Don Marco Ferruccio Spada nacque a Roncolevà di Trevenzuolo il 25 aprile 1880 da Luigi Emilio, calzolaio, e Gratta Bonini; venne incoraggiato ad intraprendere gli studi verso il sacerdozio dall’allora vescovo di Mantova, monsignor Giuseppe Melchiorre Sarto, futuro papa Pio X. Ordinato il 15 agosto 1903, fu vicario cooperatore ad Isola Rizza e a Monteforte d’Alpone. Nel 1910 giunse a Tregnago come cooperatore dell’arciprete e vicario foraneo don Vittorio Costalunga[i]. Qui intraprese l’ufficio di rettore della chiesa di Sant’Egidio.
Persona d’ingegno e di carattere vivace, don Spada era poeta e letterato, ma anche pittore, musicista, matematico; con competenza passava da un discorso di scienza, arte e storia a uno di fede.
Ernesto Valle, ricordandolo a un anno dalla morte, scrisse che era stato latinista insigne: nessun ramo del sapere e dell’arte si può dire gli fosse ignoto, anzi di tutto e su tutto dissertava con profondità tale da far stupire gli stessi studiosi: quanti e quanti sono ricorsi a lui o per un discorso celebrativo, o per una dedica, una semplice frase, un motto, un sonetto.
[…] Ma ciò che rendeva specialissima e inimitabile la sua conversazione era la sempre onnipresente finissima arguzia e il ben dosato umorismo, dei quali, insuperabile maestro, sapeva condire il discorso, così che argomenti anche aridi o banali ne riuscivano trasfigurati[ii].
La chiesa di Sant’Egidio, in cattive condizioni di conservazione, nel secondo decennio del Novecento, sotto la sua guida fu restaurata ed abbellita con la decorazione della facciata, la posa di un nuovo pavimento e delle balaustre sull’altare maggiore, l’ornamento del soffitto, l’illuminazione e la collocazione della Via Crucis. Alle campane della chiesa e a chi le faceva suonare dedicò una filastrocca che suor Lucina, insegnante della vicina scuola materna, fece imparare ai bambini.
Din-din-don
le campane de Betòn
che fan din-din-din-din-don,
din-don.
Io sono la più piccina
che suona ogni mattina, don.
Le campane de Betòn
din-din-din-din-din-din-don
din-don.
Io sono la mediana
che invita a far la nanna, don.
Le campane de Betòn
din-din-din-din-din-din-don
din-don.
Io sono la più grossa
che chiama a onorar Dio, don.
Le campane de Betòn
din-din-din-din-din-din-don
din-don.[iii]
Nelle occasioni importanti si ricorreva a lui per un discorso celebrativo, una dedica, una semplice frase o un sonetto. Fece parte, tra l’altro, del comitato che, nel 1919, ebbe l’incarico di predisporre un monumento in ricordo dei caduti tregnaghesi nella Grande Guerra.[iv] Molti ricordano la sua attività di insegnante per i ragazzi che proseguivano gli studi oltre la quinta elementare e il suo impegno che, unito a quello del parroco don Vittorio Costalunga e del sindaco Gaetano Battisti, permise di giungere alla costruzione e all’inaugurazione, nel 1922, del cementificio. Per quell’evento don Ferruccio scrisse un breve componimento
Tregnago stanco della sua collina
troppo avara di biade e di frumento
pensò di trar da’ sassi la farina
coi forni bergamaschi del cemento.
