
Di giorno in giorno temiamo dover sgombrare.
Con distinti saluti
Devotissimo
Don DAL PRÀ
Vicenza 20 - XII - 17
Ill. Sig. Cavaliere,
Con profondo dolore ho appreso la sventura che Le è accaduta e non vi trovo espressioni per manifestarLe il mio cordoglio e per lenire lo strazio del suo cuore e quello della sua degnissima consorte e famiglia tutta.
Proprio il 14 ed il 15 c. m. ho avuto occasione di parlare della sua famiglia e mi interessai anche del caro e compianto Gaetano. Non ricordo chi, ma fu uno di Tregnago che venne qui per visita medica e che mi conobbe.
Signor Cavaliere! Esso è forte, dovrà farsi più forte per sollevare il dolore della sua Signora e della sua buona mamma, le quali per essere donne e madri sentiranno il dolore più acerbo.
Ella è credente, Ella è patriotta, là possano le sue virtù trovare la forza di superare la dolorosa prova, Lo faccia per amore della sua cara famiglia.
Signor Cavaliere! Mi associo al suo dolore e con Lei io pure sto versando lagrime per il caro, pel buono, pel simpatico ed adorato Gaetano. Voglia Iddio consolarlo.
Mi creda di Lei
Devotissimo
BOTECCHIA DOMENICO
Verona 20 - XII - 17
Egregio Sig. Sindaco,
Con profondo dolore appresi la gran perdita del povero Gaetano, che non dimenticherò mai perché buono, intelligente, allegro. Non ci sono parole per farlo ritornare fra i suoi cari. - Sia di conforto a Lei ed a tutta la famiglia saperlo sacrificato per la Patria e che rimarrà, per le sue doti rare, incancellabile la sua memoria negli amici e conoscenti.
Si facciano forti contro l’avverso destino e con i miei auguri Le stringo la mano
Devotissimo
SILVIO MORANDI
Soave 20 - XII - 17
Spettabile famiglia Battisti,
Come fulmine giunse a noi la dolorosissima notizia. - Anche il loro caro Gaetano aggiunse il suo nome alla lunga schiera dei Martiri per la Patria.
Che Egli dal Cielo meritato per la grandezza del suo sacrificio, sorrida a’ suoi cari, ed infonda a loro calma e rassegnazione.
Dividendo con tutto il cuore al Loro cordoglio inviamo le nostre vivissime condoglianze.
LUIGIA ved. RIGHETTO e figlia MARIA
Mezzane di Sotto 20 - XII - 17
Amico Carissimo,
Mi è profondamente straziante la notizia del suo caro figliuolo, che leggo sui giornali: Più volte ho pure io sofferto la perdita di figli, di famigliari, per cui amaramente comprendo lo stato del suo bel cuore, o carissimo amico. Nella grande corona della patria brilla fulgente di gloria una nuova stella.
L’ammirazione per le virtù del caro suo figliuolo, la gloria di cui si è coperto, Le possano essere di conforto.
Iddio Onnipotente, amoroso versi in nome del sacrifìcio, nel suo cuore, nel cuore della sua Signora,
degli suoi figli, doni quella forza di rassegnazione tanto necessaria in tali sventure a quelle anime che così grandemente sentono come sa Lei tanto sentire.
La mia famiglia prende grandemente parte al dolore della sua ed io piangendo lo abbraccio
affezionatissimo
URBANO TREVISANI
Verona 20 - XII - 17
Sig. Cav. Battisti
Ho appreso ora la triste notizia della morte di suo figlio sul campo dell’onore.
Sereno, buono ed affabile io lo ricordo con affetto. Con animo commosso partecipo al suo dolore e della sua famiglia e Le sia di conforto il pensiero e l’orgoglio di sapere che suo figlio ha sacrificato la giovine esistenza alla Patria.
Sentite condoglianze
Suo affezionatissimo
Dottor SALOMONI
Verona 20 - XII - 17
Zio carissimo,
Appresi con grande dolore l’immatura perdita del nostro Gaetano. Mi associo nel dolore e nel pianto che oggi piomba nel lutto le nostre famiglie.
Sia di sollievo all’immenso vostro e nostro cordoglio il saperlo rimpianto da tutti coloro ch’ebbero la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le rare doti di mente e di cuore, e la causa santa per cui sacrificò sul campo dell’onore la sua giovine esistenza.
Dinanzi a questa fulminea sciagura, che ci colpì, mi sento incapace di poter trovare parole le quali possano alleviare il dolore, perla perdita del nostro amato Gaetano.
Il Cugino
CASTAGNA FELICE
Verona 20 - XII - 17
Illustrissimo Sig. Cavaliere,
La triste novella mi è giunta improvvisa e mi ha conturbato assai. - Io non conoscevo il suo distinto figliolo, ma da quanto mi fu detto e da quanto appresi nei giornali capisco che egli fu davvero un figlio amorosissimo e un soldato valoroso. - A lei dunque, illustre signor cavaliere, presento le mie condoglianze.
Sulla tomba di suo figlio non piange soltanto una famiglia, ma la patria intera, tanto più che la morte lo colse mentre Egli stava compiendo un ufficio pietoso di carità.
Io lo ricorderò nella Santa Messa e pregherò anche per Lui, per la sua Signora e per il mio alunno invocando dal cielo su tutti quella rassegnazione che solo Iddio può dare all’uomo.
Accolga insieme alle mie condoglianze anche i sensi della mia profonda stima
Di Lei devotissimo
Sac. Prof. D. GIO – BATTA BUFFATTI
Belfiore Veronese 20 - XII - 17
Miei cari,
Se l’amicizia potesse dare all’animo sanguinante il lenimento al dolore, io tutta tutta la consacrerei ad esso. Ma ci sono strazi così grandi per i quali nessuna parola è conforto. Ne mi provo a dirla io che divido tutto, tutto il vostro dolore nella sua immensità. Sono con voi in ispirito, sono con voi oggi che gemete come lo fui nei lieti giorni del passato.
Oggi conto di essere per voi qualche cosa di più che un’amica; sento di esservi figlia e sorella perché lo schianto dell’animo vostro si ripercuote sul mio cuore che oggi batte all’ unissono al vostro.
Perdonatemi se vi parlo con termini più confidenziali, ma mi sento così unita strettamente legata al vostro dolore, che non mi fa nemmen sentire la mia inferiorità.
Io non so confortare perché troppo sento il bisogno di piangere con voi. Vi voglio tanto, tanto bene, che non vi so dire di più.
Oggi il dovere mi lega qui, ma lunedì senza fallo, o domenica sera se lo potrò sarò tra voi.
Accoglietemi come fossi sangue vostro, perché così io divido la vostra vita nella gioia e nel dolore.
Con tutto l’affetto v’abbraccio tutti
GIGINA CELLI GAMBETTA
Tregnago 20 - XI I – 17
Onorevole Cavaliere,
Giungano a lenire il dolore per la perdita dell’amato figlio a Lui e intera famiglia i nostri più sinceri rincrescimenti.
Devotissimo
DAL FORNO ALFONSO E CONSORTE
Torino 23 - XII - 17
Carissima Signora,
Apprendo ora la dolorosissima notizia. Non le scrivo parole di conforto, perché ogni parola è vana in tanta angoscia.
Prendo vivissima parte al loro dolore e non so dimenticarli un solo momento.
Coraggio, cara Signora, sia forte per sé e per i suoi cari, e si consoli nell’affetto dei suoi figliuoli e nel ricordo delle virtù del suo Gaetano, virtù che lasciano in tutti un grande rimpianto.
Mi creda con affetto
affezionatissima
ANGELINA TONOLLI
Parona 20 - XII - 17
Carissimi zii,
Con immenso dispiacere e come un fulmine ci è giunta la notizia della morte di Gaetano al quale tutti noi eravamo affezionati per tutte le sue buone qualità e che amavamo sinceramente.
Non sento neppure di portare, con questa mia, un sollievo alla grande disgrazia che colpì non solo la vostra famiglia; ma noi tutti, perché comprendo quanto sarà grande il vostro dolore e quale è la perdita che piangete, ma solo per unirmi con la famiglia, al rimpianto vostro e farvi conoscere che anch’io mi associo al vostro dolore e che vi comprendo.
Trovate voi la forza di sopportare questo colpo con fermezza e che la calma ritorni nel vostro cuore; ed il rimpianto di quanti lo hanno conosciuto ed il pensiero suo caro sia un sollievo per le vostre anime.
Vi bacio - Vostro
ALFONSO MAIMERI
Verona 20 - XII – 17
Carissima zia,
La mamma mi comunica la triste sventura che toccò alla cara tua famiglia. Io pure sono profondamente addolorata e non ho parole per poterti consolare. Dio solo può mettere il balsamo sulla tua profonda ferita, povera e cara zia, ed io ben di cuore a questo scopo lo prego per te e per lo zio. - Ti sia di conforto il pensiero che un giorno li ritroveremo tutti i nostri cari e non ci sarà lassù separazione di sorta. Non ti posso fare gli auguri di lieto Natale, ma ti prego ogni benedizione da Gesù Bambino,
Con affetto ti bacia la tua
Nipote
MARIA ZAVARISE
Verona 20 – Xll – 17
Spettabile Sig. Cav.
M’associo al lutto immenso che ha colpito Lei, la sua famiglia, e il paese di Tregnago.
Devotissimo
Dott. DAL - FORNO CARLO
Verona 20 - XII - 17
Preg. Signori,
Con animo addolorato condividiamo a sì grande sventura e immatura morte.
Poveri sono i nostri detti, Iddio solo abbia a consolarli e confortarli in tanto dolore.
Rispettosi saluti
MENA E COSTANTINA
Caro Brunetto,
Tu buono fa quanto puoi presso i tuoi cari, specie mamma e nonna. Per te tutti i nostri pensieri.
Con affetto
MENA E COSTANTINA
Verona 20 - 12 - 17
Egregio Sig. Cavaliere,
Apprendo in questo momento la dolorosa notizia della grave sciagura che l’ha colpito nell’affetto più caro.
Mi associo a Lei con tutto il cuore, e la prego in pari tempo di porgere le mie più vive condoglianze all’intera sua famiglia.
In questa tragica ora, che non conosce conforto, le sia di sollievo l’unanime rimpianto di quanti ebbero la fortuna di conoscere le non comuni doti dell’eroico suo figliolo, immolatosi, per una più grande Patria, e soprattutto per un sublime spirito di sacrificio e di umanità sul Campo dell’onore.
Le stringo forte la mano
Suo aff.
Ing. FRANCHINI STAPPO
20 - XII - 17
Convalensenziario 3° Armata
Ho letto sul Corriere della gloriosa morte del suo figlio Gaetano. - Voglio credere che le saranno accette le condoglianze più vive sincere di uno che ebbe in Gaetano un amico affezionato fino da i primi anni di scuola.
Aspirante Medico
PAOLO GIRARDI
Verona 20 - XII - 17
Carissimo Costantino e famiglia,
Non vi so esprimere tutto il dolore che ho provato stamane a leggere sui giornali la sciagura che vi colpì.
L’immenso vostro strazio è da me e da ogni buon cittadino, compreso e diviso; a ciò vi sia di conforto in tanta angoscia, oltre al pensiero del nobilissimo scopo per il quale il Gaetano rimase sacrificato.
A Lui la pace dei giusti e valorosi, a voi rassegnazione e coraggio . . .!
Vostro aff
FERRUCIO CHIARENZI
Verona 20 - VII - 17
Carissimo Battisti,
In questa ora di angoscia per Lei e per i suoi cari permetta arrivi anche le mie parole a dirle il mio pensiero nell’apprendere la tragica notizia.
L’anima dei Passati vive in quanto fecero di bene ed in quanti destarono affetto. - Il suo Gaetano fece il bene alla sua Terra sacrificandosi, destò tutto l’affetto per il suo cuore nobile e generoso. – L’anima sua quindi aleggia soavemente tra i vivi.
È pure visione che attrae e addolcisce!
Povero Sig. Costantino, dia tregua al pianto, pensi ad un Angelo benedicente ai suoi cari adorati, pensi al suo spirito che noi tutti respiriamo quale balsamo salutare nelle ore tristi.
Capitano Dott. FRIGO ARISTIDE
20 - Xll - 17
Carissimo Sig. Cavaliere,
Non so né posso trovar parole di conforto pel suo giusto dolore.
Piango con Lei, colla sua buona Signora, coi suoi cari tutti.
Sia gloria a Lui, buono, bravo, eroe.
Dottor PENASA
Cazzano 20 - XII - 17
Ill. Sig. Battisti,
Vivamente commossi per la perdita del suo caro figlio Gaetano, che dei nostri era compagno ed amico, presentiamo le nostre più sentite condoglianze.
Valga il compianto generale, e la stima che il suo figlio seppe acquistarsi dovunque, a lenire l’immenso suo cordoglio e quello di tutta la sua famiglia.
Voglia uniti ai nostri accettare pure i sensi dell’immenso cordoglio dei nostri figli.
S’abbia pure i nostri ossequi e ci creda
Devotissimi
CANIUGI - RUDI MELEGATTI
Verona 21 - XII - 17
Mio carissimo Paolo,
La tristissima notizia che ieri mi giunse mi ha vivamente addolorato; i pochi mesi di quest’inverno erano bastati per affezionarmi vivamente al tuo povero fratello; i cui modi franchi e sinceri, la cui perenne serenità avvincevano fin dal primo incontro l’animo dei compagni: io sento, io sono certo che noi tutti ci ricorderemo sempre di Lui che tante volte, ritornati alle nostre scuole, ripenseremo a Lui con desiderio.
Lo comprendo mio buon amico, quanto deve esser grande il tuo dolore - sento che nessuna parola può consolarti di questa dolorosissima perdita, pure se 1’affetto fraterno, se il compianto degli amici può recare, in quest’ora triste, alcun conforto al tuo dolore, credi che io, che noi tutti partecipiamo con te, alla tua sofferenza.
Abbiti un abbraccio dal tuo
GINO GRANCELLI
Verona 21 - XII - 17
Onorevole famiglia Battisti,
Siamo costernati e non abbiamo parola che possa a Loro valere di conforto in tanta disgrazia.
Voglia Iddio conservare gli altri loro figli, nipoti, dei quali verrà compenso a tanta sciagura.
Una stretta di mano.
CONIUGI Rag. BALZAROTTI
Milano 21 - XII - 17
Egregio Cavaliere,
Ieri sera mi giunse lettera di mio figlio Igino da Vicenza colla quale egli con animo commosso e desolato ci partecipava la tremenda e irreparabile sciagura che ha colpito la S. V. colla morte del suo dilettissimo figliuolo medico sul campo dell’onore.
Questa dolorosissima notizia, Eg. Cav., strinse pure 1’animo nostro di profonda amarezza, pensando a Lei ed alla sua rispettabile famiglia gettata nel lutto per la perdita dell’ eroico e bravo suo figlio.
Per quanto io immagini che un tanto dolore non ha consolazioni, pure io oso, a nome anche di mia moglie, indirizzar loro una parola di conforto e di coraggio, la quale poggiando sul duplice sentimento della religione e della patria, elevi il loro animo alla santità e sublimità del sacrificio.
