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Tregnago nei primi decenni del Novecento: le vie del paese

    Dai documenti comunali è possibile ricostruire, tra l’altro, le caratteristiche di una città attraverso la denominazione delle vie e delle piazze. Per Tregnago, in particolare, l’inizio e i primi decenni del Novecento furono molto importanti da questo punto di vista. In questo periodo, infatti, furono poste le basi, dal punto di vista della toponomastica, di quello che sarebbe stato il paese del futuro. Non mancarono, tuttavia, casi particolari legati al periodo storico-politico in cui si viveva. 
Ecco qualche curiosità tratta direttamente dai documenti dell’epoca. Una deliberazione consigliare del 27 ottobre 1911 cambiò il nome della centrale piazza del Mercato che divenne l’attuale piazza Abramo Massalongo ma questo fu solo l’inizio. Il 28 maggio 1921, infatti, il Consiglio Comunale presieduto dal sindaco Gaetano Battisti, per adeguarsi alle disposizioni del Regio Decreto 21 settembre 1901, N° 445 in materia di anagrafe, deliberò sulla denominazione delle vie e piazze del Comune e sulla numerazione civica delle case. Dal dettagliato documento consiliare veniamo a conoscenza del nome delle vie del capoluogo e delle frazioni. Molte di esse conservano tuttora quella denominazione, ma leggiamone l’elenco:
da casa Cipolla a Casa Aldegheri Francesco: via IV Novembre;
da casa Tavoso Fedele a Casa Dal Prà: piazza S. Egidio;
da casa Aldegheri Ezio a Casa Zavarise Pietro: via Vittorio Veneto; 
da casa Castelli all’albergo Prealpi: via delle Prealpi;
 dall’albergo Prealpi alla Chiesa Parrocchiale: via della Pieve; 
dal palazzo Alessi al molino Ghirardini: via dei Bandi;
da casa Avv. Valle a Casa Don Spada: via S. Martino;
da casa Dal Cappello a Melotto: contrada Pozzaigo;
la località Castagnini: contrada Castagnini;
la strada dietro Casa Cipolla: vicolo Salinette;
dall’angolo vicolo Salinette e contrada Pozzaigo in su: contrada Salinette; 
il vicolo Ghetto: vicolo Viatelle;
da casa Gazziero Giuseppina all’argine del Progno: vicolo Torre;
dalla casa Scuole Vecchie al Progno: vicolo Fracanzana;
da dietro Casa Castagna a Casa Lavagnoli: vicolo Vicariato;
da casa Caceffo ad Antonio Chiarenzi: vicolo Paganotti;
da dietro Casa Cunegatti in su: contrada Valle;
da casa Rancan Cesare in su: vicolo Castello.
Frazione di Marcemigo:
da casa Rancan Luigi a casa Mantovani: via Sant’Antonio; 
da casa Castagna Antonio a casa De Winckels: via Sorio; 
da casa Ridolfi a casa Egano Zaccaria: via Scuole;
la località Scorgnano: contrada Scorgnano.
Frazione di Cogolo:
da casa Zaccaria Angelo a casa Da Ronco Vincenzo: via Sammicheli; 
da casa Da Ronco in su: piazza Lago;
dalle scuole alla chiesa ed oltre: contrada Chiesa.
Frazione di Finetti:
da casa Simoncelli alla chiesa ed oltre: contrada Simoncelli; 
dalla chiesa alle case Colognati: contrada Colognati.
Frazione Rancani: contrada Rancani.
Dal medesimo testo veniamo a sapere che la numerazione delle case doveva essere effettuata separatamente per ciascuna via e piazza, mentre quella finora utilizzata era progressiva per tutte le case del comune. I numeri dispari dovevano essere tenuti tutti da un lato, e quelli pari dal lato opposto della strada.
Il governo, tuttavia, nel 1927 modificò ulteriormente le regole riguardo alla toponomastica cittadina. Stabilì che Nessuna denominazione può essere attribuita a nuove strade e piazze pubbliche senza l'autorizzazione del prefetto o del sottoprefetto, udito il parere della regia deputazione di storia patria, o, dove questa manchi, della società storica del luogo o della regione. Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni. Nessun monumento, lapide od altro ricordo permanente può essere dedicato in luogo pubblico od aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni. Rispetto al luogo deve sentirsi il parere della r. commissione provinciale per la conservazione dei monumenti. Tali disposizioni non si applicano ai monumenti, lapidi o ricordi situati nei cimiteri, né a quelli dedicati nelle chiese a dignitari ecclesiastici od a benefattori. Le disposizioni degli articoli 2 e 3, primo comma, non si applicano alle persone della famiglia reale, né ai caduti in guerra o per la causa nazionale. È inoltre in facoltà del ministro per l'interno di consentire la deroga alle suindicate disposizioni in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato della nazione[1].
