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Carlo Cipolla, uno storico insigne

    Carlo Cipolla nacque a Verona il 26 settembre 1854, da Giulio e da Laura Balladoro. Prima di lui, nel 1848, era nato il fratello Francesco. Carlo, dopo gli studi compiuti nella città scaligera, si laureò all’Università di Padova dove fu allievo di due maestri insigni come lo storico Giuseppe De Leva e il paleografo e diplomatista Andrea Gloria. Da questi acquisì la capacità critica e la sensibilità verso i problemi di natura politica e documentaria. De Leva, in particolare, lo spinse ad interessarsi alle problematiche relative all’Italia tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età Moderna, tanto che la sua prima pubblicazione di un certo rilievo fu Fra’ Girolamo Savonarola e la costituzione veneta del 1874.

Fin da giovane dimostrò quella varietà di interessi che sarebbe rimasta uno dei tratti caratteristici della sua fisionomia di erudito, prima ancora che di storico. Egli intendeva la storia come una disciplina globale che raccoglie politica e gesta dei grandi, ma anche i mutamenti sociali, culturali e artistici dei popoli. 

Nel medesimo periodo si interessò di una lapide a Villafranca e dei Dicta Catonis in un manoscritto della Biblioteca Capitolare di Verona, del giudizio di Petrarca su Dante e di istituzioni veneziane. Si tratta di contributi particolari che mostrano, comunque, quanto egli avesse bene appreso la lezione dei maestri mantenendo, però, una sua libertà di scelta sugli argomenti da trattare, tenendo presente che si tratta di lavori svolti da un ragazzo tra i diciotto e i ventidue anni.

Negli anni successivi si dedicò fra l’altro all’opera che è da molti considerata la più importante: la Storia delle signorie italiane dal 1313 al 1530 pubblicata a Milano nel 1881. Si tratta di uno dei volumi della prima serie di quella che sarà successivamente, nelle varie redazioni, la Storia d’Italia scritta da un gruppo di docenti e edita da Francesco Vallardi.

Lo scritto fu accolto con generale favore e, nel 1882, valse al suo autore la cattedra universitaria di Storia moderna a Torino come successore di Ettore Ricotti. Allora la disciplina comprendeva anche il periodo medievale e la sede torinese era molto prestigiosa, essendo la prima cattedra universitaria di Storia istituita in Italia dopo la Restaurazione. 

Cipolla, nella prolusione che diede avvio al corso, tenuta il 16 novembre di quell’anno, dichiarò di voler continuare l’attività del predecessore con un approccio critico alla storia e l’intenzione di continuare la tradizione culturale della storiografia romantica cattolica, esigendo però il racconto dei fatti. 

Egli distingueva nell’attività storiografica tre momenti, dei quali i primi due propri dello storico: la cronaca, ossia la raccolta dei dati da riordinare e la storia, cioè l’utilizzo dei dati raccolti e lo studio dei collegamenti che intercorrono tra essi. Il terzo, quello proprio del filosofo della storia, era l’accostamento dei dati per una sintesi universale. 

Cipolla mise in atto i primi due momenti, tralasciando quello filosofico e promettendo l’indagine amorosa e sincera del vero e l’assiduità di lavoro. Nella prolusione inserì i ricordi veronesi di Scipione Maffei, quelli piemontesi del Balbo e degli altri studiosi che lo avevano preceduto sulla cattedra torinese. Si avvicinò alla personalità di maggiore importanza per la storiografia italiana dell’epoca: Pasquale Villari, apprezzandone il valore di studioso. 

Egli, tra l’altro, affermava: se è bello richiamare cogli studi alla vita antichissimi popoli scomparsi da secoli e secoli, non è altrettanto utile e bello ricercare la storia di quei tempi e di quei popoli, dei quali l’azione non è ancora estinta, e di cui anzi proviamo tuttodì le conseguenze in noi medesimi? Le carte e i monumenti, che conservano le memorie del passato possono da un giorno all’altro scomparire nei turbini della vita. Affrettiamoci a prenderne possesso, e assicuriamo contro gli insulti del tempo e le contraddizioni degli uomini tanta parte di noi. Fiduciosi nelle leggi, che regolano la storia e confortano l’uomo, persuadiamoci che senza la base delle prove, e senza abbassarci a cercare queste prove sulle muscose pietre e nelle pergamene polverose, la storia mutasi facilmente in fantasmagoria, dove si suppone per leggerezza quello di cui dovremmo tacere per ignoranza. Mettiamo noi stessi alla luce le nostre ricchezze, e non permettiamo che tutte ce le rubino i numerosi e valenti stranieri, che pellegrinano ogni anno per la Penisola, scavando nei nostri archivi oggi quello che da tempo avremmo avuto il sacro dovere di conoscere noi medesimi. Scriviamo noi la nostra storia: pubblichiamo noi le nostre cronache, i nostri codici diplomatici[i].

