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L'eredità Massalongo per l'ospedale di Tregnago

     Il 1928, anno cruciale nella storia del futuro ospedale, iniziò con l’assegnazione di un legato da parte della defunta vedova dello storico Carlo Cipolla. Il 12 gennaio, infatti, Giovanni Castagna – che all’inizio del 1927 aveva assunto la carica di podestà – deliberò l’accettazione della elargizione di lire 1.000 per concorso nella erezione di un letto nel costruendo ospedale-ricovero. In quell’occasione, egli accettò l’elargizione di 1.000 lire che Francesco Pellegrini aveva inviato – a nome della consorte contessa Enrichetta Cipolla – per concorso alla erezione di un letto nel costruendo ospedale-ricovero, e ciò per desiderio di Carolina Vittone, vedova del conte prof. Carlo Cipolla morta da poco. La somma venne investita in buoni postali fruttiferi, essendo destinata al futuro ospedale-ricovero, come da volontà manifestata dalla benefattrice[i].

Nel frattempo, però, continuava anche la diatriba tra il Comune e l’usufruttuaria di una parte degli immobili lasciati al Comune da Giuseppina Franchini qualche anno prima per la costruzione di un ospedale. Il 27 gennaio 1928, il podestà decise di ricorrere in appello contro la sentenza del tribunale di Verona che un mese prima aveva condannato il Comune a consegnare immediatamente anche i locali che questo riteneva non facenti parte della casa ad uso villeggiatura, oltre al pagamento delle spese processuali[ii].

Ma altre questioni si presentarono all’orizzonte quando, nel mese di marzo di quell’anno, morì Caro Massalongo che, come aveva promesso, lasciò un cospicuo patrimonio al Comune di Tregnago da destinare alla costruzione di un ospedale in quella che era stata la sua casa. Il 4 aprile 1928, Castagna deliberò l’accettazione dell’eredità del compianto prof. Caro Massalongo per un erigendo ospitale. Dalla lettura della deliberazione, redatta in modo molto chiaro, come era usanza fare all’epoca, veniamo a sapere che il testamento di Caro Massalongo, pubblicato il 23 marzo, aveva istituito erede universale di quasi tutto il suo patrimonio il Comune, con lo scopo di dare sollievo alle sofferenze dei miseri. Il testatore aveva nominato esecutore testamentario l’avvocato Gaetano Bonuzzi di Verona, che stava redigendo un inventario dei beni allo scopo di determinare esattamente l’asse ereditario. Il Comune avrebbe potuto d’ora in avanti procedere con la costruzione dell’ospedale, avendo acquisito, tra l’altro, l’intera casa dei Massalongo[iii].

A fronte di un lascito di entità così grande, il Comune, quale erede universale, dovette pagare le spese per i funerali di Massalongo ed ebbe anche il compito di far celebrare nel trigesimo della morte un ufficio funebre nella chiesa parrocchiale di Tregnago ed altro ufficio nella chiesa di San Luca in Verona, oltre a 50 messe, di cui 25 a Tregnago e 25 a Verona[iv]. Ma questo non era l’unico obbligo imposto dal benefattore. Infatti, al momento dell’accettazione dell’eredità, il podestà si fece carico di adempiere un ulteriore desiderio del testatore. Tra la primavera e l’autunno del 1929, infatti, egli provvide all’esecuzione di una disposizione che chiedeva all’erede universale di prelevare dall’eredità la somma di 5.000 lire, per una sola volta, da distribuirsi secondo i bisogni ai poveri ed ammalati del paese propriamente detto di Tregnago e dei paesetti di Marcemigo e Scorgnano[v]. Ne beneficiarono in modi differenti decine di famiglie povere del paese, a cui vennero assegnate somme variabili da 15 a 100 lire ciascuna[vi].

Ma tornando alle disposizioni testamentarie per il futuro ospedale, il podestà, il 24 ottobre 1928, ritenuto che in virtù del testamento del prof. Caro Massalongo l’ospitale Massalongo deve essere eretto in Ente Morale; Considerato che il patrimonio lasciato dai compianti fondatori professori Caro e Roberto Massalongo si può valutare, al netto dei legati e delle spese, in lire un milione e trecentomila circa, e considerato che in paese c’era effettivo bisogno di un ospedale, espresse parere favorevole alla costituzione dell’ente morale Ospitale Massalongo e approvò lo schema di statuto composto da 26 articoli[vii].