A Tregnago, Il 30 agosto 1930 il podestà cambiò il nome di vicolo Prognoletto in viale Caro Massalongo, botanico. La denominazione di vicolo Prognoletto derivava dalla presenza nelle vicinanze di un ruscello ora interrato attraverso il quale l’acqua che scendeva da Valle arrivava al Progno. La nuova denominazione era motivata dalla recente costruzione dell’ospedale voluta dai lasciti testamentari dei fratelli Massalongo.
Il 3 ottobre dello stesso anno, ancora il podestà deliberò di intitolare la strada con inizio da Vicolo Vitelle alla strada del cementificio via Carlo Cipolla, che si legge nella delibera, fu uno storico, un erudito, un paleografo, un glottologo. A 28 anni nel 1882 saliva la Cattedra di Storia Moderna alla università di Torino ove sostituì Ercole Ricotti e nel 1906 passò a Firenze nell’Istituto di Studi Superiori ad occupare la Cattedra di Pasquale Villari.
Ebbe profondo sentimento di italianità che lo animò sempre ed ai suoi allievi predicava: Mettiamo noi stessi alla luce le nostre ricchezze e non permettiamo che tutte ce le rubino i numerosi e valenti stranieri che pellegrinano ogni anno per la penisola scovando nei nostri Archivi quello che da tempo avremmo avuto il sacro dovere di conoscere noi medesimi, scriviamo noi la nostra storia.
Degne parole che vanno ripetute come l’omaggio più grato alla memoria del Cipolla.
Fu uno dei più dotti storiografi che senza clamori ed esteriorità alto onore portava nelle accademie, nei convegni scientifici, nelle commissioni governative e sulle cattedre.
 Lasciò pregevoli scritti nello sconfinato campo degli Studi Storici e più specialmente sul medioevo, fra i quali su Teodorico, il fondatore del Regno Ostrogoto, i trattati commerciali e politici del sec. XII°, delle relazioni tra Verona e Mantova del sec. XIII°, gli Statuti Rurali Veronesi, la Storia Scaligera secondo i documenti di Modena e Reggio Emilia, le lettere di papa Giovanni XII riguardanti Verona e gli scaligeri (1319 = 13334), molte altre opere storiche.
Contribuì per la ricostruzione della Storia, della vita Veronese nel sec. XIV e per le antiche cronache Veronesi. Scrisse ancora la Storia della popolazione dei tredici Comuni Veronesi, sparsi per i Lessini, ove si parlava un dialetto tedesco, che riuscì contributo notevolissimo alla glottologia, con la memoria sulla toponomastica dell’ultimo residuo della colonia altotedesca nel Veronese, con gli appunti linguistici e col dizionario dei coloni tedeschi nei tredici Comuni, accolto nell’archivio glottologico dell’Ascoli.
Dello stesso giorno è anche la nuova denominazione della via delle Prealpi in via Cesare Battisti;
Il podestà, vista la legge 23 giugno 1927 n. 1188; delibera di mutare il nome della via delle Prealpi che non ha per sé significato ne turistico ne geografico, colla denominazione “Via Cesare Battisti” il quale transitò da detta strada col suo reparto di alpini pochi giorni prima della sua cattura sul monte Corno.
Il 10 agosto 1931, invece, il podestà, vista la circolare 31 luglio 1931 n. 2616 di S. E. il r. Prefetto con la quale comunicava che per disposizione di S. E. il Capo del Governo tutti i Comuni dovranno avere una via principale del centro urbano col nome millenario e glorioso di Roma – delibera – di modificare la denominazione della strada via S. Martino come segue: dalla Piazza A. Massalongo partendo dal Palazzo Zanderigo all’imbocco della Via S. Egidio angolo del negozio Lavagnoli sarà attribuita la denominazione di “Via Roma”.
Dall’angolo nord ovest dell’orto Vinco, angolo nord est del giardino ospedale S. Giuseppe la via verso sud conserverà la denominazione “Via San Martino”.
Qualche anno dopo, il 5 maggio 1936, l’attuale piazzetta Marconi assunse un nome particolare. Il podestà, visto che la piazzetta formata dall’allargamento stradale esistente in via IV novembre non porta alcuna denominazione; Considerata la posizione centrale della Piazzetta, al centro della quale vi è un piccolo giardino; ritenuta la necessità di dare una denominazione al piazza suddetta – delibera – di denominarla «Piazza Addis Abeba» a perenne ricordo della Trionfale conclusiva vittoria delle armi Italiane in Africa Orientale.
