La peste era una minaccia frequente per le popolazioni tra Medioevo e prima Età Moderna, così come la carestia e le guerre che quasi sempre la accompagnavano. Nel Quattrocento e nel Cinquecento i contagi si svilupparono in molti territori europei. In quei frangenti le autorità venete si attivarono per controllare gli accessi ai grossi centri, soprattutto in occasione delle fiere. Furono istituiti controlli delle vie principali a spese delle comunità. I viaggiatori ebbero il permesso di circolare solo se muniti di speciali lasciapassare e di fede di sanità, passaporto sanitario in cui erano segnati i luoghi dove erano transitati.
L’Ufficio di Sanità di Verona diede disposizioni per il comportamento dei singoli cittadini. Ad esempio, nel 1598 fu ordinato al vicario di Tregnago di porre attenzione alla vigilanza delle vie per la fiera di San Martino che durava due giorni. Fu chiesto di custodire i passi che menano a Tregnago per modo che non possi venir alcuno da qual luogo si voglia ne con robbe ne con animali per la dicta sagra, non prohibendo però a quelli del territorio veronese di poter venire senza mercantia et senza animali per devotione alle chiese con le fedi loro legitime[i]. Le fiere erano occasione di incontri tra le persone e questo poteva essere pericoloso durante un contagio.
Nel 1630 anche i Tregnaghesi dovettero affrontare, come accadde in moltissime altre zone d’Italia e d’Europa, una grave epidemia di peste, quella di cui parla anche Alessandro Manzoni nel suo celebre romanzo I promessi sposi.
Quando l’epidemia sembrò essersi placata, l’Ufficio di Sanità di Verona ordinò un censimento delle vittime in tutto il territorio scaligero. A Tregnago, il 22 gennaio 1631, arrivò un ufficiale incaricato, Agostino Maffei che, insieme al notaio Tebaldo Sorio, interrogò i notabili del paese e semplici cittadini per ricostruire il numero dei decessi dalla Pasqua del 1630 fino alla fine dell’anno e degli ammalati ancora sospetti di contagio nel territorio comunale. Chiese, inoltre, se ci fossero state persone morte senza dettare un testamento.
I deceduti risultarono essere il 61% del totale della popolazione[ii], un dato piuttosto simile a quanto si verificò nei paesi vicini[iii]. Ecco il resoconto scritto dall’ufficiale:
Fatto venire Agostino Batistella, massaro, Bortolamio Casari, Oliver Ferrari, Ippolito Vicentin, Giulio Ferrari, Antonio Paganotti conseglieri i quali fu dato giuramento come di sopra di rispondere con verità et cetera.
Ricercati quante persone siino morte dal primo di decembrio prossimo passato in qua, et de che male siino morti, risposero esser morti:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 2, l’uno de quali con sospetto contaggio puol esser giorni otto in circa, la qual casa fu anco sequestrata dal massaro di detta villa; qual casa è discosta circa un miglio dalla villa.
Fatto venire anco il signor Camillo Franchini chirurgo in detta villa, rifferì non haver medicato in Tregnago dal primo de decembrio in qua alcun di contaggio.
Ricercati li suddetti huomini, se sano et alcuno sii amalato al presente et di che sorte di male et quanto tempo et siano amalati, risposero non esservi altri amalati che in tutto tre; l’uno de quali è Giovan Giacomo Finetto padre della già detta fanciula morta di contaggio, amalato avanti la sudetta creatura et questo è pur amalato di bugna ne al presente vi sono altri aggravati di tal infirmità, la qual sopraddetta casa fu immediate sequestrata dal comun come si è detto per avanti.
In diffetto delli deputati fu imposto al sudetto comun che dassero in nota li più alti a tal carico in esecutione furon elletti:
Illustrissimo signor Giovan Battista Cepolla, Bortolomio Asti, Giulio Ferrari, Gregorio Moscardini a quali fu intimato sotto le pene contenute nelli ordini di sua Eccellenza che debbino esercitar il loro carico diligentemente et fedelmente et in particolar nel procurar di saper di tempo in tempo quelli che si ammalassero et di che sorte d’infirmità dandone esato conto di tempo in tempo conforme li ordini soprascritti er di far sborar le robbe della sudetta casa sequestrata et abbruggiar la pena del letto del suddetto infermo.
Li morti dalla Santissima Pasqua di Resurretione in qua sono videlicet:
Fanciulli di anni 12 in giù: n° 208
Huomini d’anni 12 in su: 222.
Donne d’anni 12 in su: n° 184
tot: n° 614.
Li vivi che si ritrovano di presente in detta villa sono: Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 119.
Huomini d’anni 12 in su: n° 149.
Donne d’anni 12 in su: n° 193.
Tot: n° 461
Nella sudetta villa non si ha trovato alcuno che sii morto senza heredi legitimi, così è stato rifferito dalli suddetti huomini, a quali fu intimato che in tutto e per tutto siino eseguiti li ordini di sua Eccellenza sotto le pene contenute come per avanti così alli huomini di detto comun come alli deputati.
Il contagio, dunque, in quel gennaio non era ancora del tutto cessato. Maffei si recò il giorno seguente a Centro, allora comune autonomo, dove era morto il 74% della popolazione.
Fatto venire Christan Malaffo massaro, Michel Laghetto et Giovan Battista Guglielmini in diffetto d’altri, a quali fu dato il giuramento come per avanti.
