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Roberto Massalongo

 Il più giovane dei fratelli Massalongo, Roberto, nacque a Tregnago il 26 settembre 1856. Come si è detto, la madre era figlia della sorella del padre, perciò sua nipote. Tale circostanza influì notevolmente sulla salute dei figli della coppia e sull’attività di ricerca scientifica di Roberto. Egli, infatti, era convinto che il fatto di provenire da una famiglia di consanguinei avrebbe portato gravi problemi anche nelle eventuali generazioni future. Da qui scaturì la convinzione sua e dei fratelli di non contrarre matrimonio e di non avere figli[i].

Roberto era il terzo figlio maschio dopo Caro e Orseolo. Teresa e Vittoria, le due sorelline, ebbero vita brevissima: Teresa morì a sei anni nel 1865 e Vittoria, nata dopo la morte del padre nel 1860, morì nel 1862[ii].

Grazie al cospicuo patrimonio accumulato dal nonno paterno, come si è avuto modo di vedere, i ragazzi poterono compiere gli studi fino alla laurea. Forse su consiglio del nonno materno, Giovanni Colognato, medico condotto a Tregnago, Roberto scelse gli studi di Medicina a Padova e si laureò nel 1880. Frequentò da volontario la clinica medica patavina e, in seguito, l’ospedale civile di Verona. Tali esperienze contribuirono a far nascere in lui l’interesse per le malattie che colpivano periodicamente la popolazione e per le cause ambientali insite nella loro diffusione. 

Per approfondire le sue conoscenze, il giovane medico si recò a Parigi e a Londra. In Francia seguì alcuni corsi sulla neonata scienza neurologica e da quell’esperienza derivò l’utilizzo del metodo patografico. Con l’aiuto dell’amico pittore Angelo Dall’Oca Bianca, egli documentò le sue ricerche su casi clinici con disegni e fotografie[iii], come aveva visto fare da Jean-Martin Charcot, ritenuto il fondatore di un nuovo ramo della medicina, la neurologia. 

Il lavoro di Charcot alla Salpètriere di Parigi ebbe un'influenza profonda sugli sviluppi della neuropsichiatria della seconda metà dell'Ottocento[iv] e condizionò anche l’attività di Massalongo che, intanto, nel 1892, vinse il concorso per la direzione dell’Ospedale Civile di Verona. Durante la sua direzione, la struttura si trasformò da luogo di pia assistenza in istituto moderno di diagnostica e cura delle malattie. Egli volle che i degenti venissero separati a seconda della natura della loro patologia e che fossero garantite l’igiene e la massima tranquillità.

Nel 1905 fondò la rivista Il Fracastoro che sarebbe diventata il periodico dei sanitari della provincia di Verona. Le sue pubblicazioni furono numerose e trattarono, in modo particolare, le malattie endocrine e neurologiche. Si occupò inoltre di problemi relativi all’igiene e alla trasmissibilità di malattie come la tubercolosi e la malaria, sperimentando talvolta nuove terapie.

Dal 1885 al 1902, si dedicò anche all’attività politica e amministrativa: fu prima consigliere comunale e in seguito assessore a Verona, pur continuando ad essere principalmente un medico. 

Nell’ultima parte della vita si interessò ai malati di tubercolosi. Il suo obiettivo divenne la fondazione di un sanatorio veronese che accogliesse e curasse queste persone. Il progetto, però, venne rallentato dalla guerra e non solo. Nonostante ciò, Massalongo riuscì ad attivare un comitato antitubercolare di cui fu eletto presidente. Molti comuni della provincia vi aderirono; la Cassa di Risparmio elargì 300.000 lire e singoli cittadini contribuirono con donazioni per la realizzazione della struttura. In una riunione di detto comitato svoltasi sul finire del 1918, egli poté riferire che l’iter per la realizzazione di un sanatorio tra i monti era già felicemente avviato, la sede più idonea era stata individuata in una tenuta denominata Ime, posta nel Comune di Ferrara di Monte Baldo, che il proprietario senatore E. Bassini s’era già detto disposto a cedere per il nobile scopo[v].

Alla sua morte, nel 1919, Massalongo nel suo testamento predispose legati per la nascita dell’ospedale di Tregnago, per la costruzione dell’ospedale tisico nella villa Miniscalchi di Chievo e per una sala di degenza nell’Ospedale Civile di Verona, a cui lasciò la sua biblioteca medica.   

Tra le molte ricerche effettuate e pubblicate da Roberto, possiamo ricordare quella sulla diffusione di un’infezione nel suo paese natale che, come medico, aveva potuto seguire da vicino durante la sua evoluzione. L’articolo uscì nel 1883 con il titolo: La pneumonite epidemica. Descrizione di un’epidemia di pneumoniti accorsa in Tregnago nei mesi di marzo ed aprile del 1883[vi] e fu ripreso in successivi suoi studi tra cui quello del 1888 nel quale l’autore – membro della Società Anatomica, della Società di terapeutica di Parigi, della Società Reale di Scienze Mediche e Naturali di Bruxelles, della Reale Accademia Medico-Chirurgica di Napoli etc.[vii] – espose diverse sue ricerche sperimentali su animali e su pazienti umani affetti da infezione polmonare, malattia molto diffusa in quell’epoca e assai pericolosa, con frequenti esiti mortali.

