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Santa Maria Assunta di Tregnago parte 5 - Il campanile della chiesa parrocchiale di Tregnago tra passato e presente


    Basilio Finetto dei Rosini, sacerdote originario della frazione di Finetti, in Ai Fineti. Un toco de storia de Tregnago, pubblicato nel 1901, ricorda il suono delle campane per la nomina del nuovo parroco don Felice Panato, nel 1854:

Mi me ricordo, che passàa la Vale,

e g’ò sentio a sonar el campanò

de festa, da la tore parochiale,

da sant’Egidio, e dai Fineti ampò.

I disea tuti: el capuçin Panàto,

l’è per Tregnago tuto nato e fato[1].

È uno dei tanti episodi solenni per la comunità tregnaghese sottolineati dalle campane che, da secoli, accompagnano con il loro suono le feste religiose e le ricorrenze civili. 

Il delegato del vescovo Ermolao Barbaro, nel 1460 vide, presso la pieve di Santa Maria, un bel campanile. Nel 1532, il verbale della visita di Gian Matteo Giberti lo definisce addirittura perfetto.

Nel 1798, in seguito alla morte del parroco don Francesco Brunelli[2], il cappellano ed economo don Santo Salgari[3]stilò un inventario dei beni appartenenti alla pieve. Allora sul campanile c’erano già le sette nuove campane, fuse due anni prima dalla fonderia di Pietro Cavadini[4], realizzate con la carità dei fedeli ma per metà ancora da pagare. 

Nel 1873 si resero necessarie alcune riparazioni alla struttura lignea che sosteneva le campane della chiesa parrocchiale e a tal scopo furono acquistate due travi di castagno e due di larice che non risolsero però il problema tanto che pochi anni dopo si verificò la caduta della torre campanaria. 

Il disastroso evento portò alla già citata costruzione della nuova chiesa e, in seguito, del nuovo campanile sul quale reinstallare le campane rimaste quasi intatte. Mentre il precedente si trovava, come abbiamo detto, sul lato nord della chiesa, vicino alla facciata, quello nuovo si decise di erigerlo dietro alla chiesa, tra i muri del coro ed il muro di cinta della prebenda parrocchiale, a distanza di qualche metro dal coro stesso. Questa sembrò la soluzione più economica e sicura. La Giunta Municipale, il 26 giugno 1888, sull’argomento si espresse così: Considerato che riedificato il campanile a mattina della Chiesa Parrocchiale sul detto suolo comunale ad un’altezza qualsiasi sopra il livello della Chiesa medesima il suono delle campane che verrebbero collocate sullo stesso ripercosso dal vicino monte sarebbe udito di lontano più che in ogni altra posizione; la Giunta come sopra convocata, grata alla fiducia in essa riposta dal Reverendo Parroco e Fabbriceria Parrocchiale di Tregnago determina che il campanile della Parrocchia di Tregnago venga eretto sul suolo comunale che confina a mattina e mezzogiorno dai muri di sostegno e di cinta del bosco e brolo di ragione Prebenda Parrocchiale, a sera sagrestia, coro e Chiesa Parrocchiale, a tramontana sentiero consortivo

Il parroco don Pietro Cavallini[5] diede il via ai lavori sostenuti finanziariamente dalla Parrocchia, dal Comune e dalla generosità della popolazione. Il disegno preliminare fu realizzato da Orseolo Massalongo che descrisse così il suo progetto in una lettera al parroco:

Verona 4 Maggio 1889

Pregiatissimo Signor Arciprete,

Le spedisco, come d’intelligenza, il prospetto del campanile riservandomi di fare dettagli maggiori solo nel caso la scelta cadesse sul mio progetto. Fatto un computo metrico sommario dei diversi materiali occorrenti alla costruzione, il costo del campanile di risulta di Lire 25.000 (venticinquemila) costo che potrà venire diminuito avuto riguardo ai trasporti e mano d’opera che gli abitanti del paese potranno prestar gratuitamente.

Nelle fondazioni adotto il sistema di un sol masso largo quanto la base del campanile, costruito in sassi del torrente Progno misti a sassi di cava. Tutto il restante della muratura sopraterra è in cotto, usando internamente negli angoli sasso di cava per minor spesa.

La sezione interna è circolare, sezione che va leggermente allargandosi alla cella campanaria, di maniera che la scala viene svolta sopra una spirale. La copertura di zinco, della cupola, piramidale a base ottagona, è sostenuta da una robusta armatura di ferro che costituisce un sistema unico coll’asse verticale finire di ferro che sostiene l’Angelo del pinnacolo all’altezza di 42 metri. Ho creduto bene, al frontone del campanile, sopra la cella campanaria, di dare quella forma acuta per armonizzare coll’architettura della Chiesa.

Pertanto salutandola distintamente, colla massima stima e considerazione.

Devotissimo servo Ing.re Orseolo Massalongo[6].

L’opera venne inaugurata nel 1894 alla presenza del vescovo di Verona Luigi Canossa e del progettista. Le campane furono trasportate su carri sfarzosamente addobbati e trainati da numerose pariglie di buoi, fra l’entusiasmo della popolazione.

La torre campanaria attuale, dal punto di vista architettonico, presenta un insieme di linee gotiche e romaniche; è a base quadrata di 6 metri e mezzo di lato, all’esterno è realizzata in cotto e racchiusa da lesene angolari per tutta la sua altezza. 

Le fondamenta furono gettate, seguendo le indicazioni di Massalongo, in un solo blocco delle dimensioni della base. 