Si arrivò così al 1940. L’Italia era da pochi giorni entrata nella Seconda Guerra Mondiale quando, il 29 giugno, il Podestà, sicuro interprete del sentimento unanime della popolazione di Tregnago, colpito dal fiero dolore alla morte del Maresciallo d’Italia Italo Balbo, quadrunviro della Rivoluzione Fascista – delibera – di onorarne la memoria intitolando al nome del glorioso eroe una via del Comune di Tregnago, alla quale verrà data la seguente precisa denominazione; “Via Italo Balbo. quadrunviro della Rivoluzione Fascista.” Dalla data dell’approvazione della presente deliberazione, l’attuale “Via dei Bandi” assumerà il nuovo nome, e dalla stessa data la denominazione Via dei Bandi verrà sostituita alla denominazione nuova.
Un’ultima curiosità: il 24 luglio 1944, l’allora commissario prefettizio cambiò il nome dell’attuale via Fabbrica. Il Commissario Prefettizio – Sicuro interprete del sentimento unanime della popolazione di Tregnago per la dolorosa morte dell’industriale Luigi Zanella al quale essa deve in grandissima parte la costruzione del moderno stabilimento cementizio – delibera – di onorarne la memoria intitolando al nome dell’industriale Luigi Zanella una via del Comune di Tregnago, alla quale verrà data la seguente precisa denominazione “Via Luigi Zanella”. Dalla data dell’approvazione della presente deliberazione l’attuale “Via Cementificio” assumerà il nuovo nome e dalla stessa data la denominazione “Via Cementificio” verrà sostituita dalla denominazione nuova.
Chi era Zanella ce lo dice un articolo de “L’Adige” di qualche anno prima, precisamente del 15 ottobre 1921, intitolato “Un benemerito dello sviluppo industriale della vallata”. Eccone il testo: Come si sa la vallata e il paese di Tregnago riceveran un grande impulso dalla costruzione dello stabilimento per i cementi della Società di Bergamo. Non è forse noto a tutti che la scoperta dei cementi si deve all’amico nostro il cav. Luigi Zanella l’ottimo «Calandrino» che in altra parte di questo giornale parla con effetto dei paesi della valle d’Illasi. Egli con l’assistente Cerato di Bolca fece i primi assaggi stratigrafici. E purtroppo i suoi studi e i suoi sacrifici per l’acquisto delle cave trovarono così poco esito a Verona che egli dovette rivolgersi a cedere ogni cosa alla Società di Bergamo.
Fu il cav. Zanella stesso che suggerì l’impianto idroelettrico che sfrutta le acque di Giazza dal quale deriveranno tanti benefici all’intera vallata.
Di più egli si interessò vivamente delle colture delle piante aromatiche medicinali e da profumeria che a mezzo della Società «Erboris» da lui fondata, daranno la possibilità di impiantare uno stabilimento per ricavare i principi attivi. Segnaliamo tanto più volentieri il nome di questo benemerito industriale in quanto i veronesi troppo spesso sono diffidenti e increduli quando si tratta di iniziative industriali dovute ai loro concittadini.
Ed è necessario vincere questa diffidenza ingiustificata e creare uno stato d’animo che favorisca ed incoraggi nel miglior modo le iniziative locali.
Marx diceva nel suo famoso libro «Il Capitale» che il riscatto dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi. Così diciamo anche noi per quanto riguarda il risveglio e la rinascita di Verona, delle sue industrie e dei suoi commerci nella città e nella provincia. Il risveglio e la rinascita devono essere opera dei veronesi stessi, i quali si siano formati la coscienza dell’avvenire e dello sviluppo immancabili della città e dei paesi. Non bisogna credere che possano venire dal di fuori come angeli del cielo.
Nessun progresso è possibile in nessun campo se non attraverso sforzi perseveranti e tenacia di propositi che sappiano reagire contro gli inevitabili incertezze e gli insuccessi dei primi momenti. Solo con la continuità del volere applicato continuamente ad un’azione efficace e positiva, sempre più perfezionatesi, si può raggiungere quelle condizioni che assicurano il successo.
In conclusione, i nomi di vie e piazze, raccontano per Tregnago un’epoca di profondi mutamenti economici, sociali e politici che avrebbero dato il via ai cambiamenti successivi. 



[1] Legge 23 giugno 1927, n. 1188 sulla Toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei.





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