Coi nostri distinti ossequi a Lei ed a tutti di sua famiglia
mi abbia con deferente stima per
Devotissimo
GILBERT DE WINCHELS Ing. ANGELO
Livorno 21 - XII - 17
Carissima Signora,
Immagino il dolore immenso che la ferale notizia ha procurato al suo nobile cuore di mamma, indovino lo strazio dell’animo suo buono che nulla potrà consolare e sentendomi incapace di scrivere parole atte a mitigare la sua pena, convinta che non vi ho parola sufficiente, soffro nel segreto dei cuore, e pel Caro perduto così repentinamente e per Lei che conosco 1’animo sensibilissimo.
Anche i miei tutti rimasero dolorosamente sorpresi e mi pregano di porgere a Lei ed alla sua famiglia vivissime condoglianze.
La bacio con tanto affetto e con Lei la carissima
Maria, nonna, Irene.
Ricordandola con tutti di mia famiglia
GIOVANNA
Montecchia 21 - XII - 17
Stimatissima Signora,
La scomparsa del povero Gaetano se è lutto straziante per Lei è pure vivo dolore per quanti lo conobbero.
Egli così giovane e forte è stato troppo presto rapito all’amore della sua famiglia e all’affetto di tutti.
Sia di conforto al suo grande dolore il pensiero che tante persone con lei ora soffrono e pregano e nell’amore dei suoi cari vivrà rassegnata ricordando il caro Estinto.
Una viva espressione d’affetto dalla sua aff.ma
COSTALUNGA ESTER ZAMBONI
Soave 25 - XII - 17
Egregio Cav. e famiglia,
Qualche giorno fa sentimmo con dispiacere che il suo figlio Gaetano era ferito e oggi la signorina Ambrosini ci annunciò la sua morte.
La sentimmo con dolore questa notizia, e vorremo esser vicini per dir loro quello che ora i nostri cuori non sanno esternare.
Conoscevamo il caro estinto e con loro lo piangiamo, piangiamolo e ricordiamolo ora tutti.
Dir loro coraggio, sono parole, ma purtroppo altro non resta, resta solo il sublime compiacimento di saperlo morto per la patria, pel dovere.
Coraggio Cav. e famiglia e Dio benedirà il loro sacrificio.
Inviamo a Lei e famiglia i nostri migliori auguri e ci credano di Loro
Devotissimi
MATIELLO - DOMENICA
Milano 21 - Xll - 17
Egregio Sig. Cav. Battisti,
In questo momento per Lei dolorosissimo permetta che la parola di un possibile conforto giunga al suo cuore angosciato da tanta sciagura da noi, che con grande simpatia sovente ricordiamo.
Le sia di conforto il pensiero che non sarà vano il sacrificio di Quegli che fu ma che anche a Lei la Patria chiese in olocausto 1’essere amato ed adorato, olocausto necessario al suo avvenire, alla sua grandezza.
La prego di porgere da parte nostra alla distinta di Lei famiglia tutte le nostre più vive e sentite condoglianze e voglia gradire Egregio Signore il nostro commosso saluto.
Devotissimo
EDOARDO - ARTEMIA SCHEBIFER
Mantova 21 - Xll - 17
Preg. Sig. Battisti,
Permetta ad un amico sincero ad un vecchio compagno di scuola del suo povero Gaetano, di dividere con Lei tutto il dolore e tutta 1’angoscia orrenda per la morte gloriosa sì, ma immatura del suo Gaetano, del nostro Gaetano e di piangere in lui la forte e rigogliosa giovinezza, l’acuta intelligenza, la squisita simpatia del suo fare, l’anima sempre serena ed allegra propria degli spiriti franchi e sinceri.
Questa atroce guerra falcia a poco a poco tutte le vite migliori ed io vedo sempre più farsi intorno a me un vuoto inesorabile.
Se di conforto si può parlare in questa triste ora, accetti come tale queste mie povere parole che vorrebbero esprimere il compianto e il dolore che mi attanagliano l’animo di strazio - Se l’orgoglio di aver dato una vita alla Patria non basterà ad attenuare il lutto acerbo, Le sia di lenimento la reverente memoria unita ad ammirazione che noi tutti amici e conoscenti del suo figlio diletto avremo per chi ha fatto eroico sacrificio di sé per la salvezza della Patria.
Rinnovando le mie più sincere condoglianze ossequia
Devotissimo
ILDEBRANDO MOROSINI
Maresciallo nell’Ospedale Terr.
7. Via Moscova Milano
Il 22 - XII - 17
A Lei ed alla sua famiglia il mio pensiero affettuoso di profondissimo cordoglio per la grave ma gloriosa dipartita del loro Gaetano.
Mi sentano vicino a Loro con tutto 1’animo grato, per la memoria anche del povero papà che ella venerava.
ALBA DANIELI
Egregio Cav. Battisti,
Sono vicino a loro con animo straziato, ma fiero del loro eroe.
ALBA DANIELI
Parona 22 - XII - 17
Cari Cognati,
Impossibilitato intervenire di persona, assisterò insieme ai miei, in ispirito, alla cerimonia in suffragio del caro perduto - Possa il vostro strazio, trovare un qualche conforto, nel ricordo delle virtù di mente e di cuore, dell’indimenticabile estinto, il cui nobile sacrificio pei santi ideali di patria di umanità, che ebbero in Lui un assertore convinto, non sarà, ne ho ferma fede, stato speso invano.
Ed il pensiero che il lacrimato eroe, attende, e non indarno, da voi, cure e conforto, per i vostri figli e vecchi genitori, e l’ottima Irene, e che un premio ambito vi sarà riservato, di potere un giorno ricongiungervi a Lui, vi infonda la forza per sopportare tanta sventura.
Con cuore angosciato e vivo affetto v’abbraccia
vostro
VITTORIO MAIMERI
Verona 22 - XII- 17
Egregio Signore,
Nel lutto che in questo Natale tristissimo avvolge la sua casa, permetta, Egregio Cavaliere, che anche a nome di mia moglie io mandi a Lei, alla sua Signora e alla sua famiglia, le più affettuose espressioni di condoglianza per la gloriosa morte del suo figliolo.
Non vi è quasi famiglia che non sia in lacrime, ma, come la Patria sempre onorerà chi è caduto da prode, gittando gioventù, averi e vita pel grande riscatto, così Dio non permetterà che il sacrificio di tante nobili vite si sia compiuto invano.
Gradisca gli ossequi di chi si stringe a Lei nel dolore
e mi creda di Lei
Devotissimo
IGINIO FACCIO
Ricevitore Registro a Verona
Vigevano 22 - XII - 17
Carissima cugina,
Mi piange l’animo doverti scrivere in questo momento tanto doloroso, mi riesce tanto più difficile parlare ad una madre che ha perduto un figlio senza vederlo.
L’ offrire se stessi in olocausto a colei che si chiama Patria, è nobile e generoso, ma purtroppo in questa circostanza l’egoismo ben giustificato dell’affetto ci fa momentaneamente travisare per soffermarsi su ciò che natura chiama amore di madre, amore del proprio sangue.
Permettimi, carissima cugina, e con te me lo permetta la famiglia tua, di prendere vivissima parte al tuo dolore.
Ti sia lieve il pensiero d’aver offerto il tuo giovine Dottore, poiché il suo sangue ci sarà ara di pace e di grandezza.
Non accorrarti, pensa ai tuoi carissimi figli e su di loro riversa il tesoro d’affetti che avevi per Colui che non è più.
Credemi sempre tuo affezionatissimo
Cugino EMILIO
li 22 - XII - 17
Sig. Cav. Uff. Battisti,
Sindaco di Tregnago
Questo consorzio ha appreso con vivo dolore l’annuncio della morte del di Lei prode figliuolo. – Possa essere di qualche conforto allo strazio del suo cuore il tributo di ammirazione e di gratitudine, che si rivolge al caro Perduto, che ha offerto la vita per la salvezza della Patria.
Con ogni ossequio e con rinnovate condoglianze.
Il Presidente
L. POGGI
Verona 22 – XII - 17
Ill. Sig. Sindaco,
Prendo vivissima parte al gran lutto che ebbe a colpirla nell’ affetto a Lei più caro, e mando a Lei e alla sua Signora le mie più sentite condoglianze.
Delego il mio amico Cav. Avv. Valle a rappresentarmi alle ben meritate onoranze che verranno tributate all’Eroe che sacrificò la sua vita per la grandezza della nostra Patria.
Devotissimo
BORGHETTI
Cogolo 22 - XII - 17
Onorevole Sindaco,
Con vero ed immenso dispiacere appresi l’eroica morte d’un figlio amato nel fior dell’età.
Si conforti nel pensare che così ha stabilito Colui i cui consigli sono imperscrutabili e per la santità della causa per cui è caduto.
Nelle mie povere preghiere non cesserò mai di ricordarmi dell’anima preziosa di Gaetano Battisti, perché il Signore quanto prima lo chiami al suo amplesso.
Con sentiti ossequi
Devotissimo
DON ELISEO FERRIGHI
Verona 22 - XII - 17
Ill. Sig. Cavaliere,
Nessuno più della famiglia Zennaro può condividere il dolore della perdita del compianto Gaetano. - Egli era compagno, amico, condiscepolo del nostro Gigi ambedue nel medesimo tempo chiamati alla difesa della Patria ed ambedue prestare la loro opera di scienza e carità a prò dei prodi feriti e moribondi, che al Dio degli eserciti offrivano la loro vita per la grandezza dell’ Italia.
A lenire il dolore che proviamo suplisca 1’unanime compianto, i molti che lo condividono e la causa santa e giusta cui fu spesa sì giovane e promettente vita.
Forti di patrio amore accettino i sentimenti miei e della mia famiglia e stringendole forte la mano mi abbia sempre pel suo
Devotissimo
GIUSEPPE ZENNARO
Dalla prima linea li 22 - XII - 17
Egregio Sig. Battisti e famiglia,
Con vero e sentito dolore appresi la notizia che il buon Gaetano, amico mio carissimo, è caduto alla fronte prodigando 1’opera sua medica ai feriti ed adempiendo il suo dovere di vero figlio d’Italia.
Non ho parole sufficienti per poter lenire il loro sommo ed immenso dolore per sì grande perdita.
Oh! quanta balda gioventù dà la vita in questi giorni, con continue prove di elevato spirito patriottico.
Unisco le lagrime mie alle Loro per la perdita di sì ottimo figlio e carissimo amico ricordandolo perennemente.
Si consolino che gli Eroi son sempre e da tutti pensati e che il Loro Gaetano sarà ricordato da quanti lo conobbero.
Facendo i migliori voti e mandando vivissime condoglianze all’intera famiglia: Genitori, fratelli Paolo, Bruno, sorella.
Mi credino Devotissimo
Aspirante Ufficiale
ATTILIO TESSARI
6° Alpini Battaglione Monte Baldo
Venezia 22 - Xll - 17
Carissimo Nino,
Con dolore indicibile apprendo ora che il tuo adorato Gaetano è caduto sul campo dell’onore.
Sia gloria a Lui che da prode venne colpito mentre imperterrito compieva il suo ufficio di medico e curava i feriti sotto l’imperversare della lotta.
Il tuo dolore e quello della tua consorte sono in confortabili - Solo il pensiero che è morto da prode ed eroicamente per la difesa della Patria potrà darvi la forza per sopportarla con santa rassegnazione.
Io e mia famiglia ci uniamo al vostro dolore e vi porgo le condoglianze nostre sincere.
In quest’ora suprema per i destini d’Italia raccogliete le vostre forze ed offrite il vostro dolore purissimo alla gran madre, alla Patria.
A te un bacio e saluti a tutta la tua famiglia
affezionatissimo
Maggiore SILVIO BARALDI
Modena 22 - XII - 17
Carissima Signora Elvira,
Con animo straziato appresi oggi da mio Padre la grave sciagura che colpì la sua famiglia e lei specialmente.
Purtroppo le anime buone sono le più soggette a gravi prove di fede.
Io piango e mi unisco a Loro nel dolore, piango col cuore la grave perdita e piango amaramente la gioventù balda e fiorente tolta sì bruscamente alla vita.
Io pure soffersi e mi disperai quando mio marito era fatalmente esposto al pericolo, io pure sono madre e mi sembrerebbe che un colpo tale mi toglierebbe la vita - Ma pure deve infonderle coraggio il pensiero che il suo figliolo morendo da eroe ha lasciato sul mondo un ricordo imperituro di se - un ricordo sublime che mai si cancellerà dalla mente di molti - Il suo Gaetano era il vero orgoglio d’una famiglia, sia per 1’ingegno, sia per la bontà e per la rigogliosa persona.
Donando la sua splendida gioventù alla grandezza della Patria, sarà esempio di resistenza e di valore ai titubanti ed ai deboli; ai vili traditori - Il suo dolore crudele deve essere mitigato, sapendosi madre d’eroe - sapendo che il suo Gaetano ha compiuto il suo dovere fino all’ultimo momento, restando impavido al suo posto.
La Bietta è tanto triste e pensa come fosse un suo fratello, si unisce a me per esprimere sentite condoglianze.
Pure i miei genitori addolorati si uniscono a Loro.
Mando affettuosi saluti a tutti di sua gentile famiglia specie alla Signorina Maria e la Signorina Irene, a Lei mando un affettuoso bacio e mi dico
l’aff. amica
MARY FRIGO TREVISANI
Cattedra Ambulante d’Agricoltura
VERONA
Verona 22 - XII - 17
Egregio Cavaliere,
A Lei ed alla distinta famiglia sua, porgo vivissime condoglianze.
Con tutta stima
Suo dev.mo
Prof. DE –ANGELIS
COMANDO D’AEREONAUTICA
DELLA I° ARMATA
23 - XII - 17
Egregio Sig. Sindaco,
Permetta che le esprima anche in iscritto, ora che nel suo santo dolore di padre può essere disceso, non certo il conforto, ma almeno una relativa calma, tutto il cordoglio da cui io stesso fui preso e sono tuttora tenuto per l’immatura sebbene gloriosa fine del figliuolo suo.
Ancora mi stringono 1’anima, da una parte il pensiero delle lagrime sue e della sua straziata famiglia e dall’altro il dolore di aver dovuto proprio io darle la tristissima notizia.
Non ostante la mia ferma volontà di evitarle ancora per qualche ora tanto schianto, all’ultimo momento mi mancò la forza di nasconderle la dura verità.
Mi perdoni, e ricordi solo che tanto io quanto tutti di casa mia partecipiamo al suo lutto come per una persona di nostra famiglia.
L’anno che ora si chiude lascia in molte famiglie Italiane, anche di Tregnago, un ben triste ricordo. Molte lagrime in quest’ anno sono state versate e forse altre se ne verseranno nell’anno che sembra spuntare con non lieti auspici. Ma speriamo tutti ardentemente che siano le ultime e non abbiano lunga durata. E che siano degnamente vendicate, insieme alle tante finora fatte spargere dall’eterno nostro nemico, dal valore provato dei nostri soldati e dalla fermezza dell’intera Nazione, alla quale in grandissima parte spetterà il merito della vittoria e della necessaria pace duratura ed onorevole, oppure, che Dio non voglia della sconfitta colle sue incalcolabili disastrose conseguenze.
Voglia, Sig. Sindaco, accettare anche i miei auguri personali per Lei e per la sua addolorata famiglia. Che il nuovo anno porti il compimento dei loro voti, e sia un anno di benedizione per tutti della nostra Tregnago e per l’intera Patria nostra gloriosa.