All’esterno, la spinta verticale delle pareti è rallentata da una cornice marcapiano collocata al di sotto della cella campanaria, che si apre sui quattro lati con delle trifore sorrette da colonnine in tufo e poggianti su una balaustrata in tufo bianco. Sotto alla cella delle campane è posto un grande orologio in pietra bianca. Su ogni lato, gli archi in cotto sovrastanti le trifore sono evidenziati da una sorta di decorazione in pietra bianca e ancora da un piccolo rosone, anche questo in pietra. 

La copertura non è uniforme: ogni lato si chiude a capanna e i pinnacoli agli angoli completano le lesene. Si eleva, centrale e accentuata, una grande guglia piramidale a base ottagonale con sopra, all’altezza di 42 metri, un angelo che suona la tromba. L’angelo è di legno ricoperto da una lastra di piombo e la tromba è di rame. Pinnacoli e guglia sono coperti con lastre di zinco e piombo.

All’interno il campanile presenta una pianta circolare ed è percorso interamente dalla scala spiraliforme composta da 159 gradini in pietra che consentono di salire agevolmente fino alla cella campanaria. Una ringhiera metallica percorre la scala. Dall’altezza di qualche metro da terra, l’interno è marcato orizzontalmente da sedici anelli di tre mattonelle ciascuno.

La pavimentazione della cella al pianterreno è in cemento; una seconda pavimentazione in assi di legno e travi si trova a livello del 102° gradino, a circa due terzi dell’altezza della torre. Le finestre sono poche, piccole e monofore, anch’esse internamente contornate da mattonelle. 

Per le campane fu installato un moderno telaio metallico. Le grandi ruote in legno vennero sostituite con comode e meno pesanti ruote in ferro. I vecchi ceppi in legno lasciarono il posto a quelli nuovi in ghisa.

Le sette campane, fuse nel 1796, sono quelle precipitate dal vecchio campanile e collocate intatte sull’attuale. Esse compongono il più antico concerto realizzato dalla fonderia Cavadini, ancora suonabile e integro per quasi tutte le sue voci. Sono opera di Pietro Cavadini, con rifusione della seconda grossa nel 1898 e aggiunta dell'ottavino nel 1894, per mano di Achille Cavadini, nipote di Pietro. Il loro diametro varia dai 57 ai 114 centimetri e il peso va dai 105 ai 900 chili.

La stessa ditta avrebbe in seguito fuso le campane per i campanili delle frazioni: Centro nel 1821, Scorgnano nel 1835, Marcemigo nel 1843, Rancani nel 1845, Finetti nel 1904. Quelle di Cogollo, realizzate nel 1973, furono l’ultimo lavoro della ditta che chiuse l’attività in quell’anno.

Le campane delle chiese generalmente portano incise frasi o preghiere in latino, oltre alla data di fusione, al nome del realizzatore e ad alcune raffigurazioni iconiche di santi o simboli religiosi. Quelle di cui stiamo parlando non fanno eccezione. La maggiore – la più grande esistente fusa nel XVIII secolo da Cavadini – porta la dedica alla Madonna protettrice del popolo tregnaghese. La seconda chiede protezione dalle tempeste e riporta, tra le altre, la raffigurazione di una santa, probabilmente santa Eurosia, molto venerata nella zona come salvatrice delle campagne dalla grandine. La terza riporta un’invocazione alla Madonna; la quarta ai Santi; la quinta ai santi Fabiano e Sebastiano, protettori contro la peste e le epidemie. La sesta chiede l’intercessione di Maria presso Dio. La settima, fusa nel 1894, chiede l’intercessione di San Zeno.




[1] BASILIO FINETTO DEI ROSINI, Ai Fineti. Un toco de storia de Tregnago, Giazza-Verona 1991, p. 65.

[2] Don Francesco Brunelli, nel 1782, fu il primo parroco di Tregnago eletto dal Comune. Morì nel 1798. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 341 nota 128.

[3] Don Santo Salgari nacque a San Bartolomeo delle Montagne, prima fu cappellano e poi economo spirituale di Tregnago. Il 4 agosto 1798 notificò alla Curia la morte di don Brunelli e nel 1799 fu nominato parroco. Morì nel 1833. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 341 nota 129.

[4] I Cavadini furono illustri fonditori di campane. La famiglia, originaria del Comasco, iniziò la propria attività nel 1792 a Montorio dove nel 1765 era nato Pietro di Giovanni, fondatore della ditta. Il trasferimento in città, in via San Nazaro, avvenne nel 1813. Qui la famiglia gestiva anche una vecchia locanda. L’iniziatore della fonderia morì nel 1838. Allora i Cavadini si scissero fondando due laboratori distinti: quello di Luigi e quello di Giovanni. Nella seconda metà dell’Ottocento, la fonderia di Luigi rimase l’unica operante in provincia e realizzò campane per diverse località italiane. L’ultimo titolare, Luigi, chiuse l’attività di cinque generazioni nel 1973. La Cavadini, nel 1950, fuse anche la campana del castello di Tregnago dopo che, dieci anni prima, era stata tolta quella risalente al 1164. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 336 e F. PELLEGRINI, Il castello di Tregnago, in «Vita veronese» a. XVII (1964), n. 3 (marzo), p. 87.

[5] Don Pietro Cavallini nacque ad Angiari nel 1837, fu ordinato sacerdote nel 1861 e fu parroco di Tregnago dal 1887 al 1898. Dopo il ministero a Tregnago fu Canonico della Cattedrale e morì a Verona nel 1902. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 343 nota 136.

[6] APT, Fabbriceria, busta 2 carta 55.







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