A Tregnago, come si è visto, il tempio più antico tra quelli intitolati a Santa Maria è di origine medievale, forse del X-XI secolo, ma di esso abbiamo solo informazioni lacunose a partire dal Quattrocento. La chiesa è descritta a corpo rettangolare costruito con materiali diversi: ciotoli, tufo, pietra tenera e frammenti lapidei di epoca romana. L’interno era costituito da tre navate separate da file di archi sostenuti da pilastri e non esisteva un transetto. La facciata era semplice, a due spioventi con il tetto a capanna e la porta era abbellita da un protiro pensile risalente forse alla fine del XIV secolo, costituito da due colonne sostenute da due modiglioni e coperte da un arco. A fine Ottocento, lo storico Carlo Cipolla lo descrisse così: Sulle due origini dell’arco, stanno una da un lato e una dall’altro, le figure inginocchiate dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine. Sul sommo poi dell’arco sta la testa del Redentore, nimbato, con barba bionda. Il sott’arco è dipinto a cielo, di azzurro vivo, incorniciato da una fascia, a motivi geometrici che danno luogo a un bel contrasto di colori, a tinte vivaci, che l’uno coll’altro si alternano, secondo l’uso del secolo XIV. Protetto dall’arco, sulla parete della chiesa e superiormente alla porta, sta un fresco colla Vergine, sedente in trono col bimbo; inferiormente al trono, il lato sinistro di una faccia che risponde ai modiglioni del pseudoprotiro, era occupato da una iscrizione dipinta in carattere quadro-cancelleresco forse della seconda metà del secolo XIV, e corrente su varie linee. […] Il capitello del pseudoprotiro è di questa forma: rovesciato di piramide quadra, ad angoli smussati. Di fattura modernissima è l’arma del paese di Tregnago, dipinta sulla fascia tra i modiglioni, nella parte mediana del pseudoprotiro, accanto alla iscrizione[1].
L’elemento architettonico rimase al suo posto fino al 1914, quando il parroco di allora, don Vittorio Costalunga[2], promosse i lavori di allungamento della chiesa e di costruzione della nuova facciata. Allora il protiro venne rimosso e collocato sulla fronte della chiesa della Disciplina dove è attualmente. In quell’occasione fu eseguito un restauro al dipinto ad opera del pittore Fabio Siviero. Oggi quel che rimane dell’immagine della Vergine in trono col bambino si trova, riportato su un pannello, all’interno chiesa della Disciplina.
Dell’antica pieve è giunto a noi il fonte battesimale, quello che vediamo a destra dell’ingresso principale della chiesa parrocchiale circondato da un’inferriata realizzata nel 1880. È una vasca ottagona a coppa in marmo rosso assai bella con archetti trilobi su ogni faccia, certo dello stesso scultore di quella d’Illasi; sulla faccia mediana si vede lo stemma dell’Arciprete Giacomo Rosso di Verona che lo fece scolpire nel 1438[3]. Se ne trova nota nei verbali delle visite pastorali vescovili fin dal XV secolo quando, il 27 agosto 1460, il vescovo suffraganeo di Verona Matteo Canato, giunto in visita pastorale per conto del vescovo titolare Ermolao Barbaro invenit fontem baptismalem munde teneri et conservari[4].
All’interno della chiesa esisteva allora un altare di Ognissanti voluto e mantenuto da una delle più prestigiose famiglie veronesi insediatesi in paese: i Casari[5]. La documentazione archivistica ne accenna in più occasioni. Il 18 maggio 1409 nel palazzo vescovile di Verona si presentò Giovanni Casari di Tregnago, che affermava di essere patronus dell’altare di Ognissanti fondato e edificato nella pieve di Santa Maria al quale aveva assegnato una dote. L’atto di fondazione della cappella, però, fu redatto ufficialmente il 18 marzo 1449 dal notaio Giovanni da Caprino[6].
All’esterno esisteva un cimitero dove furono sepolti molti Tregnaghesi fino al XIX secolo, quando fu costruito quello attuale.
Possiamo trovare qualche altra informazione sulla chiesa nei già citati verbali delle visite pastorali dei vescovi diocesani. Nel 1460, il vescovo Matteo Canato ne ordinò la sistemazione del tetto, evidentemente malconcio, entro la festa di San Martino. Il prelato notò la presenza di troppe donne nei pressi della canonica col pretesto di attingere acqua alla fontana; perciò, sub excomunicationis pena late sententie et cetera, mandavit prefato archipresbitero quod nullam penitus mulierem cuiuscumque conditionis non permittat domum suam, causa asportandi aquam, intrare[7].