Una parte importante del suo lavoro è rappresentata dall’edizione delle fonti, per le quali si preoccupò della metodologia di pubblicazione più opportuna, studiando nuove norme.

Occorre distinguere nelle opere di Cipolla quelle di carattere narrativo da quelle documentarie. Fra le prime, degne di nota sono le Antiche cronache veronesi, pubblicate a Venezia nel 1890, per cui lo studioso si servì della collaborazione del fratello Francesco, riservando per sé il commento. 

Il 1890 fu importante anche per la vita privata del nostro storico: in quell’anno, infatti, egli sposò Carolina Vittone. Per l’occasione i colleghi gli dedicarono il libretto Per le nozze del Conte Prof. Carlo Cipolla con la signorina Carolina Vittone. Cinque anni dopo, il 12 maggio 1895, a Torino nacque l’unica figlia, Enrichetta, quella che qualcuno a Tregnago ricorda ancora come la contessa. Pochi giorni prima, il futuro padre aveva annunciato al fratello Francesco il lieto evento scrivendogli: Caro Checco, spero che farai da padrino al nipotino o nipotina che Iddio ti donerà…

Tornando all’attività di ricerca, Cipolla tra il 1898 e il 1901 pubblicò i Monumenta Novaliciensa vetustiora e le Fonti per la storia d'Italia dell'Istituto storico italiano

Per quanto riguarda l’edizione di fonti documentarie, senza tenere conto dei documenti isolati o particolari, occorre ricordare il Codice diplomatico del monastero di S. Colombo di Bobbio, pubblicato ancora nelle Fonti per la storia d’Italia, in tre volumi, nel 1918. 

Ancora fonti archivistiche sono raccolte nei due volumi Documenti per la storia delle relazioni diplomatiche fra Verona e Mantova, nel secolo XIII, del 1901 e Documenti per la storia delle relazioni diplomatiche fra Verona e Mantova, nel secolo XIV, pubblicato in Miscellanea di storia veneta nel 1907. 

L’ultima sua opera di edizione fu Ferreto dei Ferreti Historia rerum in Italia gestarum, accompagnata da una raccolta di poesie riguardanti gli Scaligeri.

Nell’ambito delle pubblicazioni documentarie, occorre ricordare l’interesse che Cipolla dimostrò per l’epigrafia e per il mondo germanico nei suoi collegamenti con la storia d’Italia.

Si interessò dell’attività politica di Dante e di Petrarca ricavandone il pensiero dalle opere e fu un informatore di storia e di cultura italiana all’estero. Collaborò per molti anni ai Monumenta Germaniae Historica, alla Revue historique e non solo. Il suo impegno di studioso fu molto apprezzato e, nel 1906, fu chiamato a sostituire Pasquale Villari sulla cattedra di Storia moderna all’Istituto di Studi Superiori di Firenze.

Tra le sue ricerche, si occupò anche di storia del paese dove amava ritirarsi per studiare e riposarsi. Nel 1882 lo citò nel libro Le popolazioni dei XIII Comuni veronesi. Ricerche storiche sull’appoggio di nuovi documenti. L’opera è parte di un gruppo di lavori sulla storia dei Cimbri delle montagne veronesi ma tratta anche di Tregnago, che Cipolla descrisse come villaggio ricco e popoloso sin dai primi secoli dell’Impero romano, indicandone i collegamenti con l’abbazia della Calavena nel Medioevo. Ricordava che il nome cimbro di Tregnago era Kalvain rimasto tuttora ad indicare la località Calavena a nord del paese.

