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Santa Maria Assunta di Tregnago parte 7 - L'attuale chiesa di Santa Maria Assunta di Tregnago

    Nonostante tutti i lavori di costruzione e abbellimento della chiesa di Santa Maria, l’opera appariva ancora incompleta, perciò nel 1914 si decise di realizzare una facciata appropriata e, in quell’occasione, l’edificio fu ingrandito con l’aggiunta di una campata. I lavori furono eseguiti dall’impresa edile Beccherle su disegno di Giovanni Franchini Stappo. La facciata, quella che vediamo oggi, presenta una vivace alternanza di linee orizzontali realizzate in cotto e tufo. Nella sua parte interna, le finestre sono le uniche in tutta la chiesa ad avere i contorni non dipinti, ma realmente realizzati in cotto. Nell’insieme, i costruttori rispettarono il disegno del progettista ma aggiunsero un paio di finestre sotto il rosone, portandole da quattro a sei, senza però ripetere l’ornato del cotto misto a tufo come nelle altre sottostanti. Adattarono poi il rosone già esistente nella facciata precedente[1].

Una nuova campata venne aggiunta per allungare la chiesa verso ovest. All’esterno si possono notare i differenti contorni delle finestre laterali rispetto a quelli delle preesistenti.

 

Le decorazioni del soffitto 

 

All’interno, le decorazioni del soffitto furono realizzate da due giovani artisti veronesi: Gaetano Miolato[2] e Francesco Rigodanzo[3]. I motivi ornamentali dei muri, delle arcate e del soffitto sono vegetali stilizzati realizzati con colori molto vivaci. Le figure umane e simboliche che occupano le volte vogliono rappresentare il regno di Dio sulla terra, la teocrazia e la Chiesa cattolica attraverso profeti, patriarchi, evangelisti e dottori. La prima campata centrale, entrando dal portale principale, mostra nei quattro spicchi Noè, Mosè, Salomone e Davide.

Nella seconda campata troviamo alcuni profeti: Geremia, Isaia, la profetessa Anna e san Giovanni. Nelle quattro piccole navate laterali si alternano profeti e sibille.

Nella terza campata centrale troviamo i quattro evangelisti. Le navate laterali riportano raffigurazioni di incensieri, candelabri e i quattro libri dei Vangeli in corrispondenza degli Evangelisti della volta superiore, con le diciture relative agli animali simbolici di ciascun evangelista.

Al centro della chiesa, dove la navata trasversale interseca la principale, troviamo quattro dottori: san Gregorio papa, san Cirillo, sant’Ambrogio e san Girolamo.

L’ultima parte delle navate laterali e il catino absidale sono decorati con motivi floreali, angeli e simboli eucaristici. Nelle cornici orizzontali che sottostanno agli archi del presbiterio e in quelli che sovrastano frontalmente gli altari laterali, si possono notare alcuni stemmi, tra cui quello della famiglia Cipolla.

 

Le vetrate

 

In occasione dell’ampliamento, spostato l’organo, vennero aperte le finestre dell’abside che, come tutte le altre, vennero provviste di vetrate istoriate della ditta Fontana e C. di Milano che donano all’interno un aspetto insieme di maestosità e grazia[4], essendo d’una policromia forte ed ardita[5]. Don Ferruccio Spada le descrive nell’opuscolo pubblicato nel 1922 in occasione dell’inaugurazione della chiesa, ma questo è l’unico ricordo che ne abbiamo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, i vetri furono per la maggior parte distrutti dagli spostamenti d’aria provocati dai bombardamenti avvenuti nei pressi della pieve e, al momento del rifacimento, si scelsero soggetti solo in parte analoghi ai precedenti.

La vetrata principale della facciata raffigura in una scena unica, divisa tra otto monofore accostate, la scena dell’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme, liturgicamente proposto nella Domenica delle Palme. La bifora soprastante riproduce un’annunciazione che richiama quella del Botticelli. Sulla facciata sono presenti altre due bifore, una per lato del portale d’ingresso. Da sinistra a destra sono raffigurati san Gaetano da Tiene, san Rocco e san Biagio, san Vincenzo Ferreri. Di queste, solo la prima e l’ultima sono le originarie. Al posto delle altre due c’erano san Bovo cavaliere e sant’Antonio abate in atto di benedire gli animali da lavoro.

Nelle dodici monofore delle navate laterali sono schierati gli apostoli e ogni vetrata riporta il cognome della famiglia che ne finanziò la realizzazione. In senso orario, a partire dalla porta laterale di destra e per tutta quella navata troviamo san Paolo, san Taddeo, san Simone, san Matteo evangelista, san Bartolomeo e san Filippo. Continuando, sulle finestre della navata di sinistra, troviamo san Giacomo, san Tomaso, san Giovanni evangelista, san Giacomo, sant’Andrea e san Pietro.