Ricercati quante persone siino morte dal primo de decembrio passato in qua, di che qualità de male et in quanto tempo siino morti fu da essi risposto non esser morto alcuno di alcuna infirmità et non esservi manco amalati di alcuna sorte nella sua villa et per non esservi in detta villa alcun deputato alla sanità in conformità delli ordini sudetti furono elletti li infrascritti: Christan Malaffo, Giovan Battista Guglielmin et Michel Laghetto a quali fu raccomandata la pontuale esecutione delli ordini di sua eccellenza in tutto e per tutto, così delli sequestri, come delli sborri et altro occorrendo per zelo della publica salute sotto le pene contenute come di sopra.
Li morti dalla Santissima Pasqua di Resurretione passata sino il primo decembrio passato sono:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 13. Huomini d’anni 12 in su: n° 42. Donne d’anni 12 in su: n° 31. tot: n° 86.
Li vivi al presente:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 4. Huomini d’anni 12 in su: n° 12. Donne d’anni 12 in su: n° 14 tot: 30
Nella suddetta villa non si ha trovato alcuno che sii morto senza heredi. Le fu raccomandato la esecutione de mandati di sua Eccellenza alli huomini et deputati sudetti sotto le pene eccetera.
Anche a Cogollo morì quasi il 60% della popolazione. Il documento redatto da Sorio è chiaro.
Fatto venir Iseppo Cicheri massaro, Giovanni Battista Rigoletti consiliero, Giovanni Maria Cantari, Donise Lercho, Francesco Coracina, Antonio Masero huomini del sudetto comun a quali conforme li ordini sopraddetti fu dato giuramento di risponder con verità a quanto saranno ricercati, alla presenza et assistenza anco del Reverendo Rettore de dicto loco.
Ricercati se sii morto alcuno nel suo comune dal primo decembrio passato in qua, risposero non esservi morto alcuno, ne meno che se vi ritrovi amalati de alcuna sorte per Gratia di Iddio.
Et in diffetto delli già morti deputati furono elletti li infrascritti Domenico Deserini, Giovanni Maria Cantari, Antonio Maseri a quali in tutto e per tutto si comise la esecutione delli ordini di sua eccellenza così presenti come di già stampati sotto le pene eccetera.
Ricercati se nel suo comune vi sii morto alcuno senza heredi legittimi, risposero non esservene alcuno.
Et le fu intimato et pontualmente eseguissero occorrendo li ordini eccetera. Morti dalla Santissima Pasqua de resurretione in qua:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 41.
Huomini d’anni 12 in su: n° 65.
Donne d’anni 12 in su: n° 49. tot: n° 155
Vivi al presente:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 18. Huomini d’anni 12 in su: n° 35. Donne d’anni 12 in su: n° 51. tot: n° 104
Et le fu intimata l’esecutione delli già detti ordini sotto le pene eccetera.
Anche Marcemigo era un comune autonomo, perciò Maffei lo visitò il successivo 3 febbraio e il notaio che lo assisteva scrisse:
Adì 3 febraro nella villa di Marcemigo
Fatto venir Oratio Galvan massaro, Francesco Roncolato, Gieronimo Zanfretta, Antonio Fioco, Giovan Batista Legnaghi, Iseppo Masorgo conseglieri a quali fu dato giuramento come di sopra con realtà et fedeltà sotto le pene eccetera.
Interrogati se sii morto alcuno nella sua villa dal primo decembrio passato in qua, risposero non esservi morto alcuno, ne manco essevene alcuno de amalati.
Et per non esservi deputati alla Sanità, furono elletti li infrascritti videlicet:
Gieronimo Zanfretta, Antonio Fiochi, Gio Batista Legnago alli quali fu intimato come di sopra et sotto lepene eccetera.
Li morti dalla Santissima Pasqua di Resurretione sino al primo decembre sono videlicet:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 97.
Huomini d’anni 12 in su: n° 84.
Donne d’anni 12 in su: n° 85.
tot: n° 266
Vivi al presente:
Fanciulli d’anni 12 in giù: n° 26 Huomini d’anni 12 in su: n° 43 Donne d’anni 12 in su: n° 56. tot: n° 125
Ricercati se sii morto alcuno nella sua villa senza heredi legitimi, risposero non esservene morto alcuno et medesmamente le fu intimato come di sopra a non trasgredir et eseguir diligentemente li ordini impostili a nome di sua Eccellenza Illustrissima et sotto le pene eccetera.
La peste, dunque, colpì duramente la popolazione che ne risultò decimata, poco più di un terzo dei Tregnaghesi riuscì a sopravvivere ad un’epidemia che sarebbe divenuta memorabile per la sua gravità.
[i] Archivio di Stato di Verona (ASV), Ufficio di Sanità, Raccolta Proclami ordini di sanità 1555-1600, registro 33, carta 412.
[ii] Cfr. E. FILIPPI, L’antico comune di Tregnago nei primi decenni del Seicento (appunti di geografia storica), in «Cimbri-Tzimbar» a. VIII, n. 16 luglio-dicembre 1996, pp. 61-100.
[iii] Per i dati sulle visite di Tregnago e comuni del territorio, si veda: ASV, Ufficio di Sanità, Visite delle ville del territorio-Relazioni, registro 191, carte 310-319 e 471-472.