Passa ai contenuti principali

L'elettrificazione della linea del tram Tregnago-Caldiero

     Il 15 giugno 1883, il sindaco di Tregnago Giovanni Battista Ferrari firmò con la Società Anonima del Tramvays a Vapore delle provincie di Verona e Vicenza il contratto di locazione d’opera per la costruzione del tratto comunale della linea del nuovo tram a vapore che già arrivava a Illasi.
La concessione, valida dal 12 aprile 1883 per 50 anni, contemplava alcune clausole. La Società si impegnava a rendere attive, nella stagione estiva, tre corse al giorno da e per Verona, che potevano diventare due nei mesi invernali tra il 15 novembre e il 15 febbraio, in orari di possibile coincidenza con le corse della linea Verona-San Bonifacio. I prezzi non avrebbero dovuto essere superiori a quelli della linea Verona-San Bonifacio. Le vetture avrebbero dovuto essere di prima e seconda classe. Il Comune si impegnava a portare l’impianto dell’acqua in stazione per l’alimentazione delle locomotive e la pulizia. La costruzione della stazione sarebbe stata a carico della Società.
Quando si concretizzò la possibilità della realizzazione di uno stabilimento a Tregnago, la Società Italiana e Società Anonima Fabbriche Riunite Cemento e Calce chiese espressamente al Comune che fossero migliorati i trasporti. Ad esempio, in una lettera del 3 marzo 1920 indirizzata al sindaco Battisti, Luigi Zanella a nome della Società scrisse: Pregiatissimo signor Battisti, sindaco di Tregnago, sapendo quanto Le sta a cuore la faccenda dei forni dei Cementi, perché siano eretti a Tregnago, mi permetto scrivere, personalmente e confidenzialmente, a lei. Il mio Consigliere Delegato, comm. Antonio Pesenti, mi ha rimesse due lettere, una ricevuta da Lei, l’altra dall’avvocato Gabriele Danieli, perché provveda io a rispondere. Desidererei, proprio ardentemente, che Ella ed i suoi amministrati si persuadessero che la mia società (ed anche a me, per quanto possa interessarmi moralmente) ha tutto l’interesse ed il desiderio di impiantare i forni a Tregnago anziché a Caldiero e su questo punto insisto, perché vedo che, in paese, l’opinione è diversa e, quindi sbagliata.
Debbo, perciò, ripeterle che la vita ed il prosperare della nostra industria è basata esclusivamente sulla questione dei trasporti, mancando od essendo anche solamente deficienti gli stessi, viene meno la possibilità non tanto del suo sviluppo quanto dell’esistenza stessa dell’industria. La mia società non può avanzare pretese, né verso il Comune, né verso la Provincia per ragioni facili a comprendersi. E, nel mentre vedrebbe di buon occhio risolto il problema favorevolmente a Tregnago, non intende, d’altra parte, crearsi una cattiva atmosfera a Caldiero, nel caso che colà fosse costretta a erigere i forni.   
Veda Lei con l’influenza ben nota che gode presso la Provincia di trovare il modo per risolvere il difficile problema che si riduce a questo: assicurare alla mia Società che quando vi fosse lo stabilimento a Tregnago non le verrebbero a mancare i mezzi di trasporto del materiale cotto, nonché quelli del carbone senza trasbordi coi vagoni di grossa portata delle Ferrovie dello Stato.
Confido che ella non troverà in ciò una ingiusta od assurda pretesa, perché chi impianta un’industria della specie della nostra e vi impiega forti capitali, deve prima essere sicuro di non avere spesi i denari inutilmente.
La giusta pretesa anche di ordine morale, che ha il paese di Tregnago, potrebbe, per gli stessi motivi, essere avanzata anche dal Comune di Caldiero, che ha i possono medesimi giacimenti molto più comodi di quelli di Tregnago, tanto che con una semplice Decauville di circa 200 metri portare il materiale dalle cave sui vagoni.
Personalmente, anche per la speciale simpatia che ho sempre avuta e che tuttora conservo per il suo paese, ho un solo timore ed è quello che la mia società finisca per non fare più niente. Spero di averla convinta[i].
In quell’anno i Comuni della valle, su indicazione della Provincia, si accordarono per contribuire alle spese con l’intenzione di prolungare la linea fino a Badia Calavena e il 16 ottobre 1921 finalmente fu inaugurata la linea elettrica del tram Caldiero-Tregnago.

[i] Archivio Comunale di Tregnago (ACT), busta Cementificio.





Post popolari in questo blog

Villa Pellegrini a Tregnago

      Il palazzo – noto come villa Pellegrini e sede della Biblioteca Comunale – oggi appare decontestualizzato rispetto all’ambiente circostante essendo ciò che rimane di una tipica villa signorile di campagna dei secoli scorsi. Lo vediamo circondato da edifici vari, con una parete laterale e la parete nord che si affacciano direttamente su due delle strade principali del paese – via Cesare Battisti e via Angelo Borghetti – e con una piazza davanti che, a chi la osserva per la prima volta, può sembrare il suo ex giardino, ma, come si è detto, non è così. In passato, infatti, l’edificio faceva parte di un complesso formato anche da altri rustici e aveva davanti un brolo circondato da muri ma di dimensioni molto inferiori rispetto all’odierna piazza. La struttura attuale del fabbricato è quella settecentesca con alcune modifiche interne praticate nel 1913 quando fu adibito a sede municipale. Nella parte centrale è possibile scorgere i resti di una più antica torre col...

Don Francesco Casari e il suo testamento

Una casa, un proprietario   Con il nome di “Legato Casari” o “Legato Casaro” a Tregnago viene identificato un edificio piuttosto antico, di costruzione tardo medievale, noto fino a qualche anno fa anche come “casa di don Marino” dal nome di un sacerdote che nel Novecento svolse la sua missione pastorale in paese ufficiando in modo particolare nella chiesa di Sant’Egidio e che qui abitava, come in passato avevano fatto molti altri cappellani della medesima chiesa. Con il tempo, per la scarsa manutenzione, il caseggiato era andato in rovina ma da qualche anno è stato ristrutturato, ora è sede di alcune associazioni locali e il suo brolo è diventato un bel parco giochi dedicato a papa Giovanni Paolo II, utilizzato dai bambini e non solo. La storia di questo edificio parte da lontano e ci permette, in qualche modo, di ricostruire qualche aspetto della storia del paese in età moderna e contemporanea. Qui infatti – in seguito ad interpretazioni successive delle disposizioni testamentarie...

Don Vittorio Costalunga: la sua attività di parroco a Tregnago

     I primi anni del secolo scorso furono per Tregnago un periodo di crescita economica e sociale grazie all’arrivo in paese dello stabilimento dell’Italcementi ma non solo. In questo periodo prestavano la loro opera in paese persone che sarebbero rimaste impresse nella memoria dei Tregnaghesi sia per quanto seppero fare per la collettività, sia per la loro particolare personalità. Tra esse, oltre a don Ferruccio Spada, spicca il parroco e vicario foraneo di allora, don Vittorio Costalunga. Don Vittorio nacque il 10 novembre 1859 a Monteforte d’Alpone. Dopo l’ordinazione sacerdotale, fu vicario parrocchiale a Sanguinetto per undici anni, prima di essere scelto come parroco di Tregnago.   Le fasi della sua nomina a guida della parrocchia sono interessanti da conoscere, se non altro per capire come avveniva la procedura di scelta di un parroco all’inizio del Novecento. Nel 1899 l’allora parroco don Cavallini rassegnò le dimissioni per motivi di salute. Il 6 giugno di ...