Sul finire dell’Ottocento, la sede comunale si trovava nell’attuale piazza Massalongo ma non nel palazzo Pellegrini che fino ad allora non era stato considerato adatto a tale scopo. In esso furono alloggiati i vari uffici governativi e giudiziari presenti sul territorio. Nei primi anni del XX secolo, tuttavia, il problema dell’inadeguatezza del municipio si presentò nella sua gravità e si ipotizzarono soluzioni diverse per porvi rimedio. La documentazione archivistica ci permette, anche in questo caso, di seguire agevolmente l’evoluzione dei fatti.
Il 30 maggio 1907 la Giunta Municipale decise la demolizione e costruzione di un nuovo soffitto nei locali dell’Ufficio Registro[i] perché era necessario proteggere gli impiegati dal rumore prodotto da coloro che entravano all’Agenzia delle Entrate che si trovava al piano soprastante. Nell’ottobre dello stesso anno il sindaco comunicò alla Giunta che non era più oltre consentito di tollerare lo stato indecoroso nel quale trovatasi l’aula municipale che servir deve per le adunanze consigliari nonché per ogni altra cerimonia attinente all’ufficio stesso, sia perché gli intonachi e le decorazioni esistenti sentivano già gli effetti del tempo sia perché una buona parte era annerita dal fumo delle stuffe[ii]. Passarono alcuni anni e, nel 1911, fu richiesto all’ingegnere comunale Riccardo Zanderigo di redigere un preventivo di spesa per l’ampliamento della casa comunale che egli presentò il 23 novembre insieme ad una relazione in cui si legge: la soluzione che prima si presenta come più ragionevole, più estetica e più igienica come orientazione sarebbe quella di occupare le piccole casette ad est del Municipio e quivi trovare lo spazio per sviluppare gli uffici di cui si sente il bisogno, ma ragioni di economia mi vietano di tentare questo lato del problema, e perciò rivolgo il mio studio alla utilizzazione dello spazio comunale posto a nord del Municipio. […] Nell’area retrostante al Comune per tutta la larghezza dell’edificio comunale viene innalzata una gran sala di cui una maggior parte viene adibita uso sala consigliare ed un’altra piccola parte uso archivio.
Alla sala consigliare si accede mediante corridoio praticato attraverso piccolo locale d’archivio, reso indipendente dall’attuale locale di sedute consigliari mediante angolo vetrato. L’archivio attuale invece viene adibito uso gabinetto di Giunta con illuminazione dall’alto. La sala delle sedute consigliari diverrà invece ufficio esclusivo dello stato civile, l’ufficio del segretario viene mantenuto ove ora si trova. Nel piano terreno vi troveranno posto molte cose in ampi magazzini ed altro[iii].
L’idea, dunque, era quella di comprare le case a fianco del municipio per adattarle in modo da ricavare altro spazio dove collocare gli uffici comunali.
La relazione dell’ingegnere in prima istanza fu accolta e si decise di avviare le pratiche per l’acquisto degli immobili ad est del municipio. In seguito, però, l’idea fu ritenuta irrealizzabile perché troppo costosa e poco funzionale, perciò l’anno dopo venne scelta un’altra soluzione.
Il 18 gennaio 1913 il sindaco Costantino Battisti scrisse una lettera all’onorevole Gualtiero Danieli, deputato al Parlamento, spiegandogli la situazione in cui versava la sede municipale e descrivendola in modo piuttosto eloquente. L’edificio si componeva di un locale terreno adibito all’ufficio del Giudice Conciliatore, di una sala superiore per lo Stato Civile e di una saletta ad uso ufficio del segretario. In quest’ultima dovevano trovare posto il sindaco, la Giunta e la Congregazione di Carità e nella precedente si installavano a malapena i membri del Consiglio e delle diverse commissioni non esclusa quella di prima istanza per le imposte dirette. Durante le riunioni dell’Amministrazione, gli impiegati dello Stato Civile dovevano uscire dalla sala con gravi danni al servizio. Quando si svolgevano le elezioni i Tregnaghesi aventi diritto al voto erano 1.098 divisi in due sezioni e, secondo la nuova legge elettorale, avevano diritto alla segretezza del voto ma mancavano gli spazi per attuarla. Il Comune, d’altra parte – proseguiva la lettera – possedeva una villa signorile dove erano collocati gli uffici governativi e l’Ufficio Forestale che utilizzava i locali gratuitamente. L’Agenzia delle Imposte era installata in tre stanze nell’ala destra dell’edificio. Nel medesimo palazzo – concludeva lo scrivente – ci sarebbe stato bene anche il municipio.
Il deputato Danieli si interessò della questione e, pochi giorni dopo, il 25 gennaio, comunicò al sindaco la sua intenzione di scrivere all’Intendente di Finanza per il trasloco della sede dell’Agenzia delle Imposte in altro luogo. L’idea era quella spostarla nell’edificio finora adibito a sede municipale e di collocarvi al suo posto gli uffici comunali.
Esattamente due mesi dopo, il 25 marzo, i dirigenti dell’Agenzia delle Imposte accettarono il trasferimento ma chiesero opportuni lavori di restauro della futura sede. Allo stesso tempo, si presentò la necessità di ristrutturare la vecchia sede dell’Agenzia delle Entrate per i futuri uffici municipali.
I lavori procedettero e nel 1914 il municipio di Tregnago ebbe la nuova sede che sarebbe rimasta tale fino al 2002.