Coi migliori saluti
Colonnello GILBERT DE WINCHLES
IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO PROVINCIALE
di VERONA
Verona 23 Dicembre 1917
Onor. Cav. Uff. Costantino Battisti
Sindaco di Tregnago
Con la più viva e dolorosa emozione ho appreso, al mio ritorno da Roma, che il suo diletto Federico, giusto orgoglio e speranza del suo cuore paterno, ha fatto olocausto alla patria della sua giovine e nobile esistenza.
La grandezza del fine pel quale Egli si è sacrificato, l’onore sempiterno che ne ridonda alla sua cara e radiosa memoria, l’unanime rimpianto degli amici e dei concittadini, possano dare a Lei, credente e patriota qualche conforto nella gravissima sventura e aiutarla a sopportare una perdita di cui non può esservi altra maggiore per un padre affettuoso.
Rivolgo un sentito omaggio alla vittima nobilissima di un alto dovere e prego V. S. di avermi, come sono, partecipe di tutto cuore al profondo cordoglio suo e della su a distinta famiglia.
Con la maggiore osservanza
di Lei devotissimo e affezionatissimo
GIULIO PONTEDERA
21 - XII - 17
Carissimo Nino,
La notizia della grave ferita del mio caro Gaetano a cui voglio un bene profondo più che a un fratello mi colpisce nei miei più intimi sentimenti, nei miei più gelosi affetti: io voglio con la stessa intensità di lei ch’è suo padre la pronta e perfetta guarigione del caro Tano. Per l’amore e la stima, per la fede che mi lega a lui come combattente oltre che per la comunione di sangue, faccio i miei voti più ardenti. Povero Tano! Se potessi assisterlo! Io penso con quanto piacere mi vedrebbe, lui che mi voleva bene, che contraccambiava il mio affetto.
Ma purtroppo non posso muovermi dal mio posto di combattimento e di dovere: e lui che lo sa, lui mi direbbe di restare ove sono. E qui io giuro che vendicherò anche Il suo sangue finché io abbia forza e vita. È giuramento il mio!
Mi sappia dire dove si trova, mi dia notizie di lui che le bramo ardentemente. Io spero che ormai sia fuori d’ogni pericolo. Al solito anche le ferite gravi si superano quando si sopportano i primi tre o quattro giorni; quindi io spero moltissimo, anzi mi sento sicuro di poterlo abbracciare presto il bravo Tano.
Me lo saluti tanto, lo baci intensamente anche per me e gli dica tutta la mia ammirazione, tutto il mio amore.
Gli avevo scritto pochi giorni fa in risposta ad una sua lettera. A lei ed alla sua famiglia tutta ci dico di farsi coraggio, che ormai il male deve essere superato e mi creda ansioso di notizie
affezionatissimo
Avv. CRACCO FRANCESCO
Capitano Comand. Batt. Monte Tonale V° Alpini
23 - XII - 17
Carissimo Nino,
Carissimi parenti tutti,
Anch’io piango perché un comune vincolo di sangue mi lega al nostro Tano, perché un affetto, anzi un amore paterno corre fra noi due e quest’amore era ingigantito per la comune fede, per i comuni sacrifici di questa guerra.
Anch’io piango, ma non piango un morto. Gaetano è in me (come deve essere in voi più ancora) sempre ed eternamente vivente.
Di lui ci mancano soltanto le sacre spoglie, soltanto l a persona materiale. Noi sentiamo che vive: perché infatti ora lo amiamo più di prima, noi lo pensiamo più intensamente. Egli è in noi! S i può allora credere e pensare che sia morto? No! Io per mio conto lo conservo in me come prima, più di prima , né il tempo potrà diminuire questa mia comunione con lui. È un dolore non poterlo più vedere, non poter più sentire la sua voce, non poterlo più aiutare nel cammino della vita promettente; ma se guardiamo profondamente nella vita umana queste mancanze, certo dolorose, sono poca cosa in confronto della esistenza spirituale di lui la quale resterà in noi finché esisteremo noi.
Non avrebbe potuto rimanere eternamente in noi se Egli non fosse stato un prode soldato, se avesse consumata la sua vita vanamente senza idealità. Allora con le sue spoglie sarebbe scomparsa anche la memoria di Lui.
Ma uno che dà la vita per un ideale lascia una tale eredità d’affetti nei parenti e nei amici che lo amavano, la quale lo rende più caro ed immortale.
E Gaetano è immortale per noi, e non già per noi soltanto, ma per tutti i nostri discendenti e per tutti i cittadini italiani che non sono degeneri. So di non aver detto niente di nuovo; so che queste cose sono vecchie; ma noi in questi dolorosi momenti in cui ci vediamo privati del corpo del nostro amato Gaetano, è necessario che queste cose le ricordiamo. E ricordandole non ci butteremo alla disperazione, ma sentiremo vicino al dolore nascere l’orgoglio. Nei genitori l’orgoglio sacro d’aver
data la vita ad un campione del dovere e dell’onore, ad un martire di una idea purissima , alta e spoglia d’ogni privato interesse; d’aver messo al mondo un essere perfetto perché la perfezione della vita consiste nell’impiegare degnamente la nostra corporale esistenza. Questa è la perfezione, questo è l’uomo perfetto. Chi ha impiegato la sua esistenza — breve o lunga — per un Ideale santo,
per il Bene, questi è un Santo, questo è un Martire, un Eroe dell’Umanità. Sono tutti vermi li altri uomini al confronto, anche se vivono lungamente, anche se divengono ricchi e potenti!
E tutti i baldi giovani che coscientemente e con entusiasmo come il nostro Tano hanno dato, danno e daranno la loro corporale esistenza in questa guerra per combattere la tirannia, per preparare una migliore umanità, una società più giusta ed onesta, tutti questi giovani (lo dirà certamente la vera storia) avranno impiegato la loro vita per un Ideale santo, per un vero Bene.
E chi ha dato a loro la vita, i genitori di costoro debbono sentire più l’orgoglio che il dolore. Fortuna ti d’aver messo al mondo dei figli che si sono resi benemeriti, dei figli generosi che alla società non hanno domandato niente ed hanno dato tutto! Quale maggiore virtù? Quale maggiore conforto per chi li ha allevati? Lo dico con ferma convinzione e con piena coscienza: Noi dobbiamo invidiarli i nostri caduti ed io profondamente invidio il nostro Tano, la sua virtù, la sua perfezione umana e domanderò che nessuno pianga, se come lui dovessi cadere.
Questo è quello che anche Lui domanda a Voi ed a me! Che non piangiamo per Lui, ma siamo invece orgogliosi del suo sacrificio, del suo amore per il Bene. Che perseveriamo nella lotta contro il Male, contro il dispotismo della società attuale a dispetto di tutte le canaglie (rossi o neri) che vorrebbero che il sangue sparso fosse stato sparso vanamente o per il loro interesse personale… alludo ai cattivi italiani che oggi anche al Parlamento danno impunemente scandalo ai vivi ed oltraggio ai nostri cari morti!
Ma sorgerà il giorno della sacra giustizia e delle sante vendette. Noi o quelli che verranno dopo di noi sapranno compierle. Siamone sicuri.
E d io da questo mio posto di combattimento, felice di trovarmi qui, nell’animo, nella mente la visione cara e santa del nostro Tano e di tanti compagni caduti, farò di tutto per vendicarli, per proseguire la loro opera, per portarla a compimento.
I nostri caduti sono con noi e ci aiuteranno. - Vi bacio tutti e vi raccomando di ascoltare i miei consigli.
Vostro aff.
CHECO CRACCO
Milano 23 - XI I - 17
Preg. Signore,
Ella è stata amico affezionato al mio povero Marito, che, apprendendo la disgrazia che ha colpito la sua famiglia, non posso fare a meno di prendervi la più viva parte, d’immedesimarmi del loro immenso dolore e di sentirlo ben giusto, per aver troncato, in un momento, tutte le speranze che un giovane buono, bravo, loro orgoglio e conforto, a ben diritto poteva inspirare e legittimare su larga scala!
Oh quanto presto questa guerra, dà i più cocenti dolori!
Nella loro fede troveranno un aiuto non per cessare di soffrire, ma per soffrire con più rassegnazione, per portare la croce con quel coraggio che Dio non nega mai alle anime buone che hanno in Lui ogni fiducia.
Per gli altri loro figli, avranno ancora la forza di vivere e nella loro riuscita nel loro raddoppiato affetto, troveranno pur qualche conforto ancora, Dio lo voglia!
Mi credano, colle più sincere e affettuose condoglianze.
Devotissima
FANNY FRANCHINI STAPPO PONTEDERA
Milano 23 - XII - 17
A Lei ed alla buona sua consorte mando coll’animo addolorato, sentitissime condoglianze! Sia loro di conforto l’orgoglio d’aver generato un valoroso.
Il nome di quel scomparso, onora Tregnago, che saprà ricordarlo, benedicendolo.
ADELIA ALESSI
VEDOVA ALESSI
Milano 22 - XII - 17
Luisa Castiglioni Alessi addolorata per la crudele notizia, invia alla signora Battisti e a suo marito l’espressione del suo compianto sincero.
Tombetta 23 - XI1 - 17
Carissima famiglia Battisti,
La notizia ricevuta, per me fu dolorosissima, che per quanto studio e penso, non trovo parole di conforto a tanta desolazione, che la loro famiglia e genitori specialmente hanno subito.
Non so quale rassegnazione a tanta disgrazia e tanto dolore si possa confortare.
Povero Gaetano che così giovane, nel primordio della sua carriera fu colpito dal nemico, che fu causa di tanto dolore a tutti che lo conoscevano, perché buono, intelligente, bravo.
Ringraziando la loro premura nel farmi partecipare questa loro disgrazia e facendomi interprete a tanto dolore
Li saluto.
Devotissimo
DAL - BON GIUSEPPE
Brescia 23 - XII - 17
Signor Costantino e signora Elvira,
Da una lettera della mamma e dai giornali ho appreso la grave sciagura che ha colpito loro e tutta la loro famiglia. Il dolore immenso che ho provato al leggere la triste notizia della morte del caro Gaetano mi ha fatto ancor più sentire l’affetto e la stima che fin dall’infanzia mi legava al caro amico.
Non ho parole di conforto perché la disgrazia che li ha colpiti è troppo grande. I meriti del loro amato figliolo Gaetano erano troppo grandi e parlare di Lui mi parrebbe di diminuirne la bella anima, la bella figura di uomo.
Sul quadro terribile e doloroso della battaglia la su a immagine risalta, campeggia raggiante di luce, mentre, con profondo sentimento del dovere, con amorevole cura, animato dalla ferma volontà di strappare dei fratelli alla Morte; stava attendendo al proprio compito sacro e pietoso, Egli che appena destinato come medico ad una Compagnia Alpini, mi scrisse che si sentiva contento e felice, perché si trovava al suo posto d’onore, ha fatto sacrificio della sua vita per la salvezza della Patria, per l’ideale della Libertà e della Giustizia ha dato in olocausto la sua giovinezza, il suo promettente avvenire, al suo confronto io mi sento un nulla.
Egli è un martire, è un eroe. Il pensiero di aver data per l’indipendenza dei nostri paesi della nostra Italia parte viva e palpitante di loro stessi, mitighi il loro strazio, la loro angoscia, e sia loro di conforto la condoglianza di tutti quanti conobbero l’amatissimo Gaetano il cui ricordo resterà vivo e perenne in tutti. Lui dal più alto dei cieli ci dia la forza di proseguire con serenità e con fede il cammino che il Destino ci ha segnato e implori da Dio per i suoi genitori, per tutti i suoi cari la forza di sopportare l’infinito dolore.
Colle lagrime agli occhi abbraccio e bacio Lei signora Elvira e Lei signor Costantino e con loro tutti di famiglia che proprio partecipo alla loro sventura come se fossi un loro figlio.
Affezionatissimo
FULVIO ALDEGHERI
Capitano 6° Bersaglieri
23 - XI I - 17
Paolo carissimo,
Apprendendo con grandissimo dispiacere la perdita del tuo fratello Gaetano, permetti che anch’io, che lo ebbi sempre amico carissimo, mi unisca al dolore che affligge te e la famiglia tua.
Affezionatissimo
SANDRO SANDRI
Mantova 23 - XII - 17
Carissimo Costantino,
Con sommo dolore ho appreso solo ieri sera dal Corriere la grave sciagura da cui è stata colpita per la gloriosa morte del suo adorato Tano.
L a profonda commozione dell’animo mio mi impedisce di scriverle parole di conforto e di rassegnazione; d’ altra parte non lo farei anche potendolo perché so che per quanto elevate potessero essere, non riuscirebbero a lenire nemmeno in minimo il loro giusto dolore, che soltanto
chi ebbe la sfortuna di provarlo può comprendere quanto sia immenso.
Mi limito soltanto ad assicurarla che il loro vivissimo cordoglio è anche mio e che piango con loro amarissime lacrime.
Potrà solo tornarLe di lievissimo conforto la certezza che l’adorato figlio suo, facendo così entusiasticamente sacrificio della sua ben promettente e balda giovinezza pel compimento del dovere e per la grandezza della Patria , ha acquistato il diritto alla universale gratitudine e venerazione.
Gradisca le mie vivissime, sincere condoglianze e quelle di tutta la mia famiglia.
Suo affezionatissimo
Rag. ADOLFO ZAVARISE
Fronte 23 - XII - 17
Egregio Sig. Costantino Cav. Battisti,
Mi perdoni della libertà.
Benché lontano dal natio paese, le persone care restano sempre nel cuore.
Avendo oggi stesso, per mezzo dell’Arena, appreso la troncata esistenza del di lei figlio, mio caro amico, caro a quanti lo conobbero, non posso a meno di manifestarle la mia commozione.
Convinto per la sua nobile affabilità, di cuore generoso, l’eroica fine incontrata prestando da vero fratello le più sacre cure.
Associandomi al lutto unitamente di Lei famiglia, Le invio le più vive condoglianze.
Rassegnazione e conforto. Pace al caro Gaetano.
Devotissimo
ANTONIO LEGNAZZI
Roma 23 - XI I - 11
Grand Hotel Continental
Carissimo Signore,
Da un nostro amico di Verona ebbimo la gravissima e dolorosa notizia, la quale, ci ha veramente costernati!
Ci affrettiamo perciò ad inviare a Lui e sua signora Elvira le nostre più vive condoglianze.
Colla speranza che l’eroica e gloriosa fine del povero giovane, ed il tempo, varranno a mitigare almeno il dolore per tanta sciagura, coi più distinti ossequi ed auguri per le SS . feste del Natale e Capo d’anno, ci creda
Suoi devotissimi
C. E R. MASSALONGO
S. Michele Extra 23 – XII - 17
Nipotini cari,
Inaspettatissima ricevemmo vostra cartolina. Non troviamo parole di forza e di coraggio perché siamo esterrefatti.
Eravamo ben lungi dal pensare di un tale dolore, per la mancanza di sì prezioso figlio. Purtroppo conosciamo la causa che inesorabile ha condotto, ben presto nel fior della vita, al sacrificio il vostro Gaetano.
