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La costruzione dell'ospedale di Tregnago

    Mentre si procedeva con l’espletamento delle pratiche burocratiche e con l’alienazione dei beni lasciati dai Massalongo per acquisire il denaro necessario alla costruzione dell’ospedale, su un altro fronte, il Comune aveva dato l’avvio alle procedure per l’esecuzione dei lavori. Anche su questo argomento ci vengono in aiuto molte deliberazioni del podestà Giovanni Castagna attestanti, a partire dal novembre 1928, l’avvio dei lavori nell’edificio che avrebbe dovuto essere inaugurato ed aperto all’esercizio, entro cinque anni dalla morte del munifico testatore; e cioè entro il 18 marzo 1933[i].
Il 22 gennaio 1929, alla presenza dell’ingegnere comunale Fulvio Cavaggioni, venne effettuata una accurata visita di tutti gli ambienti della Villa Massalongo a cui parteciparono il medico provinciale e l’ingegnere capo del Genio Civile. Durante tale ispezione furono tracciate le linee fondamentali del programma dei lavori da compiersi per fare sorgere un ospitale quale è voluto dai fondatori (consigliato predominantemente chirurgico) e rispondente alle esigenze igieniche, non trascurando nello stesso tempo le disposizioni testamentarie

Dopo la visita alla struttura, l’ingegnere comunale approntò il progetto dei lavori in muratura da compiersi, progetto che venne ampiamente esaminato in una riunione tenutasi presso questo Municipio il 7 corrente mese, riconosciuto adatto allo scopo e conforme alle disposizioni testamentarie razionalmente interpretate ed approvato il 19 aprile 1929.

I lavori da eseguire avrebbero dovuto limitarsi all’impianto di un ospitale di quaranta letti, mentre in proseguo, a seconda dei bisogni, quando l’ospitale dovesse maggiormente svilupparsi, il fabbricato potrà ampliarsi come è indicato nel progetto stesso dell’ingegnere comunale. Le opere da effettuare sarebbero state, dunque, l’adattamento della parte anteriore prospiciente verso la piazza, della villa ad uso servizi annessi all’ospitale; costruzione sulla parte interna, che abbraccia anche i rustici, nonché in parte del terreno ad uso brolo di un ambiente, attiguo alla parte anteriore della villa, destinato ad ammalati, sala chirurgica, risultando che la parte interna, comprovante anche i rustici, è poco sicura dal lato statico specialmente dopo il terremoto del 1891 e, infine, la costruzione di una cella mortuaria. 

Il podestà avvertiva poi che diversamente non è possibile fare in quanto che un adattamento della parte interna della villa che, come è detto sopra, comprende anche i rustici, importerebbe una spesa ben elevata, senza contare che risulterebbe un’opera non adatta ad ospitale, come è stato ampiamente riconosciuto nel sopraluogo dai sigg. ingegnere capo dell’Ufficio del Genio Civile e medico provinciale.

La spesa prevista, secondo il capitolato d’appalto, era di 293.914 lire e 45 centesimi ma non comprendeva l’impianto del termosifone, apparecchi sanitari, acquedotto, illuminazione, arredamento, presidi chirurgici

Nel 1930 l’ospedale era ormai ultimato, come fu scritto il 2 novembre al momento della stipulazione dell’assicurazione antincendio[ii].

Sempre nel 1930, il 30 agosto, il podestà Riccardo Vinco decise il mutamento di nome alla via Vicolo Prognoletto. Il testo della deliberazione recita: il podestà, vista la legge 23 giugno 1927 numero 1188, delibera di mutare il nome della strada vicolo Prognoletto che passa a sud dell’Ospedale Massalongo e che è in corso di sistemazione e di allargamento colla denominazione viale Caro Massalongo Botanico, in memoria dell’insigne botanico prof. Caro Massalongo che fu per trent’anni docente all’Università di Ferrara ove svolse la maggiore e migliore parte della sua attività, che in morte lasciò il suo cospicuo patrimonio per l’erezione di un ospedale in Tregnago, sua residenza preferita, che fece campo delle sue ricerche e dei suoi studi sulla flora, chiedendone all’uopo l’autorizzazione prefettizia[iii].