L’ospedale sarebbe diventato un ente morale gestito dai cittadini del paese. Per la sua costruzione serviva molto denaro, perciò, il 14 novembre 1928, il podestà decise di alienare i beni lasciati dai Massalongo, eccetto la futura sede del nosocomio che avrebbe dovuto essere attivato entro cinque anni dal giorno in cui il Comune fosse entrato in pieno possesso degli immobili. In caso contrario, questi sarebbero passati all’Ospedale di Verona per l’edificazione di un reparto medico completo intestato ai fratelli Massalongo.

 

L’alienazione dei beni dell’eredità Massalongo

 

L’alienazione dei beni dei Massalongo fu piuttosto laboriosa. Innanzitutto, vista la perizia giurata dell’ingegnere comunale Fulvio Cavaggioni, con la quale tutti i beni immobili dei Massalongo posti a Tregnago e a Verona furono divisi in quattro lotti e stimati del valore complessivo di 467.872 lire, il podestà decise di frazionare la proprietà terriera, in modo che potessero aspirare all’acquisto i piccoli proprietari del comune. Egli avrebbe trattato direttamente con i vari aspiranti, dopo avere provveduto a darne avviso al pubblico mediante pubblicazione nelle chiese dei paesi vicini ed inserzione sulla stampa locale. A seguito di tale pubblicità i possibili acquirenti non mancarono e, l’11 luglio 1929, i terreni furono assegnati ai migliori offerenti per un prezzo complessivo di 212.000 lire, con un buon guadagno, essendo i beni suddetti stati stimati dal predetto Ingegnere nella complessiva somma di lire 165.700[viii].

Al ricavato dalla vendita dei terreni si aggiunse anche la proposta del parroco don Vittorio Costalunga di destinare i proventi della locazione della casa con brolo donata per la costruzione di una casa di ricovero, o il ricavato dell’eventuale vendita, all’erigendo ospedale Massalongo nel quale, però, avrebbe dovuto esserci una sala, o un reparto oppure un letto intitolato a San Tito. 

Nel 1930 il Comune pensò di vendere l’edificio al locale Fascio di Combattimento che intendeva collocarvi la Casa del Fascio[ix]; fu pattuita anche la somma per la vendita di 45.000 lire ma le trattative non vennero concluse, come dimostra il fatto che l’8 aprile 1932 il podestà Riccardo Vinco la affittò al dottor Fiorini, direttore dell’Ospedale Massalongo, per 2.000 lire annue[x].

Tornando all’eredità Massalongo, venduti i terreni posti in Tregnago, rimaneva da alienare il palazzo situato a Verona, in via Giardino Giusti, che Caro aveva lasciato al Comune di Tregnago. Per questo motivo, il 12 aprile 1930, il commissario prefettizio Carlo Trenner che poco più di un mese prima aveva preso in consegna tutta l’Eredità Massalongo nonché l’amministrazione della stessa[xi], decise di procedere alla vendita a trattativa privata del fabbricato comprendente 59 vani disposti su cinque piani, per il prezzo non inferiore a 200.000 lire.  Il ricavato sarebbe stato impiegato per la costruzione dell’ospedale[xii]. Il palazzo venne venduto prima del dicembre dello stesso anno. Al Comune rimasero alcuni terreni al Prato Pozzaigo, che furono ceduti in affitto.



[i] Cfr. Archivio Comunale di Tregnago (ACT), registro Comune di Tregnago – Registro deliberazioni consigliari dal 27.1.1921 al 25 aprile 1928. 

[ii] Ibidem.

[iii] Ibidem.

[iv] Ibidem. 

[v] Un tale tipo di disposizioni è in linea con quelle che, dal Medioevo in poi, hanno fatto parte dei legati pii o pro anima: elemosine destinate ai poveri e richieste di messe per la salvezza dell’anima del testatore. Tali disposizioni erano presenti, ad esempio, nei testamenti dettati dai Tregnaghesi nel XV secolo e nel XVII secolo. Cfr. P. MILLI, Aspetti di vita religiosa a Tregnago nel Quattrocento: appunti dai testamenti, in «Cimbri-Tzimbar», n. 26 (2001), pp. 39-68 e P. MILLI, Il testamento del tregnaghese don Francesco Casari: un sacerdote, la sua famiglia, la sua casa, in «Cimbri-Tzimbar», n. 37 (2007), pp. 31-50.

[vi] ACT, registro Comune di Tregnago – Deliberazioni della Giunta Municipale dal giorno 7 novembre 1922 al 26 settembre 1926 e del Podestà dal 25 aprile 1928 al 24 agosto 1929.

[vii] Ibidem.

[viii] Ibidem.

[ix] ACT, registro Municipio di Tregnago – Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[x] Ibidem.

[xi] La deliberazione è datata 8 marzo 1930. Cfr. ACT, registro Municipio di Tregnago - Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[xii] Ibidem.





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