Coraggio nipoti e rassegnazione, che il vostro figlio dal Cielo vi guarderà e pregherà per voi che sentite aspramente il posto vuoto. Nipoti, lo zio e famiglia partecipano al ben giusto dolore e inviano le più sentite condoglianze.
Vostro zio
CICHERI CARLO
Milano 24 - XII - 17
Egregio Sig. Sindaco,
Il fiero lutto che scende nella su a casa, proprio alla vigilia della dolcissima festa del Natale, potrà destare il cordoglio più sentito in quanti La conoscono, ma non potrà mai essere così vivo quanto io lo sento; io, che da tanto tempo sono legato a Lei da vincoli di amicizia, e che so quanto fortemente batte il suo cuore per l’adorata famiglia.
Lei conosce, caro e sventurato amico, la mia incapacità nel fabbricare delle frasi di occasione; ma sa quanto è sensibile il mio animo nella sventura di quanti ho imparato ad amare; mi associo quindi al grande dolore suo e della famiglia, e con loro piango la immatura fine del bravo, buono e valoroso Gaetano.
È un vuoto terribile aperto nella compagine famigliare; il tempo, sanatore di tanti guai, difficilmente potrà lenire la crudele ferita in un cuore di padre; e per questo con la maggiore affezione partecipo al suo dolore comprendendone la immensa grandezza.
Suo affezionatissimo
Ing. RICCARDO ZANDERIGO
Z. G. 24 - XII - 17
Distinto Sig. Cav. Battisti e famiglia,
Fiero di poter esprimere nell’affettuoso senso di cordoglio che provo, per il sacrificio del loro diletto Gaetano, amico e compagno mio carissimo di studi, cristiana rassegnazione, sia a loro tutti inconsolabili, mentre Madre Patria perenne ricordo e riconoscenza saprà manifestare al glorioso caduto che la difese.
Con ossequi
Dev. mo
G. SERENA
Genio Militare
Verona 24 - XII - 17
Carissimo Battisti,
Ho appreso con vivo rammarico la notizia che il figlio suo è caduto adempiendo il suo dovere di Italiano sul campo, e prendo parte con 1’animo di amico al suo dolore, a quello della sua ottima signora e di tutta la famiglia.
Mi spiacque che impegni d’Ufficio mi abbiano impedito stamane d’assistere all’Ufficio funebre.
Di Lei affezionatissimo
DERNA Ispettore Scolastico
Bardolino 24 - XII - 17
Carolina Gianfilippi Battistoni
invia vivissime condoglianze condividendo tutto intero il loro giusto e santo dolore, ricordando il Caro e Grande Eroe con ammirazione.
Castagnaro 24 - XII - 17
Egregio e carissimo Sig. Costantino,
A Lei, signora Elvira e famiglia tutta le mie condoglianze più vive, al caro e bravo Gaetano il tributo di calde lagrime e pietosi suffragi.
Unito in ispirito nell’immenso dolore, sempre di Lui, anima eletta, sarò memore, nel S. Sacrificio; ai desolati genitori implorerò conforto e rassegnazione. È nella speranza di presto rivederli i nostri cari che non ci dobbiamo abbattere d’animo. Lassù non ci separeremo mai. Con affetto stringendoli tutti al cuore.
Suo devotissimo
MORINI Don ANGELO
Arciprete V. F.
Dueville 24 - XII - 17
Egregio Signore,
Preghiere, lagrime alla cara memoria indimenticabile del suo amato Gaetano!
Non ebbi mai il bene di conoscerlo personalmente, ma sentii per Lui sempre una forte simpatia, essendo 1’amico caro del mio Antonio. Mio figlio non aveva in cuore che il suo Battisti e immagino il suo dolore nel1’apprendere la ferale notizia che lo viene colpire nella sua santa amicizia.
A dolori sì grandi non mi sento la forza di rivolgerLe parole di conforto, solo La prego di farsi animo e rassegnarsi ai voleri Divini.
Distinti saluti.
ELISA SERENA
profuga di Rocchette
Lonigo 24 - XII - 17
Carissimi cugini,
Con dolore immenso appresi da un giornale la morte del vostro amatissimo Federico. Non si possono trovare parole adatte per mitigare tanto cordoglio! Lo comprendo il vostro stato ed a voi mi associo.
Fra le tante condoglianze che avranno ricevute in questi giorni, ho sentito il bisogno di unire le mie e farvi convinti che non dimenticherò mai il valoroso che generosamente fece olocausto della sua esistenza per la difesa della nostra Patria e delle nostre case.
Dio vi possa dare la forza necessaria e favoriscano ricordarmi anche alla mamma e papà. Di nuovo i saluti più cordiali.
affezionatissima
GIUSEPPINA POMARI ved. FONTANA
24 - XII - 17
Paolo carissimo,
Appena di ritorno da Milano ho appreso la ferale notizia. Mi affretto a presentare le condoglianze a te e intera famiglia, mentre incancellabile mi rimane il ricordo del tuo fratello, buono, fisicamente gagliardo e d’animo e carattere costante e socevolissimo.
Sempre tuo
ALESSANDRO GASPARI
Allievo ingegnere
Tregnago 24 - XII - 17
Onorevole Signore,
I bimbi dell’Asilo, colla riconoscenza del loro piccolo animo ringraziano, e mentre pregano pace pel caro Estinto, implorano rassegnazione e conforto ai desolati superstiti.
Dall’Asilo Infantile Regina Elena
la maestra dei piccoli
Suor LUCINA
VeRona 24 - XII - 17
Costernati per immensa loro sciagura nel mentre prendono parte vivissima al cordoglio suo e a quello dell’intera famiglia, porgono a tutti sentite condoglianze.
Dottor COLOGNATO SCIPIONE
e Famiglia
24 - XII - 17
Profondamente commosso per la perdita dell’amico-fratello Gaetano partecipo sentitamente vostro dolore.
Devotissimo
BOTTURA PIETRO
Ospedale Campo 212 - Verona
Bussolengo 25 - XII - 17
Egregia Signora,
Con vivo dolore apprendo la triste notizia della morte del loro adorato Gaetano e coll’animo angosciato mi associo al loro immenso cordoglio.
Giovane buono e intelligente potei apprezzare del caro Estinto le rare doti e le non comuni virtù, decantate tante volte anche dai miei figli, carissimi amici suoi.
In mezzo a tanto lutto sia loro di conforto il saperlo caduto eroicamente compiendo il proprio dovere, e di sollievo il rimpianto di chi lo conobbe.
Coraggio, mia buona signora. Comprendo benissimo tutta l’angoscia del suo dolore avendo anch’io l’animo esulcerato, perché da molto tempo manco di notizie del mio carissimo Achille, il secondo dei miei tre figli che attualmente combattono alla fronte. Affranta dal dolore vivo nell’ansia penosa dell’attesa che mi lacera il cuore, e interpretando i sentimenti dei miei figli, porgo a nome mio e loro le più vive e sincere condoglianze da estendere all’intera famiglia, e a Lui, egregio signore, un distinto cordiale saluto.
Devotissima
BIANCA RIDOLFI
Ved. MOTTA
Natale del 17
Amico carissimo,
Non so dirti quanto dolore abbia portato nella famiglia mia la notizia della grave sventura della perdita dell’adorato, bravo, buono, valoroso suo figlio Dottor Gaetano. Sacrificio più grande la Patria non poteva chiedere a Lui , a Lei, padre amorosissimo, alla signora Elvira, madre affettuosissima, all’intera famiglia, che tanto lo amava, sia a tutti di conforto nell’immenso dolore il pensiero che Egli è caduto per la Patria, per 1’adempimento del più sacro dovere che si possa chiedere ai migliori e più generosi cittadini italiani: quello di costituire il più
formidabile ostacolo, col supremo sacrificio, alla barbarica invasione, che invano attenta alla vita della Nazione, invano finché gli incorrotti suoi figli altamente sentono questo nobilissimo e primo dovere, sia a tutti di conforto il pensiero che Egli, il loro Gaetano, volando in Cielo ha potuto sentire l’intima grande soddisfazione di morire per un ideale purissimo, che lo pone fra i benemeriti della Patria, benemeriti nei secoli.
Quale contrasto con chi, per avere salva la vita, segue le vie torve… Vive, vivrà nei secoli chi per la
Patria muore.
Nel dolore grande, amico carissimo, sia orgoglioso di così grande sacrificio; e da questo sentimento sappia trarre forza morale per infondere coraggio alla ottima e gentile sua signora e all’intera famiglia.
La mia Pierina, i miei figliuoli si uniscono a me nel dolore che manifesto con l’augurio di una forte e nobile rassegnazione nel giusto orgoglio dell’immenso sacrificio.
Si abbia il mio bacio commosso ed una forte stretta di mano.
Coraggio!
affezionatissimo
ANGELO BORGHETTI
Ispettore Forestale – Avellino
Grumello del Piano 25 - XII - 17
Carissima Signora Elvira,
Non trovo parole sufficienti per esprimerle il mio più profondo dolore alla notizia della morte eroica e gloriosa del povero figlio Gaetano.
Lo seppi leggendo il Corriere. Restai di sasso. Lasciai cadere il giornale e piansi con Lei e la sua famiglia la immatura perdita. Il mattino poi una lettera della zia Vittoria e di mia sorella mi dava la notizia più esatta sulla fine del povero Gaetano.
Signor a Elvira! La morte di suo figlio verrà vendicata. Stia certa l’odiato tedesco, che oggi calpesta il nostro suolo, lo ricacceremo.
Povero Gaetano! Lui così giovane, buono, dotato di tanti buoni sentimenti patriottici, speranza della famiglia e della società, doveva così perire senza vedere i suoi genitori, senza ricevere l’ultimo addio, 1’ultimo bacio dei suoi cari che tanto amava. Duro Destino!
Le sia di conforto, signora Elvira , il pensiero che ora Egli è Lassù fra gli Angeli e fra gli Eroi , e prega per noi.
Confida in Dio, Lui solo può mitigare il suo dolore.
Sia orgogliosa di suo figlio Gaetano, che per la grandezza e la libertà della sua Terra e per 1’Umanità del Mondo intero, diede in olocausto tutto il suo promettente avvenire. Sia gloria eterna a tanta generosità!
Coraggio a tutti di famiglia, a Lei in modo speciale.
I miei saluti rispettosi.
Devotissimo
PIETRO RIGHETTO
IL PREFETTO
di FIRENZE
Firenze 26 - XII - 17
Egregio Cavaliere,
Ricevo la sua del 24 corrente che mi ha profondamente addolorato per la tristissima notizia da Lui comunicatami.
Ella pure è tra la schiera di quei molti padri italiani che alla Patria hanno dato il sangue generoso dei loro figlioli.
Ella pure è di quei padri che pure sotto 1’urto dell’angoscia si chiamano orgogliosi e fieri del sacrificio compiuto.
Ma ben si comprende come quell’alto spirito di patriottismo cui sempre è stata informata la sua condotta di pubblico amministratore e di cittadino non valga a calmare il suo strazio!... Io dal cuore Le invio le più sentite condoglianze, unendomi a Lei nell’augurio (che tanto maggior valore ha sulle labbra di lei) per la salvezza della nostra Italia.
Si renda interprete di questi miei sentimenti presso la sua signora e mi creda suo
dev.mo
ZOCCOLETTI
Verona 26 - XII - 17
Egregio Cavaliere,
Ricordo oggi - con piacere emozione - 1’accento commosso col quale, in un pomeriggio della scorsa estate, Ella mi parlava del figliuolo lontano. Il suo Gaetano si è spento mentre adempiva una missione eroica e pietosa. Egli è salito dalla morte alla immortalità, alla gloria!
Mi commuove lo strazio del cuore paterno e alla Memoria dello scomparso mi indirizzo riconoscente.
A Lei, Egregio Cavaliere, alla sua famiglia le mie più vive condoglianze.
Dev.mo
Avv. ANTONIO ALBERTI
Verona 26 - XII - 17
Carissima Signora,
Ho appreso soltanto ieri l’immensa sventura che 1’ha colpita. L a tremenda notizia mi giunse tanto improvvisa e inaspettata, che non so ancor a persuadermi della sua verità e Le scrivo con la mano tremante e con l’animo pieno d’angoscia. So purtroppo che nessuna parola può confortare in questa sciagura.
Vi sono tali dolori ai quali l’anima umana si ribella e si darebbe alla disperazione, se il pensiero di un’altra vita non le portasse un po’ di sollievo. Ella ha perduto è vero l’affetto tangibile del suo Gaetano del quale io pure ho apprezzato le rare doti d’ingegno e di cuore, ma Le resta quello spirituale il quale può essere di gran conforto.
11 suo povero figliolo è in alto fra quella schiera di anime belle che Dio ha voluto con sé, ma il suo spirito aleggia sempre sopra la sua desolata famiglia ch’Egli ha tanto amata, e la protegge e la benedice… Io le sono vicina Signora, in questi dolorosissimi momenti e unisco le mie alle sue lacrime, ma nello stesso tempo La esorto al coraggio, alla cristiana rassegnazione.
La mia mamma e le mie sorelle s’uniscono a me nell’esternare a Lei e a tutti i suoi cari, i sensi del più sentito cordoglio.
Col più grande affetto
OLGA FURLANI
Condove 26 - XII - 17
Carissima Signora Elvira,
Apprendo solo ora la grave disgrazia che li ha colpiti, ed è col cuore angosciato, con gli occhi pieni di lagrime ch’ io esprimo a Loro le mie più vive e sentite condoglianze.
Pianga, sì, Signora Elvira, piangano tutti che han ragione. Il loro Gaetano non è più; ha offerto il sacrificio della sua bella e giovane vita per la Patria!
Io non so certo trovar parole di conforto per questa immensa sciagura; ma se il saper che il caro Estinto è pianto ed amato da quanti lo conobbero, serve a lenire un po’ il loro strazio, stieno certi che il buon Gaetano lascia grande eredità d’affetti ed il rimpianto unanime.
Coraggio, cara Signora, sia forte, Lei che è tanto buona: porga a tutti i suoi cari, a mio nome le più vive e sentite condoglianze, e Lei prenda il mio bacio affettuosissimo sincero pegno che io prendo parte viva al suo dolore e con Lei piango.
BICE BRUNO
Foglizzo 27 - XII - 17
Sig. Cav. Costantino,
Con qual dolore abbia avuto la notizia della morte dell’amatissimo Gaetano, non lo può immaginare.
Rimasi di sasso allorquando lessi la lettera mandatami da mia zia Vittoria, in cui era annunciata la perdita del caro Gaetano. Faccio le mie condoglianze vivissime, e stia certo che, come ho pregato per l’anima del caro estinto, vorrò continuare affinché quanto prima il Signore lo prenda con sé in Paradiso.
Non mancherò di pregare per Lei, famiglia e per la signora Elvira, in modo speciale, affinché dia loro il Signore una santa rassegnazione al suo dolore.
Io per Lei e per la su a famiglia non posso fare altro che pregare. Questo lo faccio volentieri per loro che tanto hanno fatto per me, e sarei un ingrato se in momenti così dolorosi, mi dimenticasse di loro.
Faccio auguri pel novello anno. Possa essere il 1918 apportatore della tanto desiderata pace.
Rinnovo le mie condoglianze. Sempre io mi ricordo di loro tutti, e specie adesso implorerò dal Signore su di loro ogni benedizione.