Qualche giorno dopo, infine, venne deliberata la collocazione, all’ingresso dell’Ospedale Massalongo, di due busti in bronzo su piedistallo in marmo, opera dello scultore Spazzi, raffiguranti i fratelli Caro e Roberto Massalongo, il primo chimico illustre, l’altro botanico, che brillarono per virtù generose, segno riverente alla loro memoria, indicandola alla riconoscenza ed all’ammirazione degli Italiani, perché l’amore alla patria, la religione della scienza e l’altruismo furono gli ideali ai quali conformarono la loro vita[iv]. L’ospedale era completato.

 

L’altro ospedale 

 

Come detto in precedenza, la contessa Giuseppina Franchini aveva destinato un lascito per la costruzione di un ospedale in contrada Sant’Egidio, in una parte della sua casa, dedicato a San Giuseppe. Nel 1930, terminato l’ospedale Massalongo, il podestà tornò ad occuparsene perché la Franchini, nel suo testamento, aveva dato precise disposizioni riassunte nella documentazione comunale. La testatrice aveva scritto in prima persona tra le sue ultime volontà: il collocamento, apertura e funzionamento di questo ospedale dovrà effettuarsi entro un anno dalla mia morte apportandovi in seguito il Comune quelle migliorie che lo spazio acconsente, e che troverà necessario.

Nel caso ciò non avvenisse entro detto termine, oppure se l’ospedale dopo essere aperto e messo in attività venisse chiuso, abbandonato o traslocato senza giusto motivo, il Comune di Tregnago perderà il legato e dovrà rilasciare l’immobile legatovi all’Ospedale Alessandri, mio erede universale, e consegnargli pure le rendite che ne avesse percepito dal giorno del mio decesso, o da quello dell’abbandono o trasloco senza giusta ragione se l’avrà istituito.

La deliberazione prosegue ricordando il codicillo, a cui ho già avuto modo di accennare, con cui la testatrice aveva lasciato in usufrutto vita natural durante ad una persona cara la sua casa di villeggiatura tregnaghese, compreso il giardino e aveva alienato il fondo Gazzà, sottraendolo così alla benefica istituzione ospedaliera.

Secondo il podestà, la volontà della compianta contessa Franchini era quella di agevolare il sorgere di un ospedale in Tregnago. Essa tuttavia era consapevole che il legato era insufficiente al raggiungimento del fine tanto è vero che, anche quando dispose per la beneficenza ospedaliera del fondo Gazzà, dichiarò che si trattava del primo fondo per il modesto ma necessario ospedale dei poveri. Tale dizione prova di per sé che la benefica testatrice era per prima persuasa della necessità di altri aiuti anche per l’erezione di un ospedale modesto.

Conferma tale interpretazione il fatto che la compianta de cuius, in vita dispose altrimenti del fondo Gazzà e lasciò usufruttuaria per tutta la vita la signora Felisi proprio della villa ove l’ospedale avrebbe dovuto sorgere dopo un anno dalla sua morte.

Essa quindi dimostrò di essere persuasa che il suo aiuto non poteva essere che un primo fondo quasi per incitamento a seguire il suo esempio e che altri aiuti occorrevano per dare attuazione pratica al nobile proposito. Riconferma pure tale interpretazione della ricerca della volontà della testatrice il fatto che essa ha previsto che l’ospedale sarebbe potuto essere trasferito altrove e non ha fissato alcuna comminatoria per tale fatto purché informato a giusto motivo.   

È facile anche sostenere che le due circostanze, la vendita del fondo Gazzà ed il rimando dell’opera come effetto dell’usufrutto disposto nel codicillo, siano dovute alla legittima speranza sorta in Tregnago anche per il testamento del prof. Roberto Massalongo e per le ammissioni del compianto prof. Caro che gli illustri benemeriti concittadini avrebbero provveduto per tramutare in luminosa realtà il desiderio ed il bisogno tanto sentito dell’erezione dell’ospedale nel Capoluogo della vallata.

