Nei primi anni ’30, dopo la realizzazione dell’ospedale, si pensò di costruire anche una casa di riposo per gli anziani del paese che ne avessero avuto necessità.
Nel 1934, Fermo Sisto Zerbato prese accordi con il Comune di Tregnago: egli avrebbe fatto preparare il progetto dall’architetto Giovanni Greppi[i] di Milano e lo avrebbe finanziato per poi, a lavori terminati, cedere l’edificio all’ente pubblico. Dopo l’acquisto del terreno, iniziarono i lavori che si conclusero quattro anni dopo. Nel 1938, in una relazione indirizzata al podestà dall’ingegner Fulvio Cavaggioni, l’edificio era così descritto: il fabbricato sorge in prossimità dell’Ospedale Massalongo e si compone di due piani: seminterrato e piano soprastante. Il seminterrato consta di locali ad uso diverso: a) locale ad uso refettorio; b) a lato di questo due locali ad uso guardaroba; c) locale ad uso cucina; d) locale ad uso legnaia e deposito carbone; e) locale per la gabbia scala d’accesso al piano superiore e per l’installazione dell’impianto di riscaldamento; f) locale ad uso gabinetto; g) locale ad uso cella mortuaria la quale ha l’accesso separato dall’esterno. Un corridoio per tutta la lunghezza divide i locali del fronte da quelli sul retro. A questo piano oltre che dall’accesso sopra menzionato, si può accedere dall’esterno mediante due accessi ricavati sui lati. Sul fronte presenta ancora una tettoia della lunghezza pari al refettorio. Il piano soprastante comprende: sul fronte a) tre stanze di degenza; b) a lato di queste due altre stanze; c) due gruppi di gabinetti igienici con cessi, docce e vasca da bagno; d) due locali per le suore di servizio; e) gabbia delle scale centrale. Un corridoio per tutta la lunghezza disbriga i locali sul fronte da quelli sul retro. Sul fronte presenta un’ampia terrazza di soggiorno. L’accesso a questo piano è praticato mediante una scala centrale che dà sulla terrazza e da due accessi laterali che mettono nel corridoio. Il terreno circostante il fabbricato è mantenuto a giardino sul fronte ed a orto con frutteto sul retro e sui fianchi, cintato da muro continuo sui lati nord ed ovest e con muro e cancellata sui lati est e sud, sui quali sono ricavati gli accessi rispettivamente all’Ospedale e alla via pubblica. […] Il munifico donatore ha ancora provvisto all’arredamento completo per tutti i locali[ii].
Sempre nel 1938, il 5 aprile, Zerbato inviò una lettera al podestà Riccardo Vinco per comunicargli la sua decisione in merito all’intitolazione delle sale. Vi si legge: Dedica camerate ricovero: le camerate femminili sono 3, e più precisamente le prime a sinistra entrando dalla porta di levante. Le camerate per gli uomini saranno 4, e cioè la quarta camerata a 6 letti a mezzogiorno; la quinta camerata a 3 letti pure a mezzogiorno; la camerata di n° 3 letti a nord lato sera; una camerata di riserva all’estremità a sud ovest de seminterrato. Conseguentemente io propongo la dedica di dette camerate come in appresso: prima camerata femminile (a 3 letti) a santa Carlotta oppure a Santa Emma (a tua scelta); seconda camerata femminile (6 letti) a santa Vittoria; terza camerata femminile (6 letti) a santa Teresa di Gesù; prima camerata maschile (a 6 letti) a san Sisto III; seconda camerata maschile (a 3 letti) a san Giovanni Battista; terza camerata maschile (a 3 letti) lato nord a san Riccardo; quarta camerata maschile (seminterrato) a san Giuseppe. La prima stanza a destra a disposizione delle suore, oltre l’effige di san Vincenzo De Paoli, potrà avere anche quella di santa Carlotta o di santa Emma previa tua scelta per la prima camerata femminile[iii].
Il ricovero Senectuti quies fu donato da Zerbato al Comune il 9 ottobre 1938, giorno dell’inaugurazione alla quale parteciparono diverse Autorità.
[i] Giovanni Greppi nacque a Milano il 19 settembre 1884 da Donato e da Luisa Frizzi. Primo di nove figli, iniziò presto a collaborare con il padre, titolare di una piccola impresa artigianale specializzata nella lavorazione del ferro battuto. Nel 1905 si iscrisse al primo corso della scuola speciale di architettura della Reale Accademia di belle arti a Milano, dove il docente incaricato della cattedra in architettura era Camillo Boito.
Il padre avrebbe preferito che lui continuasse a lavorare nell'impresa di famiglia; fu la madre a incoraggiarlo nello studio, che lo condusse nel 1907 a ottenere la patente di professore di disegno architettonico. Contemporaneamente sviluppò la passione per la pittura, e in particolar modo per la tecnica dell'acquarello, che usò spesso per rappresentare i suoi progetti di architettura e, ancora di più, i suoi allestimenti scenografici.
La sua attività come scenografo ebbe inizio, in un primo tempo, in collaborazione con Ettore Fagiuoli. Nel 1919 curarono insieme l’allestimento per la rappresentazione, all'Arena di Verona, dell'Aida, mentre nelle estati del 1920-21 Greppi lavorò ad alcuni allestimenti scenici per rappresentazioni che ebbero luogo alla Scala di Milano.
Dal 1925 al 1938 progettò l’intero insediamento del villaggio industriale di Dalmine, in provincia di Bergamo, un piccolo centro urbano costruito nelle vicinanze degli stabilimenti industriali.
Tra il 1932 e il 1935 realizzò il sacrario militare del monte Grappa, al quale seguirono poi i progetti di altri ossari a Pian di Salisei, Timau, Caporetto e San Candido. La più conosciuta tra queste realizzazioni è quella del sacrario di Redipuglia del 1938.
Nel dopoguerra ricevette numerosi incarichi di progettazione. Tra il 1950 e il 1959 realizzò ventuno sedi della Banca popolare di Novara, tra le quali anche la sede centrale.
Nella primavera del 1959 restò vittima di un grave incidente stradale in seguito al quale morì un anno dopo, a Milano, il 12 apr. 1960. Cfr: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-greppi_(Dizionario-Biografico) visitato il 20 febbraio 2021.
[ii] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), busta Costruzione ricovero 1934-39.