Ossequi a Lei e a tutta la di Lei famiglia.
Devotissimo ed obbligatissimo
S. RIGHETTO
Z. G. 28 - XI I - 17
Paolo Carissimo,
In questo momento tragico della tua esistenza, in quest’ora amara che volge giunga di conforto la parola di un amico sincero ed affezionato. Non so con qual cuore mi accinga a parlarti del povero Tano, ma certo che è mio dovere il farlo per la amicizia che ci legava fin dal tempo, ahimè lontano, in cui la vita ci sorrideva rosea e serena dalla austera venustà delle aule Liceali. Partiti assieme da Verona per la quarta Armata, fummo l’uno accanto 1’altro al fronte periglioso delle Alpi di Fiemme: Lu i alla Busa Alta, io a Rio di Rolle. Frequenti correvano i rapporti in lunghe lettere esuberanti di giovinezza e di ilarità.
Ritiratici per gli avversi eventi, sulla linea del Piave, ci divise maggiore distanza. E qui dopo giorni di lotte epiche, dopo giornate terribili di angoscie inenarrabili, mi giunge la terribile notizia da chi lo raccolse anelante sul campo e gli addolcì gli ultimi istanti. Povero Tano! Generoso e nobilissimo di cuore adempiva con scrupolo al suo sacro dovere ed ora riposa compianto e glorioso nel piccolo Cimitero alpestre fra i suoi amati alpini, che preferirono la morte alla disfatta.
A voi tutti, o sacri morti, a voi, che dagli spalti insanguinati dell’ultimo baluardo, sapeste offrirvi al morso della mitraglia nemica, a voi, che avete spezzato l’orgoglio del barbaro e rovesciate le sue orde brutali, giunga unanime ed alta la riconoscenza della Patria dolorante! E a te, mio povero Paolo, alla tua famiglia sì duramente colpita, possa essere di lieve conforto il sapere che un amico soffre per il compagno perduto, per il povero Tano, che gli vivrà sempre nel l’anima.
Sempre tuo
MICHELANGELO TURINA
Zona di Guerra -28 - XII - 17
Zìi carissimi,
Oggi mi venne dal papà la triste notizia dell’immatura perdita del nostro Gaetano.
Impossibile descriverle con quale dolore mi giunse l’inaspettata notizia, pure penso quanto sia il dolore di voi, e che volete! fatevi coraggio, coraggio che vedrete che il buon Tano da la sù pregherà per noi tutti e Iddio pure ci coprirà di benedizioni.
In questi giorni vorrei essere con voi come con voi i miei dolori s’uniscono volendo tutti abbracciarvi con quell’affetto che un cugino portasse e porterà eternamente al suo caro Gaetano.
Zii cari coraggio ed a vostro nipote dal quale vi ama e vi ricorda affettuosamente forti tutti.
V’abbraccio
affezionatissimo
ALBERTO MAIMERI
Alba 28 - XII - 17
Costantino,
Col massimo cordoglio apprendo la straziante notizia della morte del di Lei adorato figlio Gaetano sul campo dell’onore per una patria più grande.
A me impossibile rivolgere una parola che possa tornar di conforto al cuore trafitto di un padre e di una madre, rivolgo la mia preghiera al cielo dove la nostra fede vive e riceve forza per superare questa vita di lacrime, onde Iddio largheggi con la sua santa benedizione e faccia entrare nei loro cuori la santa rassegnazione.
Con 1’espressione di condoglianze più sentite
GIOVANNI CRACCO
DIREZIONE
della
Scuola Tecnica Prov. pareggiata
di VERONA
Preg. Sig. Cav. Battisti
Consenta che anch’io prenda parte, e con tutto il cuore, al dolore suo e di sua famiglia per la immensa sventura. E, se possibile, La conforti il pensiero di aver deposto sull’altare della Patria il dono più prezioso e sacro per la libertà e per la rivendicazione del diritto delle genti.
Con tutto il fervore Le stringo la mano.
G. B. RIGO
Milano il 31 - XII- - 17
Gentilissimo Avvocato,
Le sue cortesi espressioni, per il sincero ed affettuoso mio compianto al Loro profondo cordoglio, mi sono giunte tanto care.
E penso che il povero Papà mio - che tanto amava il povero Gaetano e tutta la loro famiglia - avrà sorriso
alla sua giovane anima fulgida di gloria e d’eroismo e 1’avrà accolta accanto a sé, con giubilo.
Penso tanto a sua Madre, a sua Sorella e non oso disturbare il loro profondissimo dolore con misere parole. Ripeto loro che sono a loro d’accanto con animo fervido.
Con i migliori saluti anche per suo Padre, mi creda
ALBA DANIELI
Verona 31 - XII - 17
Carissimo Sindaco,
Ho appreso dal Corriere della Sera prima e poi dai giornali cittadini la dolorosa notizia.
E l l a s a quanto io amassi Gaetano e come ne apprezzassi la bontà e l’ingegno. Soffro e piango anch’io con loro.
Non tenterò lenimenti; a ciò non basterà forse nemmeno il tempo.
Ricordiamo a conforto, se pure conforto è possibile, le virtù dell’Eroe, il dovere compiuto e la magnanimità del sacrificio.
Per merito di questi gloriosi caduti sono invalicati il Grappa e il Piave, sono salve le nostre case, sono libere le città venete, è rialzato il credito e il prestigio della Patria nel mondo.
Questo oggi. Domani dovremo a loro la vittoria compiuta.
E quando un giorno, devota coorte, pellegrineremo sul Colle di San Giusto e sulle vette ardue delle Alpi a celebrare la Patria riconquistata, tra la schiera innumerevole dei martiri, aleggeranno su noi anche gli spiriti di Gaetano.
Allora si sentiranno superbi di Lui.
Conforti la Signora e la famiglia e mi creda con cresciuto affetto
Devotissimo
Prof. LUIGI CARCERERI
Verona 31 - XII - 17
Carissima Elvira,
Due sentimenti contrari e vivissimi si combattono in me; 1’uno mi tratterrebbe dallo scriverti per non inacerbire il tuo dolore rinnovandone una volta di più lo spasimo, 1’altro mi spinge a scriverti, e mi vince perché è irresistibile il bisogno di dirti con quanto affetto noi tutti partecipiamo alla tua sventura.
Pur troppo nulla, proprio nulla noi possiamo fare per dimostrarlo. Se ti fossi vicino verrei sempre a vederti con la fiducia e con la speranza di farti un po’ di bene; se la mamma mia non fosse malata sarei già venuta a trovarti. Ma ti sono lontana e non posso far altro che dirti delle parole che vorrebbero essere di conforto. Ma le parole che si usano e che si dicono di conforto, a te, cara Elvira, non mi sento di dire, perché purtroppo a te non bastano.
Sei stata troppo duramente colpita, cara e buona Elvira, il tuo dolore è troppo grande, adesso perché si possa lenire con delle parole anche se queste sono veramente sentite, anche se chi te le dice ti vuol bene da tanti anni e sarebbe felice di recarti un po’ di sollievo. Dal tempo, dal trascorrere di molto tempo, forse otterrai il beneficio che ora cerchi affannosamente invano, anche la mamma mia che ha provato dei grandi dolori nella sua vita, dice che il tempo è un vero balsamo per queste ferite laceranti.
Preghi con fervore e con fede, tu buona Elvira?
Ecco quanto io ti desidero ardentemente. Ti auguro con tutto il cuore che dalla preghiera tu possa attingere la forza per superare questo primo periodo angoscioso per conservare la salute della quale hai bisogno per continuare la tua missione verso gli altri tuoi cari figliuoli.
Per loro tu adesso devi essere forte, mia buona Elvira.
La mamma mia ti bacia e abbraccia con effusione come farebbe con una cara figliuola; io pure ti bacio con tutto l’affetto e ti stringo forte forte la mano.
affezionatissima amica
ROSINA MURARO
31 - XII - 17
Carissimo Paolo,
È vero adunque…
Non riesco a persuadermi, non mi so dar pace. Paolo, mi raccomando tua madre, la cara Elvira. Io tremo per Lei.
Tu che sei sempre stato forte saprai reggere a tanto dolore. Tu solo puoi consolarla. La disperazione non farebbe che aumentare il disastro.
Per Lei, per tuo padre, per la cara memoria del povero Gaetano, sii forte, Paolo, coraggio.
Ricordami a tutti i tuoi di casa. Sappiano essi che il loro strazio è condiviso da noi lontani, che più siamo stati cari al diletto estinto, sappiano essi che noi pure abbiamo pianto.
A’ tuoi genitori possa riuscire di conforto questo nostro tributo d’affetto, a te, Paolo, la riconoscenza per tutto quello che hai fatto e saprai fare per il bene della tua famiglia.
Baciandoti nel dolore.
Tuo cugino
CARLO ZAVARISE, Tenente Aviatore
1-1-18
Egregio Sig. Battisti,
Ricevo ora la sua dolorosissima lettera. Non può immaginare il mio dolore e come m’ ha colpito tale notizia. L’unico amico, l’amico del cuore, con cui divideva un affetto più che fraterno, è morto. Povero Gaetano! Ma chi l’avrebbe pensato che tanta promettente giovinezza dovesse così repentinamente spegnersi? Da due tre giorni però avevo un triste presentimento. Quelli di casa mi
avevano scritto che il mio amico era morto. Non dissero però il nome né me lo vollero dire alle mie richieste. Sapevan bene che troppo forte era 1’amicizia che ci legava.
Quanto rimpianto, quanto vuoto hai lasciato intorno a te, Gaetano! Ma tu vivrai in noi, vivrà bella e santa la tua cara immagine, le tue doti, il tuo ingegno, così immaturamente troncati: Compagno prima di scuola, amico sincero e devoto poi, sento d’aver perduto con te parte di me stesso, la parte migliore. A Lei ora, alla signora Elvira, alla famiglia tutta il mio pensiero.
Sarà la tua tomba il mio altare, il suo ricordo, la sua amicizia, il mio dolore. Vorrei esser forte, gridare, consolare; m’accorgo invece d’esser bambino, m’accorgo di piangere, un nodo mi stringe la gola, la mano non scrive, non vuole scrivere, non può scrivere, non so coordinare i pensieri. Va a sbalzi, seguendo il pianto.
Devotissimo
SERENA
1 - 1 - 18
Carissimo Paolo,
Solo quest’oggi ho saputo della grave disgrazia. Non sento 1’animo di scrivere direttamente ai tuoi genitori, né di perdermi con te in inutili chiacchere che varrebbero a diminuire il dolore che provo. Ti mando le più sentite condoglianze colla preghiera di parteciparle ai tuoi.
Sempre tuo
affez.mo
GIOVANNI ZAVARISE
Verona 4 - 1 - 18
Preg. Sig. Cavaliere,
Mi è giunta dolorosissima la notizia della gloriosa morte del caro amico Gaetano, raro esempio di fiorente ingegno e di animo cortese e buono.
Mi unisco a Lei, alla sua gentile signora, al caro mio amico Paolo, nel dolore, che il solo pensiero d’una morte da valoroso può lenire.
La prego di accettare le vivissime e sincere condoglianze mie e della mia famiglia tutta, e l’assicurazione che il ricordo del caro Gaetano rifulgerà simbolo di valoroso ingegno e di eroico sacrificio.
A Lei e famiglia tutta gli ossequi più vivi e sinceri.
Devotissimo
Sottotenente GIANNI ALDO CASTELLI
Zona di Guerra 1 - 1 - 18
Preg.mo signor Cavaliere,
Molto dolore mi arrecò la triste notizia. Ah! Quanto è dura e crudele! un sì tanto buono e bravo giovane, 1’amato e stimato da quanti lo conoscevano, e che tutti lo piangiamo con amare lacrime.
Sì crudele guerra che ancora una vittima, e un eroe del dovere volle rapire ai suoi cari! Ma verrà quel giorno, e non lontano, che sarà vendicato.
Mi scusi se nella lettera scrittagli sul Natale non era per l’occasione, ma la triste notizia mi giunse da casa mia alcuni giorni dopo Natale, e con tutti i particolari della sua lettera.
Aggiungendomi alla sua famiglia nel partecipare al dolore che mi sgorga dal cuore, lo saluto unito a tutta 1’intiera sua famiglia, e mi dichiaro d’essere suo devoto servo
SILVIO GOZZO
Calangianus (Sardegna) 2 - 1 - 1 8
Stimatissima Signora,
Nell’unirmi unitamente a tutta la famiglia al suo più grande cordoglio, sento il bisogno di esprimerle tutto il dolore che ci ha arrecato la triste notizia della perdita del suo diletto figlio.
Egli era troppo buono per non essere amato. Lei signora troppo affezionata per non sentirne il più acuto dolore.
La conforti però il pensiero che il suo Gaetano vive sempre nella memoria di tutti, che la sua figura regna sempre fra noi e che il suo nome sarà scritto a caratteri d’oro sul libro degli Eroi.
Rinnovando le più sentite condoglianze mi creda
Sua aff .ma
ANTONICA PES CASSITTA
3 - 1 - 18
Ill. Sig. Sindaco,
Essendo venuto a conoscenza per mezzo di un mio collega aspirante medico nel mio Reggimento che fu compagno di studi del povero Gaetano, della perdita del mio indimenticabile amico, mi affretto a porgere a Lei e famiglia tutta, le più sentite condoglianze.
Non dimenticherò mai le sue impareggiabili doti, il suo cuore affettuoso.
Onore e gloria a Lui caduto per la grandezza d’Italia!
Mi ricordi alla famiglia, e dividendo il suo dolore Le stringo forte la mano e mi firmo suo
Devotissimo
Sottotenente GIOVANNI CAVAGGIONI
Zimella 6 - 1 - 18
Mia buona Signora,
Appena ieri seppi dalla mia Gigina l’immane sciagura, che La colpì, piansi del dolore suo e dell’intera famiglia. Io non ho parole di conforto, Le dico solo coraggio, perché questo è il retaggio dei forti, e Lei deve essere tale, per l’immenso affetto di quanti la circondano.
Mi ricordi a tutti di sua famiglia col più vivo cordoglio.
Col più vivo rimpianto Le ripeto coraggio e l’abbraccio affettuosamente.
LISETTA GAMBETTA
6 - 1 - 18
Paolo,
Non mi sento di scrivere. Non posso credere. Mio fratello si sarà sbagliato. No... non è possibile. Paolo, mio buon Paolo sai tu qualche cosa? Non mi lasciare in ansie. Perché non mi hai fatto saper nulla? Io tremo al solo pensarci. Qui non posso vivere. Dammi notizie più chiare altrimenti io scoppio. Voglio sapere. Paolo... parla. È terribile, terribile. Dio mio! Povera Elvira! Chi mai riuscirà a consolarla? Un bacio.
CARLO ZAVARISE
Arpino 10 - 1 - 18
Egregio Sig. Sindaco,
Permetta che Le esprima anch’io la mia parte al grave dolore della sua famiglia per la perdita del suo Federico. Le sia di conforto che come l’eco della sua morte è giunta in tutte le parti d’Italia, così la Patria ne serberà viva la memoria fra i nomi dei gloriosi suoi figli, e Tregnago nostro ne proverà il profondo lutto, con l’alto vanto di avergli dato i Natali.