Nel XVI secolo, dalle visite effettuate per conto del vescovo Gian Matteo Giberti, sappiamo che nella chiesa di Santa Maria c’erano due tabernacoli, una grande croce di legno e alcune statue: una Madonna grande, un san Sebastiano e un san Rocco, oltre a due angeli piccoli[8]. L’altare maggiore era dedicato alla Madonna e sul fonte battesimale c’era un ciborio[9].
Tra il 1505 e il 1510 il comune assegnò un compenso per andar a tor l’anchona del altar grando de la pieue[10], forse quella appartenente alla pieve, rimasta a Tregnago fino all’inizio del Novecento e poi, smembrata, entrata a far parte della mostra permanente del museo veronese di Castelvecchio a Verona[11].
Simeoni nella sua Guida la descrisse ancora in loco: L’ancona in legno a tempera assai guasta è nell’andito di diritta con cornice intagliata della Rinascenza. In alto la Pietà (con i soliti strumenti) ai lati l’Annunciata, nel mezzo il Presepio, a destra S. Gio. Battista; il laterale di sinistra è perduto. È opera fine e delicata di scuola belliniana o secondo altri di Fr. Morone[12]. Trecca, invece, dice che apparteneva all’antica parrocchiale un polittico diviso in 6 riparti» dipinto da F. Morone di cm. 267 per cm. 190 e ce lo descrive così: Di sopra, nel mezzo l’Ecce Homo coi simboli della passione, ai lati l’Angelo Gabriele e Maria SS. Annunziata. Sotto, in mezzo la Natività di Cristo, con S. Giuseppe che dorme, i pastori in lontananza, ascoltano l’angelo, che porta scritto sul nastro: Nuncio vobis gau(dium). La scena graziosa ha tinte di miniatura. A destra v’era S. Martino; a sinistra v’è S. Giovanni Battista. Nei pilastrini, nella base, nei fregi, e nelle cornici rilievi a stucco[13].
[1] C. CIPOLLA, La chiesa di Tregnago presso Verona, in «Arte sacra», a. IX (I della n.s.) (1890), no. 10, Firenze 20 aprile 1890, p. 79.
[2] Don Vittorio Costalunga, nato a Monteforte mel 1859, fu parroco di Tregnago dal 1900 al 1932. Morì il 5 agosto 1932. Cfr. P. MILLI, La pieve di Santa Maria di Tregnago, p. 343 nota 137.
[3] L. SIMEONI, Verona. Guida Storico-Artistica, p. 469.
[4] S. TONOLLI (a cura di), Ermolao Barbaro, p. 185.
[5] Cfr. M. PASA, Per una storia dell’economia collinare veronese tra ’400 e ’600, «Atti e memorie della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona», s. VI vol. XLIII (aa. 1991-1992), p. 276.
[6] Cfr. M. PASA, L’area collinare alla metà del ’500: penetrazione fondiaria cittadina e persistenza di proprietà di gente del contado veronese (Parte Seconda), in «Studi Storici Veronesi Luigi Simeoni» vol. XLVI (a. 1996), Verona 1996, p. 70 nota 64. Cfr. anche P. MANTOVANI, Il Comune di Tregnago. La sua storia, Tregnago (VR) 1998, p. 101.
[7] Ivi, p. 187.
[8] Cfr. A. FASANI (a cura di), Riforma pretridentina della Diocesi di Verona, vol. I, pp. 55-56.
[9] Cfr. ivi, pp. 658-62.
[10] C. FERRARI, Come era amministrato un Comune al principio del sec. XVI (Tregnago dal 1505 al 1510), Verona 1903, p. 70.
[11] Già qualche anno dopo l’uscita della guida di Simeoni, il polittico era conservato nella pinacoteca comunale di Verona. Cfr. G. TRECCA, Catalogo della Pinacoteca Comunale di Verona, Bergamo 1912, p. 54.
[12] L. SIMEONI, Verona. Guida Storico-Artistica, p. 469. Cfr. anche G. FAÈ, La Val d’Illasi, Verona 1956, p. 42.