Le vetrate poste a termine delle navate laterali, in fianco al coro, raffigurano sulla sinistra, dalla parte dell’organo, san Giuseppe e sulla destra sant’Antonio. 

In quelle delle campate centrali – a partire dai bracci del transetto e girando dall’altare della Madonna a quello del Sacro Cuore – sono raffigurati sant’Agnese, san Zeno, il cuore immacolato di Maria; santa Teresa, un santo e una santa non chiaramente identificabili, san Pio X, san Domenico Savio, un santo passionista, forse san Paolo della Croce oppure san Gabriele dell’Addolorata che il parroco di allora, don Ernesto Dalle Pezze[6], indicava come esempio ai giovani di Azione Cattolica. Seguono la colomba dello Spirito Santo, san Giovanni Bosco e san Luigi. 

Sant’Agnese e san Luigi sono raffigurati a figura intera in dipinti originali su finestre murate perché esposte verso il monte retrostante la chiesa. Tutte le altre raffigurazioni della navata centrale non sono originarie e presentano per lo più ritratti a mezzo busto incorniciati in un tondo senza alcuna didascalia e su sfondo azzurro.

Nel presbiterio, sulla finestra circolare, san Martino taglia il suo mantello per dividerlo col povero mentre sull’altra, murata, il medesimo santo è sul cavallo al galoppo.

Nell’abside, la prima e la quinta vetrata riportano due composizioni simboliche pasquali ed eucaristiche. Inoltre, nella prima da sinistra si vede san Tarcisio mentre dall’altra parte è raffigurato un velo della Veronica.

Le tre vetrate centrali rappresentavano in origine la scena di Cristo che risorge dal sepolcro. Oggi al centro c’è la scena superstite di quella risurrezione, a sinistra l’assunzione della Beata Vergine Maria con la scritta: Ut dies i xi mcml  pleno meridie semper lucescat obsequiens sponte sumptuque proprio comunitas bmv assumptae tremniaci providit e a destra la santissima Trinità che incorona Maria nella gloria di Santi con la scritta: sub pontificatu Pii xii qui die i xi mcml hoc dogma definivit, seguita dallo stemma di Pio XII. La chiesa, infatti, è intitolata a Santa Maria Assunta e il dogma dell’Assunzione in cielo di Maria anima e corpo fu stabilito da papa Pio XII con la costituzione dogmatica Munificentissimus Deus datata 1º novembre 1950.

 

La cappella e l’altare della Madonna


Della primitiva nuova chiesa oggi sono rimaste le navate, il presbiterio e l’altare della Madonna. Quest’ultimo, in legno di abete, fu disegnato da Giovanni Franchini Stappo e realizzato in gran parte dall’intagliatore e indoratore Antonio Martini. La colorazione e la rifinitura si ottennero utilizzando come fondo scagliola e gesso di Marcellise, bianco e farinoso. Il colore vero e proprio è il risultato di una miscela di acqua, aceto, terra di cassia color noce e gesso di Marcellise. Venne portato nella cappella il 30 aprile 1881, su un carro trainato da buoi.

 

L’altare del Sacro Cuore

 

Ad Orseolo Massalongo dobbiamo il disegno dell’altare del Sacro Cuore inaugurato il 12 luglio 1891[7]

Il dipinto della pala è firmato da Vincenzo De Stefani, uno dei migliori rappresentanti della nuova scuola pittorica Veronese. Il quadro raffigura la beata Alacoque[8], nel momento in cui le apparisce il Redentore, mostrandole il Sacro Cuore. Molto espressiva è la faccia del Redentore, la quale taglia in scuro sopra uno sfondo chiaro, custodito dalla gloria. Il Redentore è vestito di paludamento bianco, poiché il pittore volle ritrarlo quale era nella trasfigurazione, e quale fu dipinto da Giambettino Cignaroli, il cui bellissimo quadro della Trasfigurazione si ammira nella Cattedrale di Verona[9], nella terza cappella laterale a destra per chi entra nella navata del duomo.

 

Il tabernacolo 

 

Il tabernacolo dell’altare maggiore fu realizzato nel 1947 dal cesellatore Gino Legnaghi, nativo di Tregnago e poi orafo a Verona. Sulla porticina è raffigurata in bassorilievo l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. L’autore vi incise l’anno di produzione e una dedica: Non relinquam vos orphanos / In memoria di Legnaghi Vincenzo e Cassini Serafina / G. Legnaghi 1947.

