La chiesa di San Martino, nota come chiesa della Disciplina dal nome di una confraternita che qui ha avuto sede, risale probabilmente all’VIII-IX secolo.
Le prime visite pastorali dei vescovi veronesi alla chiesa sono quelle di Gian Matteo Giberti nel 1530 e nel 1532. Quando, nel 1553, il vescovo Alvise Lippomano la visitò, la chiesa aveva tre altari oltre al presbiterio dedicato a san Martino: uno dedicato a santo Stefano, uno a san Giovanni Evangelista e il terzo alla Beata Maria, non consacrato, gestito dall’omonima confraternita che intendeva farlo consacrare. Presto, però, gli altari subirono delle modifiche, come si legge nel resoconto della visita pastorale del vescovo Alberto Valier effettuata nel 1620. La disposizione degli altari risulta essere cambiata: era stato demolito l’altare di Santo Stefano perché al suo posto era stata posta la porta di collegamento con la chiesa di Santa Maria[i].
Nel 1786 tutti gli altari erano in marmo e ognuno era gestito da una confraternita. Pochi anni dopo, però, con la conquista napoleonica e la soppressione delle Compagnie, la chiesa di San Martino perse la sua importanza per ritrovare una certa centralità nella vita religiosa locale poco prima della metà del XIX secolo quando tornò ad essere sede della Compagnia del Santissimo Sacramento.
Attualmente l’edificio, che è in stile romanico con interno ad aula unica, è utilizzato come sala per conferenze, incontri e spettacoli. Mantiene, di una certa importanza, la cappellina Casari, absidata, fatta costruire nel XV secolo dalla famiglia Casari, che ospita affreschi di Niccolò Giolfino raffiguranti la Madonna delle Grazie con i Disciplinati e Sant’Apollonia e Sant’Agata. In una nicchia dell’altare Casari è posta una Madonna lignea del XV secolo. Il protiro esterno che conteneva una Madonna in trono con il Bambino è del XIV secolo, proviene dalla facciata della chiesa adiacente di Santa Maria. Si trova qui da quando fu costruita la facciata della nuova chiesa di Santa Maria Assunta. Nel corso degli ultimi restauri, è venuto alla luce un lacerto di affresco che raffigura un santo, a probabile testimonianza della presenza, in passato, di altre figure, come nel caso di altre chiese vicine, ad esempio quella di San Dionigi di Marcemigo.
[i] Le notizie sulle visite pastorali alla chiesa sono tratte da: M. PASA, Per una storia della Calavena, manoscritto inedito.