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Finetti

    La piccola frazione di Finetti prese forse il nome da un Finetto che venne a risiedervi e lì pascolava le capre, insieme ad altri pastori originari di San Giovanni Ilarione. La popolazione della zona, mai numerosa data la conformazione montana del territorio e l’isolamento da altri centri abitati, fu decimata dalla peste del 1630.

La costruzione della piccola chiesa locale è legata alla colonizzazione delle terre precedentemente comunali dei monti Precastio e Belloca ed alle esigenze religiose delle popolazioni che vi si erano stanziate.

Nel 1720, su iniziativa dei residenti aiutati da un nobile veneziano che nei dintorni era solito andare a caccia, ebbero inizio i lavori di costruzione di un piccolo edificio religioso che costò 350 ducati. Era stato voluto per ovviare alla lontananza del posto rispetto al paese, che obbligava le persone a perdere messa nei giorni festivi.

Il 26 maggio 1721 la fabbrica era terminata. La chiesa, economicamente sostenuta dalla comunità tregnaghese, fu dedicata alla Beata Vergine della Salute. Il 22 giugno di quell’anno il reverendo Pietro Casari poté constatare il perfetto ordine dell’edificio che era corredato di due porte: una verso sud e l’altra a nord, entrambe aperte su pubbliche strade. Dopo pochi giorni, il 3 luglio, la chiesa fu ufficialmente consacrata e benedetta dal vescovo Marco Gradenigo. Era sotto la giurisdizione della pieve tregnaghese e ciò causava dissapori, perché nelle feste principali e per la celebrazione dei sacramenti si richiedeva agli abitanti di Finetti di recarsi alla pieve, contro la loro volontà.

Negli anni seguenti la chiesa fu ulteriormente abbellita anche se aveva un solo altare in legno. Nel 1771, ottenuta la piena approvazione dell’autorità episcopale, fu eretta la Via Crucis e nel 1812 l’altare ligneo fu sostituito da uno in pietra.

Nel 1835 la comunità di Finetti era costituita da circa 40 famiglie che mantenevano la chiesa e il suo cappellano. La chiesa ottenne di poter avere il Santissimo e il fonte battesimale, divenendo così autonoma dalla pieve. Il 29 giugno 1871, su richiesta del parroco di Tregnago, venne concessa un’indulgenza plenaria per la festa della Beata Vergine del Carmine che si celebra ogni anno la terza domenica del mese di luglio[i].



[i] Le notizie sono tratte da: M. PASA, Per una storia della Calavena, manoscritto inedito.





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