 

Il grande crocifisso

 

Al centro della chiesa, appeso al soffitto, si nota un grande crocifisso in legno dipinto. Non ne conosciamo l’autore, ma era già presente nel 1922. Don Giuseppe Manzini scrive: Dall’arco dell’abside, pende alto e grande sopra l’altar maggiore un crocefisso. La figura di Gesù, riboccante di dolore e di amore, spicca sul fondo d’oro di una magnifica croce che fa ricordare le nostre antiche croci stazionali. Tutte le linee, tutta la decorazione si volge a Lui, e la vasta chiesa è come ripiena della bontà che spira dalla dolce Vittima adorabile. A Lui si volgono gli occhi e le anime. Pare che dall’Imagine la grazia scenda come un fiume in tutte le anime. La Croce: trono del Dio-Fratello nostro: segno e sorgente di perdono, di pace, d’amore! Opera infinita di religione e di civiltà! Sfavilli a tutte le anime la Croce, a tutto il mondo.Abbiamo bisogno di sentirci redenti, di tornare uomini, di rifarci fratelli[10].  

 

Il pulpito

 

Anche il pulpito ligneo fu disegnato da Giovanni Franchini Stappo[11]. Fu realizzato in abete e la sua colorazione si ottenne con la stessa tecnica adottata per l’altare della Madonna, variando la quantità delle componenti. Sporgente dal pulpito, fino a pochi anni fa c’era un crocifisso che, asportato, fu collocato in sacrestia. La copertura è a cuspide e, come il drappo teso dietro all’oratore, era utile affinché l’oratore si potesse udire bene in ogni parte della chiesa[12].

Nello scudo scolpito è riportata la data e il nome dell’autore: A.D 1885 Ing. Gio. Franchini ideò diss. Giuseppe Vesentini eseguì.


 


[1] Della precedente facciata, oltre al rosone venne riutilizzato il tufo impiegato anche precedentemente nelle paraste. Cfr. APT, Fabbriceria, busta 2 carta 97.

[2] Gaetano Miolato (1885-1960) era nativo di Verona, frequentò l’accademia Cignaroli, di cui anni più tardi divenne socio attivo e onorario. La sua attività fu soprattutto legata a Verona, anche se per qualche anno insegnò alle Acciaierie Ansaldo di Genova. Fu insegnante d’arte e pittura nella scuola d’arte di Castelnuovo, oltre che pittore e decoratore di numerosi luoghi pubblici e chiese nel Veronese. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 336.

[3] Francesco Rigodanzo e Gaetano Miolato decorarono, negli anni precedenti l’inaugurazione della pieve tregnaghese, la chiesa di Giazza e, negli anni successivi, furono i decoratori del soffitto della chiesa veronese di San Nazaro. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 336.

[4] C. VALLE, Tregnago e la sua Pieve di Santa Maria, p. 49.

[5] F. SPADA, Le Vetrate, in AA.VV., Una pregievole opera di stile romanico in Provincia di VeronaInaugurandosi la nuova Pieve di S. Maria di Tregnago. 15 ottobre 1922, Verona 1922, p. 34.

[6] Don Ernesto Dalle Pezze nacque a Fane nel 1894. Ordinato sacerdote nel 1922, fu cooperatore e in seguito parroco a Novaglie. Nel 1933 divenne parroco di Tregnago, incarico che mantenne fino al 1970. Fu successivamente cappellano del Monastero delle Clarisse di S. Fidenzio fino al 1981 quando si ritirò nel proprio paese natale, dove morì nel 1989. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 343 nota 138.

 

[7] Cfr. C. VALLE, Tregnago e la sua Pieve di Santa Maria, p. 49.

[8] Nacque il 22 luglio 1647 in Francia, a Lhautecour presso Autun. Nel 1671 si fece religiosa nel monastero della Visitazione a Paray-le-Monial, poco distante dal paese natio. Lì visse e morì il 17 ottobre 1690. Dal 1686 scrisse le proprie Memorie, oltre a numerose lettere, per divulgare la devozione al Sacro Cuore di Gesù a lei rivelata. Fu proclamata beata da Pio IX il 18 settembre 1864, e santa da Benedetto XV il 13 maggio 1920. Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/margherita-maria-alacoque-santa_%28Enciclopedia-Italiana%29/ visitato il 13 settembre 2022.

[9] C. CIPOLLA, Tregnago. Un dipinto nella chiesa parrocchiale, in «Arte sacra» a. X/II della nuova s. (1891), n. 23 (20 ottobre 1891), Firenze, p. 184.

[10] G. MANZINI, Religione ed Arte, in AA.VV., Una pregievole opera, pp. 14-17.

[11] Cfr. C. VALLE, Tregnago e la sua Pieve di Santa Maria, p. 49.

[12] Cfr. V. CASAGRANDE, L’arte a servizio della Chiesa, p. 236.





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