Nel 1924 si occupò dei festeggiamenti per il centenario della nascita di Abramo Massalongo scrivendo articoli sull’avvenimento, cosa che aveva fatto anche in occasione dell’inaugurazione del restauro e prolungamento della chiesa parrocchiale nel 1922. In ricordo di quel giorno, fu pubblicato un opuscolo che la descriveva nel quale, parlando delle vetrate molto colorate, don Ferruccio commentò i colori di Tregnago:
Qui nel nostro simpatico Tregnago abbiamo una gamma di colori di tipo forestale. Il verde è copioso su tutte le gradazioni, dal cupo verdone del castagno al verde pallido dell’olivo. La roccia è calcare. Il cielo grigio per correnti continue di venti che si scatenano dagli acrocori del Malera per frangersi nei tremuli pioppi della pianura gebetana. I frutti son quasi tutti verdi; i fiori pavonazzi, giallo-aranciati o screziati di cremisino, più raramente di roseo, qualche volta pigmentati di carminio. Il rosso non entra quasi mai nella nostra tavolozza, se eccettui gruppi di papaveri nell’estate, le cappe dei Confratelli nelle processioni, i visi della nostra gioventù quando il pennello del pudore vi passò sopra colla sua carezza[v].
Don Ferruccio restava, tuttavia, un prete di campagna. Fino al 1934 fu qualificato come cooperatore; dal 1937 come confessore[vi]. Tutti i giorni era possibile incontrarlo mentre recitava il rosario lungo la Canesela – una stradina adiacente alla sua abitazione nota oggi come Legato Casari – dove talvolta si recava anche a caccia.
Nel 1938, nella frazione dei Finetti, arrivò il nuovo parroco don Attilio Marogna. Per l’occasione scrisse una poesia di benvenuto che fu recitata dal piccolo Giovanni Bonomo.
O dal ciel Angelo bello
Via cammina ancora più avanti
Là ti aspetta un paesello
Derelitto da anni tanti
Or ti giura schietto amore
Obbedienza e fedeltà
Nel tuo cuore porrà il suo cuore
Finché a Dio piacerà[vii].
Fu un abile oratore critico verso il regime fascista, che nei primi mesi del 1945 lo arrestò con una decina di persone. Restò in carcere a Verona fino all’arrivo degli Alleati e quando tornò a Tregnago non riuscì mai a riprendersi del tutto. Sempre presente alle manifestazioni ufficiali, non mancava di prendere la parola in modo talvolta piuttosto singolare. Don Domenico Nordera, ricordando le celebrazioni per il ventennale dell’Opera Pia Santa Teresa di Cogollo voluta da Fermo Sisto Zerbato, che si svolsero il 23 aprile 1950, riporta alcune note del verbale dell’adunanza plebiscitaria redatto dal notaio Giuseppe Calogero. Vi si legge: Prende quindi la parola, quale oratore ufficiale incaricato dal Signor Sindaco di Tregnago, il m. R. Don Ferruccio Spada. Difficile riesce al sottoscritto segretario di riassumere il discorso dell’Oratore come sempre effervescente e vibrante di imprevisti. L’Oratore, prospettando una precisa correlazione, quasi dovuta al destino, fra il nome ed il temperamento dell’individuo, ha detto che in verità, se si pensa che il Festeggiato si chiama “Sisto” e per giunta “Fermo” non c’è davvero da sorprendersi se nella vita si è così compiutamente affermato, poiché il nome ha in sé il concetto di “sto” di “insisto” di “persisto”[viii].
Don Spada morì un anno dopo, il 22 aprile 1951, e venne sepolto nel cimitero locale, nella cappella delle suore orsoline, dove ancora si legge la lapide scritta in latino:
HIC SITUS EST
DON MARCUS FERRUTIUS SPADA
SANCTI AEGIDII ECCLESIAE RECTOR
QUI SANCTITATE VITAE ET PIETATE PRAECLARUS
INGENII VI ET ACUMINE PRAEDITUS
LITTERARUM SCIENTIAE ET BONARUM ARTIUM
CULTOR AMATOR AC MAGISTER PERITISSIMUS
SACERDOTIS OFFITIUN AMPLISSIME HONORAVIT
N. VII KAL. MA MDCCCLXXX OB. IX KAL. MA MCMLI
Traduzione:
Qui giace
Don Marco Ferruccio Spada,
Rettore della chiesa di Sant’Egidio
che, eccellente per santità di vita e devozione,
dotato di forza d’ingegno e sapienza,
cultore, amatore e maestro assai competente
del sapere letterario e delle buone maniere,
onorò assai ampiamente l’ufficio sacerdotale.