Tregnago allora era un piccolo paese abitato da circa duemila persone. Tra esse, un centinaio si ammalò in quella primavera che stava trascorrendo senza particolari fenomeni atmosferici. Non ci furono fenomeni cosmo-tellurici di rilievo; solo l’aria era un po’ fredda e spesso coperto il cielo; non venti eccezionali, non pioggie […] Dopo alcuni giorni piovosi, succedettero giorni bellissimi. I primi e più numerosi casi furono riscontrati in una zona ben precisa del paese collocata attorno ad un vecchio laghetto, o meglio stagno, formato dalle scolature di una sovrapposta e discosta fontana. Qui le donne si recavano a lavare il bucato, perciò era coperto da un grosso strato d’immondizie[viii] e l’acqua verdastra mandava odore nauseabondo. Tuttavia, il giovane medico non riteneva responsabile del diffondersi della malattia quest’acqua. I malati – di un’età tra i due e gli ottant’anni, di diverse classi sociali, in maggioranza uomini e bambini – furono circa un centinaio e una trentina di essi morì. I primi colpiti furono i bambini, poi gli adulti e per ultimi gli anziani. 

Massalongo descrisse nei dettagli sintomi, decorso, fasi di guarigione e aspetto dei cadaveri di coloro che non erano riusciti a superare le fasi più critiche. Concluse affermando: l’epidemia di pneumonite di Tregnago […] avvenne in un nucleo ristrettissimo, limitato al solo paese; […] i casi si manifestarono l’uno presso l’altro, distanti una o poche case; più di uno dei membri della famiglia venivano successivamente colpiti. Non rare volte il secondo od il terzo colpito, aveva assistito il primo[ix].

La cura più diffusa per la maggior parte delle malattie consisteva da secoli nel salasso e il medico scriveva: il complesso della terapia usata si comprendeva nella sola parola eccitanti. Devo confessare, a scarico di coscienza, che ho alcune volte praticato salasso. Però a mia difesa devo dire, che il voler sistematicamente, di botto eliminare dalla terapia delle acute malattie, specie di quelle di petto, il salasso in Tregnago (e così in quasi tutti i paesi della provincia veronese) era cosa impossibile; abituati da tanti anni a simile mezzo curativo, spaventati dalla gravità della malattia che allora dominava, era temerarietà il voler resistere; si avrebbero lacerata la vena con la forbice o coi denti, ma volevano sangue; al medico poi non sarebbe restato altro, in mezzo a quel panico generale, che abbandonare in tutta fretta il paese; per non avere rotte le costole da una buona dose di legnate[x].



[i] Cfr. E. CURI, La famiglia Massalongo in AA.VV., I Massalongo. Una grande famiglia per la crescita culturale e civile di Verona. Atti del convegno di studio Verona 21 maggio 2004, Verona 2008, p. 18 e L’attività scientifica di Abramo Massalongo e dei figli Caro, Orseolo, Roberto fra Ottocento e Novecento, Verona 2004.

[ii] Cfr. E. CURI, La famiglia Massalongo, p. 15.

[iii] Cfr. G. FERRARI, Impronte familiari sulla formazione di Roberto Massalongo in AA.VV., Abramo Massalongo (1824-1860) scienziato e patriota per un’Italia unita. Atti del Convegno di studio Tregnago (VR) 27 novembre 2010, p. 90.

[iv] Cfr. Charcot, Jean-Martin in Treccani, enciclopedia onlinehttp://www.treccani.it/enciclopedia/jean-martin-charcot/ visitato il 24 gennaio 2020.

[v] V. SENATORE GONDOLA, Roberto Massalongo pubblico amministratore e filantropo in AA.VV., I Massalongo. Una grande famiglia per la crescita culturale e civile di Verona. Atti del convegno di studio Verona 21 maggio 2004, Verona 2008, p. 222.

[vi] R. MASSALONGO, La pneumonite epidemica. Descrizione di un’epidemia di pneumoniti accorsa in Tregnago nei mesi di marzo ed aprile del 1883, in “Gazzetta Medica Italiana Province Venete” 26 (1883). n. 28-33.

[vii] R. MASSALONGO, Patologia della pneumonite acuta. Etiologia, patogenesi, sintomi, complicazioni, esiti e forme, Verona 1888.

[viii] Ibidem, p. 66.

[ix] Ibidem, p. 74.

[x] Il passo è riportato in: M. VALSECCHI, L’attenzione alle malattie infettive nel contesto sociale in AA.VV., I Massalongo. Una grande famiglia per la crescita culturale e civile di Verona. Atti del convegno di studio Verona 21 maggio 2004, Verona 2008, pp. 228-229.





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