Tregnago in passato non ha avuto gravi carenze d’acqua, quella piovana poteva anzi essere piuttosto abbondante in alcune stagioni dell’anno tanto da diventare pericolosa per l’abitato e dannosa per le coltivazioni. Confluiscono infatti in paese tre piccole valli e i rispettivi torrenti che, non potendo facilmente raggiungere il relativamente lontano corso del Progno, si disperdevano formando diversi acquitrini.
La conca a nord est, conosciuta come Valle, si divide in due ramificazioni dalle quali si creano due sorgenti: la Bortola che portava l’acqua verso la pieve e Pisocco che la portava al centro abitato. La prima notizia in ordine di tempo sulle sorgenti della località Valle è del 1299 quando un terreno venne descritto come un appezzamento masivo nella zona della Valle di Tregnago che confina su un lato con il rivo dell’acqua.
La sorgente del Pisocco è lontana più di un chilometro e in passato si resero indispensabili diverse opere di canalizzazione per condurre l’acqua in paese. In un documento del 1506 sono descritte alcune spese sostenute dal Comune per sistemare il canale dell’acqua potabile e per l’acquisto di lastre di pietra utili alla manutenzione della Rì.
La Rì, il cui nome deriva da rivo, corso d’acqua, era in passato la principale fontana di Tregnago e da essa, attraverso un ruscello, l’acqua, che era sempre corrente, scendeva verso sud fino a formare il Lago Vecchio e il Lago Nuovo.
La struttura dei lavatoi che vediamo qui è simile a quella di altri presenti presso la pieve e nelle frazioni di Cogollo, Marcemigo e Scorgnano ed è costituita da una tettoia a tre arcate classiche che copre una vasca rotonda e tre vasche rettangolari utilizzate in passato dalle donne per fare il bucato.
Sono visibili due iscrizioni: una ricorda che la fontana fu costruita dal Comune di Tregnago e dal Vicario Pietro Donati di Castiglione nel 1607; l’altra ci informa su un restauro fatto dal Comune nel 1865.
L’acqua della Rì formava più a sud, attraverso un ruscello, una specie di vascone chiamato Lago Nuovo e da qui scorreva ancora fino a formare il Lago Vecchio, l’attuale piazza Marconi.
Sul Lago Nuovo fu costruita una vasca dodecagonale in pietra, nota appunto come la vasca, con delle rientranze da cui tuttora sgorga l’acqua, dotate di piani inclinati dove le donne fino a pochi decenni fa facevano il bucato.
I lavatoi avevano una duplice funzione: oltre ad essere indispensabili per i rifornimenti domestici d’acqua e per il lavaggio del bucato, erano un luogo di ritrovo e di aggregazione per le Tregnaghesi che potevano scambiare due chiacchiere mentre lavavano. In passato si cercò più volte di limitarne l’uso, soprattutto di quello vicino alla pieve, ritenuto fonte di scandalo per le troppe presenze femminili. Ad esempio, nel 1460 il delegato inviato dal vescovo Ermolao Barbaro in visita pastorale a Tregnago ordinò all’arciprete, sotto pena di scomunica, di non lasciare entrare nessuna donna in casa sua con la scusa di prendere dell’acqua dalla fontana esistente nel cortile[i]. Richieste simili si trovano anche nei verbali di visite svoltesi nei secoli successivi.
[i] Cfr. S. TONOLLI (a cura di), Ermolao Barbaro visitationum liber diocesis veronensis ab anno 1454 ad annum 1460, Verona 1998, p. 187.