Alcune brevi note, invece, attestano ritrovamenti di reperti del passato o descrivono oggetti artistici. La chiesa di Tregnago presso Verona, del 1891, racconta della costruzione della nuova chiesa dopo la caduta del campanile nel 1878. È la prima parte della parrocchiale attuale che in seguito fu allungata.  Tregnago. Un dipinto nella chiesa parrocchiale, del 1891, è una breve descrizione del dipinto collocato sull’altare del Sacro Cuore. Castelli veronesi: Soave e Tregnago, sempre del 1891, descrive i due castelli e, in particolare, per quello di Tregnago accenna ad alcuni piccoli interventi fatti per evitarne la caduta dopo il terremoto di quell’anno. Rudero del secolo VI-VII incirca trovato a Tregnago del 1914, riporta la notizia del ritrovamento di una piccola parte del pavimento dell’antica pieve e di una pietra ornata databile, secondo l’autore, al VI secolo dopo Cristo. Infine, Resti di rogo a Tregnago dell’età di Adriano incirca, del 1914, rende conto del ritrovamento, nei pressi della località Pisocco, della sepoltura di una donna di epoca romana[ii].

L’attività di ricerca di Cipolla proseguì fino al collocamento a riposo su sua richiesta nel settembre del 1916, poco prima della morte che avvenne la sera del 23 novembre dello stesso anno, nella villa di famiglia a Tregnago.

Da una così ampia attività emerge la sua dedizione agli studi non accompagnata dall’interesse per la politica, anche se tutta la sua opera è percorsa dalla consapevolezza della validità dell’impegno per la Nazione che aveva animato gli uomini del Risorgimento.

Egli unì il sentimento patriottico alla fede cattolica vissuta intensamente, come dimostra anche la sua partecipazione ad alcune iniziative che percorsero la cultura italiana agli inizi del Novecento. Fece parte della Società Cattolica Italiana per gli Studi Scientifici che – per la varietà dei suoi interessi – non riuscì a collocarlo in uno specifico settore. Il suo nome, infatti, risulta fra gli aderenti dei quali non si conoscono gli studi

Il Comune di Tregnago gli intitolò una delle vie principali del paese. Il 3 ottobre 1930, il podestà Riccardo Vinco deliberò di intitolare la strada con inizio da Vicolo Vitelle alla strada del cementificio allo storico che, si legge testualmente nell’atto, ebbe profondo sentimento di italianità che lo animò sempre ed ai suoi allievi predicava: Mettiamo noi stessi alla luce le nostre ricchezze e non permettiamo che tutte ce le rubino i numerosi e valenti stranieri che pellegrinano ogni anno per la penisola scovando nei nostri Archivi quello che da tempo avremmo avuto il sacro dovere di conoscere noi medesimi, scriviamo noi la nostra storia[iii].

Attualmente, presso la Biblioteca Civica di Verona è conservato un fondo pervenuto nel 1918 per lascito testamentario che raccoglie i manoscritti e il carteggio dello studioso, oltre alla biblioteca personale costituita da 5.639 volumi e 16.565 opuscoli. Altre carte dello studioso sono conservate presso la Biblioteca Capitolare di Verona e presso la famiglia Cipolla[iv].



[i] C. CIPOLLA, I metodi e i fini nella esposizione della storia italiana, in F. DIAZ – M. MORETTI (a cura di), Storici dell’Ottocento, Roma 2003, p. 1133.

[ii] Gli scritti di Cipolla su Tregnago sono: Le popolazioni dei XIII Comuni veronesi. Ricerche storiche sull’appoggio di nuovi documenti, Venezia 1882; La chiesa di Tregnago presso Verona, in «Arte e storia», IX, 1891, p. 79; Tregnago. Un dipinto nella chiesa parrocchiale, in «Arte e storia», X, 23, 1891, p. 184; Castelli veronesi: Soave e Tregnago, in «Arte e storia», X, 27, 1891, pp. 209-211; Rudero del secolo VI-VII incirca trovato a Tregnago, in «Madonna Verona», VIII, 1914, pp. 221-222; Resti di rogo a Tregnago dell’età di Adriano incirca, in «Madonna Verona», VIII, 1914, p. 68.

[iii] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), Registro Municipio di Tregnago – Registro deliberazioni dal settembre 1929 al dicembre 1933.

[iv] Su Carlo Cipolla e il suo lavoro di storico si vedano: G. BIADEGO, Carlo Cipolla. Commemorazione letta il 23 dicembre 1916 nella Sala del Consiglio Provinciale, Verona 1917 e G. BIADEGO, Bibliografia di Carlo Cipolla, Venezia 1917.





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