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Il primo Novecento a Tregnago

     Dopo il passaggio del Veneto al Regno d’Italia nel 1866, si aprì per la Val d’Illasi – e per Tregnago in particolare – un periodo di cambiamenti, sia pure piuttosto distanziati nel tempo.

Il paese, tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX, vide la costruzione di importanti opere pubbliche. Il ponte sul torrente Illasi che collega il capoluogo con Marcemigo fu realizzato in muratura. La chiesa parrocchiale sostituì la vecchia pieve e, dopo un ulteriore ampliamento, nel 1922 assunse la forma attuale. Come si è detto in precedenza, furono edificati l’ospedale e la casa di ricovero per anziani. Migliorarono i collegamenti con Verona grazie alla costruzione della linea del tram, prima a vapore e poi elettrico, che, partendo da Tregnago, trasportava persone e merci verso il fondovalle e la città.  Entrò in funzione la più grande industria della valle: i forni cementizi. 

Il comune, scrisse Luigi Venturini nel 1900, si estende su un territorio ancora ricco di cereali, di viti, di frutta per l’esportazione: qui comincia anche la coltivazione degli ireos (gazói). Non ci sono grandi industrie. Ufficio postale, telegrafo, posta due volte al giorno. Corriera per Selva di Progno e carrozze private. Agenzia della Banca di Verona, Società Mandam. di Tiro a Segno, Banda musicale ecc. Il paese è nella grande maggioranza agricolo: anche il borgo che si estende in doppia contrada per più d’un kilm. dalla Staz. del tram alla Parrocchia. Contiene circa un migliaio di ab. in gran parte contadini[i].

Nel censimento del 1881, secondo Stanghellini, risultavano in paese 3.130 abitanti e in quello del 1901 erano residenti 3.725 persone[ii].  

In quel periodo e per alcuni decenni successivi, in paese, in quanto capoluogo dell’Ottavo Mandamento, avevano sede importanti uffici: la Pretura, il Distretto Militare, la Questura, le carceri distrettuali, il Catasto, l’Ufficio del Registro, l’Ufficio delle Imposte che davano lavoro anche ad alcune persone del posto. 

Al di fuori dell’impiego pubblico erano attive piccole aziende artigiane a conduzione familiare. Erano presenti botteghe di generi alimentari e mercerie, numerose erano le osterie. Un’attività praticata soprattutto dalle donne era la bachicoltura, ossia l’allevamento dei bachi da seta, ma la maggior parte dei residenti era dedita all’agricoltura praticata su terreni talvolta poco fertili e con scarsi rendimenti. 

Molto sentito era il problema della povertà e della disoccupazione, accentuatesi dopo il terremoto che aveva colpito la zona nel 1891. Diversi Tregnaghesi, infatti, sul finire del XIX secolo dovettero lasciare il paese per cercare lavoro in altre zone d’Italia e all’estero. Testimonianza di una tale situazione ci viene data anche in versi da Basilio Finetto dei Rosini che scrive, riferendosi in particolare alla sua contrada di provenienza, i Finetti, e agli aiuti promessi e mai arrivati ai terremotati che, nel tentativo di ricostruire le loro povere case, si erano indebitati:

 

E per pagar ci gh’ea imprestà dei schèi,

parte j è andè su in Prussica in tei lavori,

e parte j è emigrè coi so butei

la do in Brasile, dando in man dei siori

quei quatro campi, che i g’à bù dai veci,

strussiando, per magnàr duri radeci[iii].

La questione sarebbe rimasta irrisolta nei decenni seguenti al punto che l’Amministrazione Comunale cercò di correre ai ripari nei limiti del possibile promuovendo l’avvio di restauri di edifici pubblici e di sistemazione delle strade per dare un’occupazione sia pure temporanea almeno ad una parte dei disoccupati. In particolare, il 5 agosto 1920 il sindaco Costantino Battisti comunicò di essersi recato a Verona per poter conferire con le superiori autorità circa la difficile e critica situazione attuale di Tregnago, ed in un colloquio avuto con l’Ill.mo Sig. N. Prefetto, ha avuto assicurazione che l’autorità governativa, la quale non può in alcun modo venire incontro ai bisogni di questa popolazione, non frapporrà alcun ostacolo alle delibere che sarà per prendere la rappresentanza comunale per fare fronte all’attuale disoccupazione. Egli quindi sull’istanza anche di questi muratori e manovali, ha determinato di proporre la approvazione dei più urgenti lavori pubblici quali l’allargamento del cimitero del capoluogo, lato sud, restauro del campanile e del tetto della chiesa di S. Egidio, ingrandimento della casa per il custode del Cimitero, lavori da tanto tempo reclamati. Per tali lavori egli ha incaricato il sig. ingegnere comunale sig. Franchini Stappo di redigere una perizia sommaria dei suddetti lavori. E dovendosi provvedere con urgenza a scanso di gravi perturbamenti dell’ordine pubblico essendo gli animi troppo eccitati, crede conveniente che la Giunta incarichi d’urgenza la locale cooperativa di lavoro “Combattenti” di iniziare tosto i lavori di riparazione al campanile ed al tetto della Chiesa di S. Egidio come quelli di cui maggiore è sentito il bisogno.

La Giunta Municipale deliberò quindi di approvare l’operato del sig. Presidente nel riguardo della provvisoria occupazione in lavori stradali di 19 braccianti; di dare incarico al sig. ingegnere comunale di compilare la perizia sommaria ed i progetti relativi per l’ampliamento del cimitero del Capoluogo lato sud, riparazioni al campanile ed al tetto della Chiesa di S. Egidio ed ingrandimento della casa per alloggio al custode del Cimitero, nonché per fornitura straordinaria di ghiaia sulle strade Comunali; di autorizzare il sig. Beccherle Gaetano Presidente della locale Cooperativa di lavoro “Combattenti”, ad iniziare con il giorno 9 settembre i lavori per il restauro del campanile e del tetto della chiesa comunale di S. Egidio[iv].

In un tale contesto sociale ed economico si inserisce la vicenda dell’edificazione in paese e dell’attività di uno stabilimento industriale, i forni cementizi, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale per fronteggiare il dilagare della disoccupazione.



[i] L. VENTURINI: Saggio di guida dei Lessini, Arpino 1900, p. 10. 

[ii] L. STANGHELLINI, Comuni e frazioni principali della provincia veronese, Verona 1903, p. 124.

[iii] BASILIO FINETTO DEI ROSINIEl teramoto in Ai fineti. Un toco de storia de Tregnago, Giazza-Verona 1991, p. 107.

[iv] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), Registro Deliberazioni di Giunta dal 18 febbraio 1918 al 2 ottobre 1920.





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