D’altra parte è intuitivo che la coesistenza di due ospedali avrebbe conseguito un non senso ed uno sperpero del denaro non consentito per patrimoni destinati a opere benefiche. È ancora a rilevare che la casa padronale Franchini, al centro del paese, anche quando fosse cessato l’usufrutto, non sarebbe stata adatta a sede d’ospedale, secondo le moderne esigenze anche di carattere igienico, come ha sostenuto pure il signor medico provinciale nel suo parere in data 17 ottobre 1930.

Neppure è a dimenticare che l’ospedale richiede rilevanti spese di esercizio così che è più opportuno che, anche dopo provveduto alle spese di erezione e d’arredamento, rimanga un patrimonio che agevoli almeno l’accoglimento gratuito dei poveri e che permetta che la cura, sia medica che chirurgica ed ostetrica, avvenga completa senza affrettati licenziamenti purtroppo talora dovuti soltanto a ragioni economiche. Dopo questa ampia premessa, il podestà deliberò di mettere a disposizione dell’Amministrazione dell’ospedale Massalongo il legato Franchini affinché fosse a vantaggio degli ammalati poveri del Comune di Tregnago, accolti nell’ospedale stesso. Dispose inoltre che fosse collocata nell’ospedale Massalongo una lapide a ricordo della munificenza della compianta contessa Franchini e decise di provvedere alla vendita dei beni per devolvere il ricavato al nuovo ospedale[v]. Sembrava, quindi, logico utilizzare il legato Franchini per il funzionamento del Massalongo ma i dubbi sulla questione non erano del tutto fugati.

Il 21 novembre 1930, infatti, il podestà per adempire alla volontà espressa dalla compianta testatrice, alla quale fa richiamo la nota 3 novembre 1930 n. 9293 del Consiglio Ospitaliero di Verona che alla predetta delibera, comunicata in copia per la notifica da parere contrario, disponendo il testamento che il patrimonio lasciato in eredità al Comune di Tregnago dalla munifica signora nobile Franchini debba servire per l’impianto dell’ospedale entro il caseggiato in contrada Sant’Egidio e precisamente nella parte domenicale e padronale dandovi il nome d’Ospedale San Giuseppe, nonché, per evitare la possibilità avvenire di eventuali opposizioni degli aventi diritto per non avere il Comune di Tregnago ottemperato alla attuazione del generoso fine della de cuius, ritenne opportuno dare una immediata risoluzione alla disposizione testamentaria con la apertura, nello stabile indicato, di un ospedale per i poveri del Comune di cui è sentita la necessità, considerato pure che l’erigendo Ospedale Massalongo secondo la volontà del testatore avrà carattere eminentemente chirurgico. Nell’ospedale Legato Franchini, però, non avrebbero potuto esservi collocati oltre dieci letti data la limitata capacità della casa padronale non essendo consigliabile all’uso il piano terreno utilizzabile per altri servizi. 

Fu deciso, quindi, di mettere in vendita tutti i beni della Franchini esclusa la sede del piccolo ospedale e di avviare le pratiche per la costituzione di un Ente Morale[vi].

La scelta di avere in paese due istituti di cura  non convinceva però il podestà che, il 14 novembre 1931, presa in esame la delibera 13 novembre 1931 della Congregazione di Carità con la quale viene proposta la chiusura dell’ospedale San Giuseppe (Legato nob. Franchini) per insufficienza di mezzi e la fusione ad unico Ente con l’ospedale Massalongo per rendere più semplice ed economica l’amministrazione del Legato e più efficace l’assistenza e la beneficenza, decise la formazione di un unico ente[vii].



[i] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), registro Comune di Tregnago – Deliberazioni della Giunta Municipale dal giorno 7 novembre 1922 al 26 settembre 1926 e del Podestà dal 25 aprile 1928 al 24 agosto 1929

[ii] Cfr. ACT, registro Municipio di Tregnago – Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[iii] Ibidem.

[iv] Ibidem.

[v] Ibidem.

[vi] Ibidem.

[vii] Ibidem.





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