Suo devotissimo affezionatissimo
Prof. LUIGI VENTURINI
Varazze 12-1-18
Gentilissima Signora Elvira,
Se sapessi che le mie parole potessero apportare un lieve sollievo alla terribile prostrazione del suo animo affranto, se sapessi di poter essere di conforto a Lei che mi fu sempre prodiga di cure e amorevolezze, qualunque cosa farei pur di riuscire a rendermi utile in un momento di tanto sconforto, di tanto dolore.
Purtroppo, mia buona Elvira, io non posso che esprimerle l’angosciosa mia desolazione che tuttora m’opprime impedendomi di sfogare nel pianto 1’affannoso tormento che giorno e notte mi strazia.
Io vorrei unirmi a Lei nel dolore nella speranza che questa unione benefica potesse attutire il nostro spasimo permettendoci di vivere…
Ma io disgraziatamente Le sono lontano ed ogni mia insistenza per ottenere dal Comando una breve licenza fu vana. In casi speciali perfino la morte del fratello è insufficiente allo scopo.
Io sono avvilito e stanco. Comprendo d’essere nato in un’epoca tragica e mi consolo nel pensiero che la mia fine non possa essere tanto deprecata quand’essa debba segnare l’ultimo stadio d’una vita tribolata e triste. Finora nessuna nuova è venuta ad offuscare la serenità e la pace della mia tranquilla dimora.
Certo questo stato di cose non può durare. Sono giovane e sano. Al fronte occorrono energie fresche e vitali. Fra non molto sarò con l’altro mio fratello al mio posto d’onore, in faccia al nemico per rivendicare al mio paese, ai miei parenti, ai miei padri, i loro eroi, i loro martiri. Saluti cari a tutti di casa, al signor Nino, Paolo, Maria, Bruno, signora Luigia, Irene, Michelangelo.
Un bacio dal suo caro figlioccio
CARLO ZAVARISE
14 - 1 - 18
Egregio Cav. Battisti,
Solo oggi dal prof. Carcereri sono venuto a conoscenza del grave lutto che ha colpito la famiglia Battisti. Accolgano i parenti tutti del glorioso defunto, una parola di conforto anche da me, sincero estimatore della famiglia e vada il mio omaggio al baldo giovane caduto per una grande idealità; del quale mi si riferisce da un collega:
anche il capitano Guido Bergamo ne ebbe recentemente tare pubblico vivo elogio mostrandone una fotografia.
Con un abbraccio
di Lei devotissimo
Dottor FAUSTO CAPELLATO
Capitano Commisariato Ospedale territoriale
Bologna
R. LICEO-GINNASIO
SCIPIONE MAFFE1
Il Preside
Verona li 15 - 1 - 18
Egregio Signore,
So che suo figlio è un eroe e che ha dato alla patria il fiore dei suoi gentili anni: se ne parlerà qui, quando dopo la guerra si inaugurerà la lapide agli studenti.
Rinnovo intanto fraterne condoglianze a Lei, che ha già offerto alla Patria l’immenso amore che aveva a suo figlio. La ringrazio del ricordo, e ripeto al suo cuore il motivo, che ella opportunamente vi volle mettere: “Ave, crux, spes unica!”
Guardi in alto e si consoli.
Suo devotissimo
il Preside A. FAIANI
Monselice 15 - 1 - 18
Egregi Signori,
Ieri mi giunse, dal signor segretario di costì, la tristissima conferma che, pur presentita, ha rinnovato in noi tutti il doloroso sgomento, provato al primo annuncio di morte del loro figlio. Annuncio datoci dal fratello mio Piero, in una sua in data 24 dicembre scorso. Egli scriveva a me in questi termini: “Una tristissima notizia mi ha accasciato nel più profondo dolore. L’amico mio carissimo Battisti, è caduto al fronte. La sorte non poteva colpirmi più duramente nel culto dell’amicizia. Togliendomi Lui pel quale sentivo un affetto fraterno, che mi veniva ricambiato ad usura. Non mi so adattare a tanta perdita e mi sento tanto solo quassù, dove non ho alcuno cui confidare il mio dolore. Ho appreso la notizia dal Corriere, in due righe nude e crude che mi hanno annientato „.
E continua così, pieno d’angoscia, a raccontarmi quello che sapevo già, del loro primo incontro a S. Giorgio di Nogaro, dell’affetto che provarono subito l’un per l’altro e che non venne mai offuscato da nessuna nube, nemmeno passeggera. Finisce poi per accennarmi al dubbio che la notizia non possa essere sicura ed in tutte le sue lettere seguenti non fa che chiedermi: “hai saputo niente di Battisti? Scrivimi subito; io mi attacco con tutte le mie forze alla speranza che possa trattarsi di errore”.
Oggi gli ho dunque scritto, perché pur troppo a nulla vale celargli la terribile verità ed ora voglio dire a Loro tutti la parte vivissima, che la mia famiglia intera prende al lutto crudele che li ha colpiti.
Noi conoscemmo il Loro Diletto l’anno scorso ed avemmo il piacere di ospitarlo in casa nostra, il giorno di S. Stefano con altri suoi compagni d’armi e di studio.
Fu una giornata così lieta e noi eravamo tanto contenti di vederci d’attorno quella gioventù gagliarda e promettente !
Chi avrebbe allora letto sulla bella fronte spaziosa di Gaetano Battisti, 1’implacabile sentenza!
Lo vedemmo poi qualche altra volta a Padova, dove il papà l’incontrò per ultimo, subito dopo il fatale Caporetto. Di tanto in tanto ci giungevano suoi saluti dal fronte e ci compiacciamo dell’amicizia che Lo legava al nostro Piero.
Non volevamo assolutamente credere alla sua scomparsa e fino ad ieri sperammo in una qualche miracolosa smentita.
Ora non sappiamo dire null’altro, che di sentirci a Loro intimamente vicini nello strazio di tale immenso sacrificio fatto alla Patria: Dio Li sorregga!
Ad ognuno di Loro, papà in particolare al signor Battisti, mamma alla Signora, di cui intuisce tutta l’angoscia, i miei fratelli ai fratelli di Lui, io alle sorelle, mandiamo 1’espressione più sentita del nostro cordoglio e della nostra amicizia.
Se un giorno vorranno darmi qualche pietoso particolare da trasmettere a Piero, sarò Loro riconoscentissima.
Devotissima
MARIA DUNER
Piacenza 20 - 1 - 18
Carissima zia,
Colpito dal dolore che provocò in me la perdita del nostro caro amato Gaetano, non ebbi nel momento t’animo di scrivere.
Quali parole potevo avere per Lei, e per i suoi che valessero ad alleviare, l’acerbo dolore che la triste notizia recava alla famiglia.
Non scrissi allora, non ebbi la forza, e piansi la perdita immatura del cugino prediletto, del giovane che comprende e compie il suo dovere e sacrifica per il suo Paese nel più bello della sua vita la sua esistenza.
Ricorderò sempre le sue belle doti, 1’avrò sempre scolpito nell’animo il caro Tano, il ricordo poi che Lei mi ha voluto mandare lo serberò nel cuore fra le mie cose più care.
A Lei. allo zio, ai nonni, ai cugini, giungano tardi sì, ma vere e sincere le mie condoglianze e vi giunga la parola di coraggio e di conforto, poiché ora è più che mai necessario rassegnarsi prontamente.
Giungano tutti i miei affettuosi saluti ed un bacio a Lei dall’affezionatissimo nipote
ROMOLO CASTAGNA
Merosa 21 - 1 - 18
Egregio Sig. Sindaco,
La dolorosa notizia della morte del suo diletto Gaetano, mi ha così tristamente colpito da non trovarvi parole per esprimere a Lei ed alla sua famiglia il mio rammarico sincero.
Mi conforta il pensiero, che egli è caduto da eroe nell’adempimento del suo dovere e nell’esercizio della sua nobile missione.
Sono lieto, che la mia famiglia abbia in qualche modo partecipato alla sua sventura cercando di renderle meno disagevoli le cure della sua paterna pietà verso il figlio scomparso.
I giorni dolorosi che tuttora attraversiamo le offriranno occasione di esplicare la sua operosa attività a vantaggio di tanti infelici, i quali troveranno nel suo cuore il posto lasciato dal suo caro perduto.
Rinnovando le mie condoglianze più sincere mi creda suo
Devotissimo
LENDRO DAL PRÀ
Zona di Guerra 26 - 1 - 18
Carissimo Paolo,
La conferma della terribile notizia appresa dal giornale, e che io con tutte le mie forze avevo sperato non vera, mi è giunta in questi giorni dopo un’angosciosa attesa. Mi si stringe il cuore pensando al dolore ed alla disperazione che una tal sciagura avrà portato nella tua famiglia, e ben comprendo come sia vano ogni conforto, anche se questo prorompe dal cuore di un devoto amico, del caro Estinto.
Voglio però che tu sappia che con te un altro fratello piange addolorato la di Lui crudele perdita. Troppa dovizia di affetti, di pensiero aveva Egli trasfuso nella nostra amicizia, perché io possa dimenticarlo.
Quassù in questi giorni tristi ho vissuto e vivo con Lui rievocandone lo spirito e assorbendomi nel culto delle sue memorie.
In ogni sua lettera emerge chiara l’espressione di quell’alto sentire ch’era la sua dote precipua, e ch’Egli con la fine gloriosa dimostrò di aver sempre posseduto.
Nulla risparmia questo turbine! Anzi i fiori migliori vengono falciati per i primi.
Tutto di Lui però non può, non deve essere morto; il suo intelletto, la sua bontà, le qualità morali che lohanno così distinto dagli altri sopravviveranno per sempre, ed il suo spirito ci sarà presente, monito e sprone, nei momenti più difficili della vita.
Piangilo e ricordalo come Lo piango, Lo ricordo io; il dolore nel venerarne la santa memoria è modesto, ma doveroso contributo verso Chi tanta parte ha ed ebbe nella nostra anima.
Con affetto fraterno ti stringo forte al cuore.
Tuo
PIERO DUNER
STUDIO
dell’Avv., Prof. On. Gualtiero Danieli
Avv. GABRIELE DANIELI
Terni li 10 - II - 18
Caro Battisti,
Torno ora a Terni da una licenza e trovo la sua lettera.
Sono addolorato e piango con lui il suo figliuolo. Le sia di conforto, che è perito da eroe sul campo di battaglia per la grandezza della Patria nostra.
Comprendo il loro gran dolore e mi associo col cuore memore di quello che Lei ha fatto per me per la morte del povero Papà mio.
L’abbraccio con vero affetto e mi creda con amicizia
GABRIELE DANIELI
Zona di Guerra li 19 - 2 - 18
Egregio Sig. Battisti,
In risposta alla sua del 14 corrente informola che il defunto dottor Battisti Gaetano Medico della 20° Compagnia mi consegnò personalmente appena rimasto ferito un plico avvolto in un giornale e legato con dello spago. Fu da me posto nel tascapane e nella successiva avanzata disgraziatamente senza accorgermi smarrii nel gran trambusto il tascapane.
Feci subito varie ricerche ma riuscirono vane, tanto più che era scuro e nevicava.
Le porgo tanti ossequi e mille scuse.
Soldato
SALMASO SANTE
Attendente
REGNO D’ITALIA
Regia Università degli studi
Di PADOVA
Prot. 62 bis
Prot. 227
Dalla sede di Pisa
Addì 11 - 2 - 18
Al Preg. Signore Paolo M. Angelo Battisti
Tregnago
Ho appreso col maggior dolore la notizia della morte del suo amatissimo fratello, laureando in medicina presso questa R. Università.
Il nostro Ateneo custodirà gelosamente il ricordo dei suoi studenti, che hanno sacrificato la vita al più nobile degli scopi: quello di ridonare alla Nazione la grandezza che Le spetta nel mondo, e saprà a suo tempo rendere ad Essi degne onoranze.
Nell’esprimere alla S. V. e alla sua Famiglia le più profonde condoglianze a nome anche di questo Corpo Accademico ed in particolare dei Professori della Facoltà medica-chirurgica, Le rivolgo preghiera di volermi favorire una fotografia del Caro estinto, la quale sarà conservata insieme con quella degli altri studenti caduti sul campo dell’onore fra le più preziose memorie di questo Ateneo.
Col maggiore ossequio
per il Rettore
G. TURAZZA
REGNO D’ITALIA
Regia Università degli studi
di Padova
Prot. 62
Prot. 283
Dalla sede di Pisa
addì 18 - 2 - 18
Al Preg. Sig. Paolo Michelangelo Battisti
Tregnago
Ho ricevuto la fotografia del suo amatissimo fratello, che fu veramente un eroe, e coi miei ringraziamenti Le esprimo i sensi della maggiore osservanza.
per il Rettore
G. TURAZZA
PROVINCIALI VERONA
Municipio di Tregnago
N. 265
li 26 - 2 - 18
Con vero senso di profondo dolore comunico alla S. V. Ill.ma il telegramma espresso, oggi pervenutomi dal Comando del Deposito dell’8° reggimento Alpini che è del seguente tenore:
“Questo Comando compie il doloroso incarico di comunicare alla S. V. la morte dell’Aspirante Medico di questo Reggimento Battisti signor Federico Gaetano figlio di Costantino e di Zavarise Elvira della classe 1894, residente in cotesto Comune avvenuta il 14 Dicembre u. s. in seguito a ferite riportate combattendo per la gloria e la grandezza della Patria.
Si prega la S. V. di voler partecipare con le dovute cautele alla famiglia del defunto militare, facendosi interprete di sentimenti di sincere condoglianze degli Ufficiali tutti e delle personali dello scrivente dando un cenno di riscontro a questo Comando.
Il Colonnello Comandante del Deposito
f° BARBIERI
Dopo di ciò mi permetto che con le condoglianze e con 1’ammirazione del Comando suddetto per la morte eroica del defunto di Lei figlio, aggiunga e rinnovi anche quelle non meno sentite di questa Amministrazione Comunale
di cui Ella è degnissimo Capo.
Con ossequio
L’assessore anziano
f.° GILBERT DE WINCHLES ANGELO:
Inviarono pure biglietti di condoglianza i signori: Cipolla contessa Carolina — Cipolla contessina Laura Enrichetta — Doro prof. Federico — Siila Bocchieri,-sotto ispettore forestale — Mancini Luigi, consigliere provinciale — Bonomi Da-Monte cav. Giuseppe — Benoni Gaetano, chimico-farmacista — Anselmi cav. Pietro, consigliere provinciale — Santambrogio dott. Angelo, pretore di Tregnago – Manzini monsignor dottor Giuseppe — Massimiliano Dalla Biasia — Zanderigo, famiglia — Ongaro Paolo, legale — Sandri dott. Carlo — Mazzotto ing. Leone — Bertani cav. Giovanni — De Beni dott. Italo, tenente — Courtmans ing. Emilio, direttore tram — Boccoli avv.