Nato il 25 aprile 1880 Morto il 22 aprile 1951
Qualche giorno dopo la morte, il 5 maggio 1951, la Giunta Comunale tregnaghese deliberò la partecipazione alle spese per i funerali. Il testo della deliberazione riassume l’operato del defunto: Premesso che il 22 aprile 1951 è morto Don Ferruccio Spada sacerdote addetto alla Chiesetta di S. Egidio dal 21/8/1923; che lo stesso non godendo di alcun beneficio essendo la Chiesetta spoglia di beni, ha vissuto sempre in povertà industriandosi nel dare lezioni a giovani che si avviavano agli studi e con l’aiuto dei cittadini a lui affezionati e devoti alla Chiesetta di S. Egidio. – che durante il suo periodo di permanenza a Tregnago, per le doti di cuore e di mente si è sempre prodigato in opere di bene a beneficio di tutti indistintamente, partecipando a cariche pubbliche come presidente della Congregazione di Carità prima e dell’I.C.A. poi, del quale faceva parte come membro anche ora, in comitati e commissioni di ogni genere portando sempre il suo valido contributo derivante anche dalla sua non comune e svariata cultura. Che è morto nella assoluta indigenza e senza congiunti; che in considerazione di ciò e dell’opera data dal defunto per il bene del paese il Comune non può estraniarsi al tributo di affetto e di riconoscenza verso un benemerito che ha sempre dato senza nulla mai chiedere e quindi la opportunità di contribuire col paese nelle spese per i funerali. La Giunta Municipale, su proposta del Sindaco ed in via d’urgenza, salva la ratifica del Consiglio, a voti unanimi – Delibera – di contribuire nelle spese per i funerali del benemerito defunto Don Ferruccio Spada[ix]. Attualmente a lui è intitolata la Biblioteca Comunale.
[i] Cfr. CURIA VESCOVILE DI VERONA (a cura di), Stato personale del Clero Della Diocesi di Verona al 1Febbraio 1911 Compilato dalla Curia Vescovile, Verona 1911, p. 84.
[ii] Nel 1952, per ricordare l’anniversario della morte, fu pubblicato un opuscolo che raccoglie testimonianze di chi lo aveva conosciuto e aveva collaborato in qualche modo con lui. Tra queste compare anche quella di Ernesto Valle. Cfr. AA.VV., Don Ferruccio Spada, Tregnago 1952, p. 9.
[iii] Betòn era il sacrestano, figlio della Beta, che ogni mattina suonava le campane.
[iv] Cfr. Archivio Comunale di Tregnago (ACT), Registro Deliberazioni di Giunta dal 18 febbraio 1918 al 2 ottobre 1920.
[v] F. SPADA, Le vetrate, in AA.VV., Una pregevole opera di stile romanico in Provincia di Verona. Inaugurandosi la nuova Pieve di S. Maria di Tregnago. 15 ottobre 1922, Verona 1922, pp. 33-34.
[vi] Cfr. CURIA VESCOVILE DI VERONA (a cura di), Stato personale del Clero Della Diocesi di Verona al 1 Febbraio 1934 Compilato dalla Curia Vescovile, Verona 1934, p. 73 e CURIA VESCOVILE DI VERONA (a cura di), Stato personale del Clero Della Diocesi di Verona al 1 Febbraio 1937 Compilato dalla Curia Vescovile, Verona 1937, p. 72.
[vii] G. PREALTA, A scola con ’na stéla par la stùa, Verona 2009, p. 45.
[viii] D. NORDERA, La parrocchia di S. Biagio di Cogollo, Verona 1950, p. 285.
