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Le origini dell'ospedale di Tregnago

 

    Uno degli edifici che contornano tuttora piazza Massalongo sul lato ovest dapprima fu di proprietà della famiglia Massalongo e negli anni Venti del XX secolo venne lasciato in eredità al Comune per costruirvi un ospedale, della cui genesi si hanno puntuali notizie nelle deliberazioni dei vari organi comunali a partire dal 1922. Il 2 maggio di quell’anno, infatti, il Consiglio Comunale si trovò a discutere sul lascito del compianto prof. Roberto Massalongo pro erigendo ospedale. 
Nella deliberazione – molto chiara e riassuntiva della situazione – leggiamo che Roberto Massalongo, al momento della morte avvenuta il 12 gennaio 1919, aveva predisposto un legato testamentario a favore del Comune di metà dei suoi beni immobili siti a Tregnago, compresa metà della sua villa, affinché fosse costruito, entro cinque anni dalla immissione in possesso, un ospedale a lui dedicato. Finora, però, a più di tre anni dalla morte dell’illustre Tregnaghese, l’Amministrazione Comunale si era mossa solo per affidare l’incarico al senatore Luigi Dorigo di parlare con il fratello di Massalongo, Caro, erede universale dei beni del defunto. Quest’ultimo aveva dichiarato di approvare il desiderio del fratello ma aveva chiesto di non essere disturbato nel godimento dei beni del caro estinto. Il Comune avrebbe potuto costruire l’ospedale solo dopo la sua morte. 

Dorigo, invece, era del parere che il Comune avrebbe potuto iniziare le pratiche per ottenere l’eredità al fine di non correre il rischio di far trascorrere cinque anni senza aver iniziato i lavori. 

Durante la discussione, però, l’avvocato Carlo Valle ritenne che il termine di cinque anni stabilito nel testamento potesse avere decorrenza solo dal giorno in cui il Comune fosse entrato in totale possesso dei beni dei fratelli Massalongo, infatti non si capiva come fosse possibile, in una stessa casa, impiantare l’ospedale in una metà, ed in un’altra metà collocare una famiglia[i]. La data di avvio dei lavori dettata nel testamento per il momento non poteva essere rispettata perché il legato, pur importante, non permetteva l’avvio di un ospedale. I consiglieri, tuttavia, avevano opinioni differenti sul da farsi.

I dubbi portarono il Consiglio a tornare sulla questione il 23 dicembre 1923. Durante la seduta di quel giorno alcuni consiglieri riproposero l’idea della richiesta di un parere legale affermando che non esiste la sicura certezza che domani, dopo lasciato trascorrere il termine dei cinque anni, il Consiglio Ospitaliero non faccia valere in giudizio i suoi diritti contro il Comune di Tregnago. Si voleva in tal modo evitare al Comune di perdere l’eredità disposta da Roberto Massalongo. La proposta fu di nuovo accolta[ii] ma le divergenze tra le varie opinioni sulla possibilità di chiedere pareri legali o meno non furono appianate, tanto che, di nuovo, il 13 gennaio 1924, il Consiglio annullò la deliberazione.

Il 18 marzo 1925 giunse in municipio una lettera con la quale il parroco don Vittorio Costalunga comunicava la volontà di donare una casa composta da 19 vani, con annesso cortile e rusticali, nonché il brolo adiacente, allo scopo che fosse adibita a casa di ricovero per gli indigenti inabili al lavoro. Il destinatario accettò l’offerta, ritenne diritto del parroco prendere parte del Consiglio di Amministrazione della casa di ricovero e, nel caso che l’amministrazione fosse stata affidata alla Congregazione di Carità, egli avrebbe potuto prendere parte alla trattazione degli oggetti che si riferivano all’Opera Pia Casa di Ricovero. L’unica condizione posta dal donatore era che tutte le rendite nette dell’edificio e dell’annesso appezzamento di terreno, venissero depositate in un Istituto di Credito, così da poter essere utilizzate per l’impianto e il funzionamento della casa di ricovero.

La donazione precedette di poco il testamento di un’altra parrocchiana. Ai legati finora citati, infatti, in quel periodo se ne aggiunse un altro, per le medesime finalità, disposto da una Tregnaghese morta il 1° gennaio 1925. Il 15 maggio 1925, quindi, venne accettato il legato disposto dalla contessa Giuseppina Franchini, vedova Cipolla D’Arco per un erigendo ospedale. Si prese visione del testamento con cui venne disposto a favore di questo Comune un legato per un erigendo ospedale da intitolarsi Ospedale San Giuseppe. Considerando che il legato si riferiva esclusivamente a beni immobili, e precisamente a tutto il caseggiato ed adiacenze possedute dalla compianta Franchini Giuseppina in Tregnago, contrada Sant’Egidio, nonché al fondo denominato Gazzà pure in Comune di Tregnago che, però, era già stato venduto dalla testatrice, ritenne che il legato si riferisse soltanto al fabbricato futura sede ospedaliera, secondo la disposizione testamentaria datata 1° gennaio 1915. Di conseguenza l’ospedale avrebbe dovuto essere costruito nella parte dominicale di detto caseggiato, precisamente nella villa abitata in vita dalla Franchini. 

Quest’ultima, però, con codicillo datato 2 marzo 1924, aveva modificato la precedente disposizione e aveva lasciato la sua casa di villeggiatura, con annesso giardino, in usufrutto per tutta la vita a una persona di sua fiducia. In tal modo il Comune si trovava ad avere la completa disponibilità delle altre case ma solo la nuda proprietà della casa dominicale. L’ospedale, quindi, non avrebbe potuto essere realizzato entro un anno dalla morte della testatrice, come da lei disposto. Si decise di costituire – con le rendite nette del legato – un fondo speciale da destinarsi all’impianto e al funzionamento del futuro ospedale, che avrebbe dovuto essere eretto nella casa ad uso villeggiatura della Franchini Giuseppina entro un anno da cui il Comune fosse entrato in possesso materiale della casa stessa[iii].

La situazione, dunque, si complicava: ora il Comune, per attuare le due disposizioni testamentarie, avrebbe dovuto costruire altrettanti ospedali: uno in piazza Massalongo – dedicato appunto ai Massalongo – e uno in piazza Sant’Egidio dedicato a San Giuseppe. Non fu facile, in seguito, conciliare i diversi desideri dei due benefattori a cui si aggiungeva la donazione del parroco. 



[i] Cfr. Archivio Comunale di Tregnago (ACT), registro Comune di Tregnago – Registro deliberazioni consigliari dal 27.1.1921 al 25 aprile 1928. 

[ii] Ibidem.

[iii] Ibidem.





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