Giuseppe — Gigli Pasquino, ricevitore registro — Salvi Edvige — Tavella don Antonio, arciprete Mezzane — Vaona avv. cav. Attilio — Girlanda don Cirillo, arciprete - V. F. Cerea — Fumagalli cav. Silvio - Peloso Angelo — Sona Clara ved. Castelli — Poletti dott. Gio. Battista — Meo Giacomo, ufficiale giudiziario -- Bonomi Augusto e famiglia — Tapparelli Amelia e sorelle — Maimeri Antonio — Bosaro Antonietta — Aldegheri-Turri e famiglia — Lerco Adelaide — Bellomi e famiglia — Zavarise Gio Batta e famiglia — Santi Demetrio, segretario comunale — Lizzi Cesira e famiglia — Menoni sacerdote Epifanio — Boni Guglielmo — Tovo Giuseppe, maresciallo reali carabinieri — Chiarenzi Antonio — Baltieri Giuseppe e famiglia — Colombari Romano - Vallosio Francesco, maresciallo reali carabinieri — Rudi, famiglia — Marchiori cav. Luigi, sindaco Montorio — Fumagalli Giuseppe, agronomo — Puttini suor Maria — Piombini Emilio e famiglia — Banterle Luigi e famiglia, negoziante — Brogliato, maestra — Grazioli, maestra — Gastaldelli don Guglielmo, parroco — Sandri dottor Carlo — Gioco Gaetano e famiglia — Polon Bresciani Marianna — Carboni Olga, maestra — Bonutto Chemin Guglielmina — Zanfretta Pietro — Bonato, famiglia — Rinaldi Eugenio e famiglia — Marchi Marcello — Lenotti Beppina — Lenotti Cesare — Trezza Ezechielle — Bonato A. — Gambetta famiglia, Valeggio.
A queste manifestazioni scritte di cordoglio, fa seguito l’innumerevole schiera di coloro che premurosamente furono in persona presso la desolata famiglia. Così le locali autorità civili e militari, così le prime persone del paese, fino al concorso unanime e graditissimo di tutta la popolazione di Tregnago agli onori funebri, tributati nella chiesa parrocchiale, nella mesta ricorrenza del settimo.
Per tutti costoro: grazie. Essi resero, a chi aveva volute le armi italiane onorate, il più solenne dei tributi il più ambito: il compianto pubblico, la pubblica ammirazione.
Dal Corriere della Sera, 20 dicembre 1917
SUL GRAPPA, TRA I DIFENSORI
Massiccio del Grappa, 18 dicembre
Sulle montagne del Grappa la battaglia infuria. Continua da giorni e non ha riposo. Qui sì combatte, e si muore. Alla sua avanzata il nemico trova un ostacolo eretto e mantenuto con abnegazione sovrumana.
Le montagne sono in continuo sussulto. Cannonate, fucileria, fuoco di mitragliatrici, bombe a mano La battaglia sconfina nel cielo. Lotte d’aereoplani, stormi che volano bassi a mitragliare. Non v’è un angolo tranquillo. Tutta la montagna è un inferno. E i soldati vi stanno dentro, con un senso di adattamento che pare al di sopra di ogni possibilità. Quando il pericolo è dappertutto, quando è così grande, non fa quasi più impressione.
Si cammina per strade completamente scoperte - sulla poca neve caduta, sul ghiaccio - per strade che il nemico vede e batte continuamente con le artiglierie. E si va, ugualmente, sotto il fuoco, senza orgasmo. Passano feriti che vanno alle retrovie: i più gravi portati in barella, gli altri si trascinano a piedi. Non dicono nulla. Salgono soldati in rinforzo, li vedono: non dicono nulla. E vanno avanti, verso le prime linee che li aspettano Sopra, intorno, il fragore delle esplosioni non ha quasi tregua. Nessuno si scompone. Si vive in un’atmosfera di epopea. È terribile e divino. Se dietro a noi l’Italia ha questo cuore, l’Italia è salva.
Nella mattina dell’11, martedì, la battaglia si riaccende. S’è avuta qui un po’ di sosta: al di là del Brenta venivano martellati gli Altipiani. Ora austriaci e germanici tornano contro il Grappa. C’è un contrafforte che li inquieta e li imbarazza. È come un promontorio d’Alpi che noi manteniamo nel cuore della loro occupazione.
Dalla cima del Grappa si protende verso il nord col costone del Col dell’Orso, del Solarol, di Monte Valderòa, e che abbassandosi sbarra la Val Calcino e risale a destra sul Monte Spinoncia e alle Porte di Salton. Austriaci e tedeschi bombardano tutta la zona. Il promontorio nostro è esposto ai tiri da tutte le parti. Sparano sul fianco destro e sulle retrovie le artiglierie nemiche dalla conca di Alano, di fronte e sul fianco sinistro le artiglierie della zona di Fontanasecca e del Cismon.
I giovani del ‘99
Le nostre posizioni sono tenute da alpini e da fanti. Il bombardamento è intenso, lungo, feroce: a gas asfissianti, a granate, a shrapnels. Le linee sono sconvolte. Dalla conca di Alano, reparti della 5° divisione germanica salgono all’attacco di Monte Spinoncia. Sono granatieri della guardia: masse folte. Avanzano protetti dalle loro artiglierie che continuano a flagellare le nostre linee. Le batterie italiane vi picchiano dentro fortemente. Intervengono anche le artiglierie francesi con tiri potenti, precisi. Le perdite dei tedeschi devono essere forti. Ma hanno una intera divisione lanciata all’assalto: grossi scaglioni arrivano verso la cima dello Spinoncia, a 1300 metri. Reparti si insinuano dal fondo di Val Calcino.
Alpini del battaglione Val Maira e fanti del 2° battaglione del 37° fanteria — brigata Ravenna — aspettano 1’ urto. Ma sono pochi. Il bombardamento li ha flagellati. Nessuno dei superstiti ha piegato. Gli alpini sono lì tenacissimi, tra i frantumi delle trincee: e sono lì, tenacissimi, i fanti: giovinetti, quasi tutti della classe del ‘99.
Ma sono pochi; e i nemici moltissimi. Pure nessun alpino indietreggia, nessun fante. Pochi, ma decisi.
I primi scaglioni di tedeschi vengono avanti senza fucile. Hanno molte bombe, in sacche a bandoliera. Hanno dei lanciatubi e un numero enorme di mitragliatrici: almeno dodici per compagnia. Hanno un calcio di fucile che per il tiro si appoggia alle spalle: vengono piantate a terra su due piedi leggeri. Dalle nostre linee, fuoco fantastico di mitragliatrici e di fucili. Zone intere di
assalitori vengono abbattute. Le nostre batterie da montagna fanno prodigi. Ma nuove masse tedesche affluiscono dietro al velo di assalto, passano sui corpi dei loro caduti, vi si appiattano dietro, se ne fanno scudo Altre masse tedesche ondeggiano dietro.
La difesa italiana è epica. Il battaglione Val Maira è sempre sulla linea. Ha ributtato con bombe a mano e con siepe di baionette le prime ondate. Il battaglione del 37° fanteria è sempre sulla linea. I ragazzi di diciott’anni si fanno massacrare, ma non cedono. Soltanto quando non è più umano resistere, ed è preparato il ripiegamento sulla linea di Porte del Salton, i resti dei due battaglioni
si ritirano, combattendo. Ripiegamento di pochi metri. Il numero dei nostri prigionieri è minimo. Nella notte, un caporale nostro riesce a fuggire e a tornare di qua. Racconta che i nostri prigionieri sono cinque in tutto: su due battaglioni! Spettacolo macabro dei morti tedeschi: dice che il fianco dello Spinoncia ne è coperto.
Gesta di alpini
A mezzogiono, la 56° Divisione dà ordine al 3° Raggruppamento Alpini di contrattacare. È 1’eroico raggruppamento meraviglioso che è in linea da quaranta giorni e che dal 4 novembre continua a combattere. È quello che dall’Alpe di Fassa sino alla conca di Fonzaso fece dei suoi nove memorabili battaglioni la colonna volante di copertura della IV Armata. Poi, per quattro giorni, gli alpini rimasero al di là delle linee per permettere il nostro ripiegamento sul Grappa. Sono baleni di gloria: Col Faller, Col Falcon sopra Arsiè, Fontanasecca. I battaglioni Val Brenta e Monte Pavione arrestarono e trattennero lungamente il nemico con la difesa dei forti di Cima Campo e di Cima Lan. Per loro, le nostre truppe poterono ritirarsi in ordine dallo sbarramento di Tezze. A Cima Campo il maggiore Olmi, giovanissimo, con pochi alpini del suo battaglione Monte Pavione tenne testa all’invasore per molte ore di combattimento. Salvata la colonna che doveva proteggere ebbe ordine di ritirarsi. Lo si sentì dire al telefono al suo colonnello; “ Sono circondato, tento di aprirmi la strada alla baionetta”. Poi, non si seppe più niente. Al ponte di Arsiè un tenente colonnello, non avendo quasi più uomini, raccolse e improvvisò la difesa con un plotone di carabinieri.
Ora, col contrattacco, gli alpini e i fanti della Ravenna riescono a saldare la linea di Fondo Val Calcino e di Porte del Salton. Il battaglione Cividale, quasi tutto di friulani, tenta anche di riprendere Monte Spinoncia. Lo comanda all’assalto un veneto, un capitano di Montebelluna, che ha due medaglie al valore. Ma lo Spinoncia è già diventato un covo di mitragliatrici. Non è possibile riprenderlo, ma questa azione ci dà modo di rafforzare il nostro sbarramento di Val Calcino.
Il giorno dopo, mercoledì, austriaci e tedeschi attaccano le Porte del Salton. L’assalto avviene mentre nevica. Stanno alla difesa alpini del Cividale e del Val Maira e reparti della brigata Ravenna: in rincalzo si muove dal Busa del Morto un capitano col 1° battaglione del 37°. Il nemico non passa.
Il 13, giovedì, attacco generale, furiosissimo: alla testata di Val Calcino, a Monte Fontanel, alla quota 1601 del Solarol. Bombardamento accasciante, dalle sette alle dieci del mattino. Sulla poca neve della notte innanzi torna a splendere il sole. Bombardatissime linee e retrovie. Tentativi feroci della 5° divisione germanica e della 4° divisione austriaca per forzare le alture e il fondo valle.
Riescono a sgretolare un punto della difesa avanzata su monte Fontanel, tenuto fino all’ultimo dagli alpini di Val Cenischia, che ormai si vedono tagliati fuori. Mai nemici non passano.
Notte tormentosa, sgombero di feriti nostri, tentativi eroici per far arrivare il rancio caldo alle prime linee: notte rigida. E tutte le notti all’addiaccio!
Difesa epica
Il 14, venerdì, nuovo assalto della 4° divisione austriaca e dell’ 8° e 12° reggimento di granatieri germanici. Vogliono passare a ogni costo. Bombardamenti, attacchi senza più numero. La linea non si piega. Non passano.
Sabato e domenica, calma relativa, calma sospetta. Movimenti nelle valli. La nebbia li nasconde non completamente. Le nostre artiglierie picchiano sopra. Lunedì 17, altro tentativo di passare: la Cima Valderòa, da Col dell’Orso. La violenza dei primi attacchi è diventata disperazione. Facciamo alcuni prigionieri. Dicono:
— Bisogna che i nostri tentino di scendere a qualunque costo, prima dell’inverno. Dove stanno non si può vivere.
L’attacco si prolunga fino alle quattro del pomeriggio. Il nemico fa impeto disperatamente. Non passa. Ancora una volta, non passa!
È l’epopea della difesa. Ogni atto pare un miracolo.
Il sacrificio consapevole è il gesto di tutti, in ogni momento A stare qui fra questa gente si è presi da una commozione indicibile. Parlarne, sembra quasi di profanare questa divina umiltà di eroi. Racconto senza cercar parole, crudamente.
A monte Solarolo, battaglione alpini dell’Arvenis. Sono piemontesi e friulani di Cividale. Li comanda un maggiore tutto nervi: un maggiore sardo, che si considera piemontese e che parla veneto. È il giorno 13. Bombardamento atroce. Non esistono più trincee. Sassi insanguinati, corpi di caduti. I superstiti non si smuovono. Ed ecco i tedeschi all’ attacco, ferocissimi, armatissimi, ostinatissimi. Ci credono tutti sepolti. Avanzano. Vengono flagellati da tiri di fucileria, da bombe a mano. Ripiegano. Altri reparti vengono all’assalto, più numerosi, più armati. Lotta di bombe a mano. Un tedesco più audace si caccia fin sotto la linea. Un alpino salta fuori, lo abbranca, lo rovescia. Pugilato rapidissimo. L’alpino si libera, risalta di qua. Il tedesco non si muove: ha una baionettata al petto. Cinque assalti fanno i germanici. Cinque volte sono respinti dagli alpini dell’Arvenis. E nella giornata non ritentano più.
Alpini del battaglione Feltre: prima su monte Fontanel, poi, sbrecciata quella posizione, su Cima Valderòa. Lì comanda un giovane capitano milanese. Resistono al bombardamento, resistono ai continui attacchi dei reparti di assalto austriaci. Non basta: contrattaccano sette volte. Hanno perdite gravi, ma fanno strage di nemici. Vanno al contrattacco i cucinieri, gli attendenti, il telefonista.
Un tenente del Feltre — di Rimini — era ufficiale medico: per non abbandonare il battaglione domanda di restare come ufficiale combattente. Mattina del 13: il nemico attacca, un angolo di trincea è in pericolo. Il tenente vi accorre con venti uomini e con dieci casse di bombe e si mette a lanciar bombe con i suoi uomini. Lo aiutano nel comando due feltrini: un sergente, un aiutante di battaglia. Gli assalitori sono massacrati. Ne vengono altri. Il tenente salta in piedi sulle rovine della trincea, dirige e butta bombe così. Sotto la tempesta, i tedeschi rotolano. Un tedesco avanza con una banderuola azzurra. Urla : ‘”Arrendetevi!” È spazzato via.
— Bombe! Bombe ancora. — domanda il tenente ai suoi alpini.
Sale da sotto una risposta tragica: — Non ce n’è più!
Il tenente si china, afferra dei sassi. Dritto sulle macerie, tira sassate. Tutti i suoi uomini si difendono a sassate: sono sublimi. Un proiettile lo colpisce in fronte: l’ufficiale rotola sulle macerie.
C’ è vicino il comandante della 64° compagnia del Feltre: un capitano triestino. Vede cadere il compagno, salta in piedi sulla trincea, fa portare una mitragliatrice. Viene colpito a un occhio. Ma gli alpini accorrono. E i tedeschi non sfondano.
Cade ferito un altro ufficiale : un tenente, milanese. Giorni prima, solo con quattro uomini, ha assalito un posto di mitraglieri, li ha rovesciati, è tornato con una mitragliatrice. La proposta per la decorazione sua comincia così: ”Ufficiale di leggendario valore”.
Nella notte, dopo una giornata sanguinosa: il capitano... del Feltre e il capitano..., del Val Camonica sentono dei lamenti, al di là della linea, in una trinceretta avanzata. Escono per sapere. Una mitragliatrice nemica spara. Essi avanzano, carponi. I lamenti sono di alpini rimasti fra le macerie, mezzo sepolti. La mitragliatrice spara, ma altri alpini escono a salvare i compagni. Sono tutti del Feltre. Il battaglione è proposto per una medaglia d’argento con queste parole: “Sul lembo della terra natale, da un mese difende con superba tenacia le soglie della Patria…”.
Fanti e bersaglieri
E i fanti? Meravigliosi. Della brigata Ravenna, dell’Umbria, della Campania, 7° reparto d’assalto bersaglieri. Interi reparti si sono sacrificati. Nessuno ha ceduto. Quelli della Ravenna tengono con gli alpini del Val Maira lo sbarramento di Val Calcino. Il 1° battaglione del 38° reggimento accorre di rincalzo al Fontanel, e con gli alpini arresta i tedeschi. Nella sera del 13 occorrono rinforzi sulla linea. Il 2° battaglione del 38° accorre, sotto il tiro di interdizione. Lo comanda il colonnello... Il terreno è crivellato: il bombardamento infuria. Sotto il fuoco i giovani fanti salgono alla linea in colonna, imperturbabili e sostengono e respingono dieci attacchi ; il 53° dell’Umbria sbarra Val Calcino con i fanti della Ravenna e con gli alpini. Il generale comandante la Campania porta reparti
del 153° e del 154° reggimento a contrattacchi da Col dell’Orso.
Stamattina la battaglia è dappertutto. Il nemico sta bombardando il costone di sinistra di Val Calcino. Per le mulattiere, colonne nostre di alpini, di fanti, si muovono calme. Nella notte è caduta la neve. Ci eravamo appena sdraiati per dormire quando i soldati si sono messi a sussurrare: “Nevica! Nevica!”. Può essere una grande alleata, la neve, ma ritarda. Stamattina non nevica già più. Squadre di soldati sgombrano le strade e i viottoli. Venti centimetri di neve son caduti. Pochi, per aiutare, abbastanza per imbarazzare i movimenti. Fa freddo, si scivola. Intorno nebbia. E nella nebbia, cannonate. Gli shrapnels esplodono in questa atmosfera lattiginosa: riverberi fuochi di vampate.
Entro in una capanna. C è un po’ di fuoco. In fondo, qualche cosa che pare un tavolo. Sopra, due candele accese; vicino un apparecchio telefonico, un soldato. Al tavolo un generale siciliano che studia una carta. In piedi dinanzi a lui, due ufficiali. È la sede di combattimento di un comando di brigata.
I soldati accendono fuochi sulla neve. Li accendono anche di notte, dove si può: per non gelare. Bisogna dare più coperte, e maglie, e guanti, e calze di lana. Ne hanno alcuni reparti; ma non tutti, e non regolarmente. Da coprirsi, da mangiare, da bere! Bisogna dare tutto il possibile, ai soldati. Essi danno la vita.
Sul costone il bombardamento continua. Verso Val Calcino incontro il tenente colonnello... Comanda un gruppo alpino, e ha trent’anni. È un feltrino, pieno di medaglie e di ardore: uno di quei tipi straordinari che elettrizzano. Dice : “Tentano, tentano ancora: ma non passano. Non devono passare!” Col comandante il raggruppamento, un alpino irreducibile, questo tenente colonnello è 1’anima della difesa degli alpini.
In un’altra caséra, un posto telefonico. Un ufficiale sta telefonando notizie e ordini. È una voce nota. Guardo. È uno scrittore nazionalista milanese, diventato capitano degli alpini; osservatore, combattente, guida, organizzatore prezioso.
Artiglieri alla baionetta
II cannoneggiamento continua. La nebbia si dirada. Le nostre artiglierie rispondono. Batterie da campagna e da montagna: infaticabili. I pezzi da montagna sono addirittura in linea. C è la 4° batteria che è famosa. A Col dell’Orso, cannoni in trincea con gli alpini. Dinanzi a un attacco furioso bisogna arretrare. Ufficiali e soldati salvano tutti i pezzi, li trascinano indietro di pochi metri. Pochi serventi li fanno sparare a zero. Gli altri artiglieri si armano di baionetta e vanno al contrattacco con gli alpini e con i fanti. La posizione è riconquistata, i cannoni sono riportati al loro posto. La 5° batteria è talmente sotto il tiro nemico che più di una volta al giorno deve sostituire uomini e ufficiali. Ma non si ritira.
Il giorno 14 un gruppo da montagna che è sul Valderòa salva tutti i pezzi sotto il bombardamento colossale: e dalla nuova postazione, spara. C’è minaccia di aggiramento. Non si impressiona nessuno. E contribuisce a respingere l’attacco. Come gli artiglieri, così i bombardieri, i mitraglieri.
Il bombardamento di stamattina si fa intenso. In Val Calcino arrivano colpi dappertutto. Le esplosioni, dove non sciolgono la neve, la affumicano. Le montagne sono coperte di neve sporca. Dietro a Valderòa e a Col dell’Orso scattano fucilate, e poi colpi di mitragliatrici. È un altro attacco. Ondeggiamento di fucileria. Furore di cannoni. La lotta è lunga. Nuove truppe tedesche vengono all’assalto: nuove truppe austriache, ma sono respinte. Ancora una volta, il nemico non passa.
Il tramonto è quasi tranquillo. Livido. In alto, aviatori nostri Come resistono lassù, nell’aria gelata? Per le mulattiere salgono alle linee rinforzi e colonne. E scendono i feriti di un’ora fa. Fra le truppe che salgono, un ufficiale alpino, con un reparto. Sono tutti volontari: volontari di adesso. Uomini di questi monti, di paesi dei monti invasi. È in pericolo la Patria e si arruolano. Anche 1’ufficiale è un volontario : di Pieve di Cadore.
— Siamo dei paesi di là. Ci sono molti cadorini che verranno volontari. Tutti alpini. Conosciamo i luoghi, e il nemico. Bisogna fermarlo.
È 1’epopea dell’indipendenza che rivive.
ARNALDO FRACCAROLI
Dal Corriere del Mattino del 20 dicembre 1917
TREGNAGO
Il figlio del Sindaco Battisti caduto sul Grappa
Tregnago, 19 — Ancora un’ altra florida e promettente giovinezza è stata sacrificata sull’altare della Patria. L’Aspirante Ufficiale Medico Federico Gaetano Battisti, figlio al nostro egregio Sindaco cav. uff. Costantino Battisti, laureando in medicina e appartenente a quel1’eroico Battaglione Alpini che si è recentemente coperto di gloria sul Grappa, cadeva durante un aspro combattimento, mentre prestava generosamente 1’opera sua salutare a prò dei feriti il.. del corrente mese.
Il nome di lui viene quindi ad aggiungere alla lunga schiera dei gloriosi veronesi che fecero olocausto della giovane esistenza per la difesa del suolo natio, contro l’invasione straniera.
Giovane di bella e gagliarda presenza, di eletto ingegno e di soda coltura, formava il giusto orgoglio della famiglia e del paese, ed egli cadeva a 23 anni quando stava per raggiungere l’alloro premio meritato di una vita di lavoro e di studio e quando più lieto e brillante gli sorrideva 1’avvenire.
Di fronte ad un sì nobile e puro sacrificio, il paese tutto, amici ed avversari, del sindaco Battisti, inchina reverente e commosso associandosi al lutto della famiglia così duramente colpita, ed augurando che nell’ora tragica riesca ad essa di conforto il rimpianto di tutti gli onesti e la nobiltà della causa per la quale il povero Gaetano volle compiere il grande sacrificio.
Onore a Lui!
Lunedì 24 corrente alle ore 10 sarà tenuto nella nostra Chiesa Parrocchiale un solenne Ufficio funebre di suffragio pel caro Estinto.
Dal Verona Fedele del 20 dicembre 1917
Sul campo dell’onore
Il figlio del Sindaco di Tregnago
Una dolorosa notizia ci perviene da Tregnago.
L’ Aspirante Ufficiale Medico Federico Gaetano Battisti figlio del cav. uff. Costantino Sindaco benemerito di quella borgata, cadeva il… corrente in aspro combattimento, mentre prestava 1’opera sua benefica ai feriti.
Egli era laureando in medicina e faceva parte di quegli eroici alpini che si copersero di gloria nella difesa del Grappa.
Giovane ammirevole per belle doti di anima, alle quali aggiungevasi la composta gagliardia della persona, era l’orgoglio dei suoi, che in Lui avevano collocato le più belle speranze.
Il sacrificio compiuto a 23 anni le tronca.
Ma in sì gran lutto è per la famiglia di conforto il compianto di tutti; il cav. Battisti sa di avere attorno a sé, in questo momento amici ed avversari, che gli si uniscono nella santa e maestosa sincerità del dolore.
Onore alla memoria del valoroso e condoglianze vivissime alla famiglia.
Lunedì 24 corrente ad ore 10 sarà tenuto nella Chiesa Parrocchiale un solenne Ufficio di suffragio per il caro Estinto.
Dal giornale Arena del 20 dicembre 1917
Onore ai caduti per la Patria
L’Aspirante Ufficiale Dottor Gaetano Battisti
Ancora un’altra florida e promettente giovinezza è stata sacrificata sull’altare della Patria.
L’Aspirante Ufficiale Medico Federico Gaetano Battisti, figlio dell’egregio Sindaco di Tregnago cav. uff. Costantino Battisti, laureando in medicina, cadeva a soli 23 anni durante un aspro combattimento... mentre prestava generosamente l’opera sua salutare a prò dei feriti il.... corrente.
Il nome di Lui viene ad aggiungersi alla lunga schiera dei gloriosi veronesi che fecero olocausto della giovine esistenza per la più santa delle cause quale è la difesa del suolo natio, la salvezza dei focolari domestici contro la prepotente e barbara invasione straniera.
Giovane di bella e gagliarda presenza, di eletto ingegno e di rara coltura, formava il giusto orgoglio della famiglia e di Tregnago.
Ed il paese tutto, di fronte ad un nobile e puro sacrificio, s’inchina reverente e commosso, associandosi al lutto della famiglia così duramente colpita, ed augurando che, nell’ora tragica, riesca ad essa di conforto il rimpianto di tutti e la nobiltà della causa per la quale il povero Gaetano compié il grande sacrificio.
Onore a Lui!
Il Gazzettino del 21 dicembre:
I caduti per la Patria
Ci scrivono da Tregnago:
Ancora un’altra florida e promettente giovinezza è stata sacrificata sull’altare della Patria.
L’Aspirante Ufficiale Medico Federico Gaetano Battisti figlio del nostro Egregio Sindaco, laureando in medicina e appartenente a quell’ eroico Battaglione Alpino che si è recentemente coperto di gloria, cadeva durante un aspro combattimento mentre prestava l’opera sua salutare a prò dei feriti…
Dal Corriere del Mattino del 25 Dicembre 1917:
Le solenni onoranze funebri al figlio del Sindaco
Tregnago, 24:
(F. P.) — Stamane alle ore 10 nella Chiesa Parrocchiale, con numeroso intervento della popolazione del luogo e paesi limitrofi, e di autorità fra cui abbiamo notato una larga rappresentanza del Presidio Militare, il Presidente della Deputazione Provinciale comm. Pontedera, l’avvocato Carlo Valle, l‘avv. Antonio Cavaggioni e le autorità civili del luogo al completo, ebbero luogo le solenni onoranze funebri in suffragio dell’Aspirante Ufficiale Medico Gaetano Battisti figlio del nostro Sindaco, caduto, come avete già annunciato, sul campo di battaglia, mentre era intento alla sua missione pietosa.
La messa fu celebrata dall’Arciprete cav, Costalunga. Venne eseguita scelta musica liturgica. Al Comando di un Ufficiale degli Alpini, corpo al quale apparteneva il defunto, un plotone armato ha reso gli onori.
La commovente dimostrazione, resa stamane, alla memoria del giovane valoroso immolatosi per la Patria, sia in qualche modo di lenimento alla famiglia straziata per sì grave perdita.
Consiglio Comunale di Tregnago
Dichiarata aperta la seduta il consigliere avv. Valle, chiesta ed ottenuta la parola, così si esprime:
“Prima che incominci la seduta, permettete Egregi Colleghi, che da questi banchi consigliari parta un saluto ed un augurio ai soldati del nostro Comune che combattono alla fronte in quest’ora così tremenda nella quale si decidono le sorti non soltanto della Patria nostra, ma dell’intera umanità, e che specialmente io commemori un valoroso caduto, il figlio del nostro Sindaco, Federico Gaetano Battisti. Egli laureando in medicina, era entrato in guerra con tutto 1’entusiasmo dei suoi vent’anni e con la visione di una Italia più grande e più potente, reintegrata nei confini che la natura e la storia le ha assegnati.
Per conoscere gli atti di valore da lui compiuti basta leggere la lettera del suo capitano dottor Bergamo di Montebelluna, che furono anche pubblicate nei giornali cittadini, e nelle quali sono magnificati lo spirito di altruismo, il coraggio, l’abnegazione sempre da lui dimostrati. Di questo suo coraggio, che era esempio e sprone ai compagni, egli rimase vittima.
Colpito da granata nemica che lo spogliò quasi completamente dei vestiti ferendolo gravemente; trasportato al posto di medicazione, moriva in un’età in cui tutto è sogno e speranza, con lo sguardo rivolto al cielo, col pensiero alla famiglia lontana, al suo paese che tanto amava e che avrebbe un giorno onorato col suo vivace ingegno e con le opere: col sorriso sul labbro che rivela la coscienza di un grande dovere compiuto.
A nessun altro meglio che a Lui, si potevano applicare i versi dell’antico poeta:
‘”Morte, assai dolce ti tegno
Tu dei essere ormai cosa gentile;
Morte bella parea nel suo bel viso”.
Alla famiglia sua piangente ma insieme orgogliosa di un tanto figlio; al padre suo da molti anni nostro benemerito Sindaco, alla memoria di Lui, così buono e così valoroso, mando interprete dei sentimenti dell’intero Consiglio, un commosso e riconoscente saluto”.
Tutti i Consiglieri si levano in piedi profondamente commossi, e a mezzo dell’assessore barone Gilbert de Winchels, si associano all’attestazione di rimpianto e di affetto opportunemente espressa dal consigliere Valle in memoria del figlio del nostro Sindaco, che quantunque giovane, ha tracciato una via esemplarmente luminosa nella famiglia, nella scuola, nella Società e sul campo di battaglia dove serenamente offriva alla Patria la fresca esistenza.
Il cordoglio di cui si mostra oggi compreso il Consiglio, possa essere di lenimento al dolore dei genitori e della famiglia del povero Federico Gaetano Battisti.
Il Sindaco frenando a stento le lagrime e 1’interna commozione, ringrazia gli oratori ed i presenti dicendosi superbo e fiero, nel suo acerbo dolore, di aver offerto alla patria il suo figlio prediletto augurando che il sangue di tanti giovani eroi non sia invano sparso, ma renda alla Patria i suoi naturali confini e significhi il trionfo del diritto e della civiltà pel bene della umanità.
Nel trigesimo della morte:
FEDERICO GAETANO BATTISTI
LAUREANDO IN MEDICINA
8° ALPINI - BATT. CIVIDALE – 20° COMPAGNIA
MORTO SUL GRAPPA 14 DICEMBRE 1917
A SOLI 23 ANNI
IMMOLÒ LA SUA GIOVANE VITA
NELL’ ESERCIZIO PIETOSO DELLA PROFESSIONE
CON LA SERENITÀ E LA FORZA DELL’EROE
CON LA PIENA COSCIENZA DEL SACRIFICIO
CHE LA PATRIA GLI CHIESE
APPOGGIATO A QUELLA SPLENDIDA VERITÀ
CHE SOLO IN VIRTÙ DI UNA GRANDE IDEA
SI POSSONO COMPIERE COSE SANTE E SUBLIMI
Tregnago, li 14 Gennaio 1018.
